Se ti prendo a schiaffi il violento sei tu

Venerdì 7 marzo 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Un’arma di distrazione di massa. Questo è il dibattito che si è sviluppato sul Sud dopo che Renzi è stato a modo suo il più sincero di tutti: non una parola in tema né un ministero. Fine della trasmissione. Ma invece di chiedersene il perché, i censori in cachemere se la sono presa non con chi ha ignorato il Sud, ma col Sud che è stato ignorato. Con la vittima con col carnefice. Tipo detto cinese: quando torni a casa, picchia tua moglie, sa lei perché. Questo è bieco femminicidio, quello è solito noioso suddicidio.

 Di chi la colpa delle condizioni del Sud? La colpa del suo divario col Nord, del suo temuto deserto umano e industriale, della sua grande bruttezza? Ma è chiaro: delle sue classi dirigenti. Ma avrebbero potuto fare danni dal 1970, nascita delle Regioni (che notoriamente hanno fatto danni solo a Sud: la Lombardia di metà giunta in galera e il Piemonte delle mutande comprate con i soldi pubblici sono in Finlandia). Ma prima, quando per 128 anni su 153 i governi hanno avuto primi ministri non meridionali? E con la Cassa per il Mezzogiorno che anch’essa non ha mai avuto un presidente meridionale? E con tutte le grandi aziende di Stato dirette da nordisti? E i partiti altrettanto?

 Se il Sud è rimasto indietro e la colpa è delle sue classi dirigenti in blocco, in blocco sono assolte quelle settentrionali, Trota e Cota compresi. E non solo il Sud è rimasto indietro, ma si lamenta pure, dà la colpa agli altri. Sarà ultimo in tutto, ma è sicuramente primo in faccia tosta. Fino ad osare alzare il ditino per insinuare che questo Paese potrebbe essere nato settimino e con doppio taglio cesareo. Propaganda anti-italiana, 30 anni di deportazione in Siberia.

 Insomma non ci sarebbero colpe dell’Italia verso il Sud, ma solo del Sud verso il Sud. Fino all’indicibile orrore verso la complicità dell’intellighenzia del Sud, gli intellettuali, e ora anche gli insegnanti che cominciano a diffondere il contagio nelle scuole. E che invece di bacchettare anch’essi la terra loro, condividono una verità che solo i ciechi non vedono: l’Italia è così poco unita perché è stata unita male. Ma a Nord come a Sud, mica differenze. Se ne accorgono solo perché l’inno nazionale non è cantato oltre le partite di calcio. E comunque lo possono dire tutti, tranne i meridionali.

 Non ci sono dubbi che parte della classe dirigente meridionale sia riuscita a dare soprattutto il peggio di se stessa, sia pure in un Paese in cui l’etica pubblica è una molestia. Non ci sono dubbi che sia stata specialista nel fare arrivare soldi per vivacchiare di rendita e conquistarsi il voto distribuendo beneficenza (e non a chi più meritava ma ai più fedeli, non a chi più servivano ma dove più serviva per il consenso). E non ci sono dubbi che così non si sono affermati i più bravi ma i più spregiudicati. E che anche così un certo Sud sia arretrato tanto più quanto gli arrivavano soldi. Assistenza non sviluppo.

 Ma chi dalle Alpi a Lampedusa ha mai eccepito? Chi mai, e non solo al Sud, ha rifiutato i voti frutto di questo ricatto? Chi mai ha buttato fuori dai partiti quei dirigenti meridionali un po’ più birichini ma bravi, tanto bravi a portare in dote migliaia di voti che non puzzano mai? Chi mai non ha piantato un capannone al Sud per prendersi gli incentivi? Chi mai ha rifiutato di farsi pagare i suoi prodotti con quei soldi del Sud non più puzzolenti se zitti zitti finivano al Nord? E chi mai nel resto d’Italia è cresciuto non drogato da uno Stato che ne aveva e ne ha per tutti nel Paese più statalista del mondo e perciò fra i più indebitati del mondo?

 L’Italia che non ha dato treni, strade, porti, aeroporti, scuole, asili, servizi pubblici al Sud come li ha dati al Nord, ha finito per partorire quella stessa classe dirigente meridionale della quale ora si lamenta. Ci fosse stato un binario in più al Sud e un aiuto in meno, si sarebbe avuto anche un cattivo dirigente meridionale in meno. Invece gli hanno affidato il lavoro sporco perché nessuno si accorgesse che grandi banche, grandi industrie, grande finanza, grandi università erano state fatte crescere solo al Nord anche perché colà ci sono più treni, più strade, più porti, più aeroporti, più scuole, più asili, più servizi pubblici che li favoriscono.

 Insomma Sud anche pessimo ladro, più ruba più si impoverisce. Colpevole di scarsa efficienza pure in questo. Ed è vero che colpa del Sud è il Sud: quello che non ha saputo dire basta. Ora qualcuno comincia, anche nelle scuole dove meno che mai si devono formare i meridionali consapevoli altrimenti il giochino potrebbe cessare. Il problema è che il Sud non dovrebbe tanto contestare Garibaldi quanto chi lo fa viaggiare su carri merci invece che sul Frecciarossa e chi contro la criminalità gli taglia i poliziotti. Ma questo, ai censori del Sud, sta benissimo, altrimenti che Sud pezzente sarebbe e a quale menerebbero?