La Grande Bruttezza

Sabato 8 marzo 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Esempio n. 1 – L’Italia televisiva delle trasmissioni politiche (dette “talk show”). Quelle che per elevare il livello di bordello devono avere sempre un provocatore o una provocatrice, primi in catalogo la Santanché, o il Briatore, o l’Oliviero Toscani, o lo Sgarbi che si porta appresso i personali addetti alla contestazione e lui strilla “capre”, o il giornalista con quattro anelli, l’orecchino, la maglietta con le scritte, le unghie annerite. Quelle in cui ti ridono in faccia se non sei del giro. In cui se cerchi di esprimerti con un concetto o un congiuntivo e non con una battuta che tolga la parola agli altri, la parola la tolgono a te e non ti inquadrano più o mandano la pubblicità, anche se continuano a invitarti perché risaltino di più quelli che urlano e interrompono ma dicono agli altri io non ti ho interrotto. I “talk show” ai cui conduttori non interessa che si capisca ma che si litighi, tanto che appena c’è il rischio che si cominci a capire qualcosa mandano un altro servizio che riapre un’altra lite e il pubblico fa il tifo. Unica eccezione Bruno Vespa, che però sembra sempre che gli ospiti in studio siano reduci dalle feste a casa sua, quindi tutti amici.

 ESEMPIO N. 2. – L’Italia degli insulti. Grillo che parla col nuovo capo del governo, Renzi, e sta dieci minuti a dirgli che è un venduto alle banche e quelli dei partiti sono tutti dei morti. Grillo secondo cui il presidente Napolitano è un vecchio che deve andarsene ai giardini, i giornalisti sono tutti bastardi mentre i suoi danno della passeggiatrice alla presidente della Camera, Boldrini, la eleggono specialista di oralità sessuali e si chiedono cosa farebbero con lei in auto. L’Italia che in tutti gli stadi d’Italia continua a cantare contro i napoletani che puzzano perché sono meridionali, che su Internet chiama il branco a raccolta e fa ammazzare una ragazzina che non resiste alle sconcezze inventate su di lei.

 Esempio n. 3 – L’Italia della strada. Dove un passante ammazza un tassista per una frenata tardiva davanti alle strisce, un altro passante ammazza un altro tassista perché gli ha investito il cane, i pirati ammazzano i pedoni e fuggono via, per ogni discussione spunta un cacciavite. La strada sulla quale il cantante e presentatore Fiorello con la sua vespa investe (sulle strisce) un pensionato, gli applicano venti punti di sutura e tutta l’Italia si preoccupa delle sue condizioni perché è Fiorello senza una sola parola per il pensionato che è molto più grave ma non è Fiorello.

 Esempio n. 4 – L’Italia degli intellettuali. Quelli che vanno alle prime cinematografiche o teatrali, scrivono prefazioni, si invitano reciprocamente ai convegni, firmano appelli, fanno finta di non conoscerti, hanno il maglione col collo alto d’inverno e la sciarpa anche a ferragosto. Quelli che dicono “ggente” o “dibbattito”, che non si è mai capito niente quando parlano, che mangiano biologico o macrobiotico, che non sono mai stati a fare la spesa in un mercato rionale, che difendono le occupazioni degli edifici pubblici come la più alta espressione di democrazia, che vanno in bicicletta in città, hanno il cuore a sinistra, il portafogli a destra, l’appartamento al centro.

 ESEMPIO N. 5 – L’Italia del calcio. Quella dei nazionali che, di fronte agli spagnoli che corrono come principianti pur essendo campioni del mondo, sembrano usciti da una casa di riposo. Quella però primatista in tatuaggi da ergastolani, creste da zoosafari e convulsioni epilettiche a ogni entrata avversaria.

 Esempio n. 6 – L’Italia della giustizia. Quella che va severa da un pizzaiolo napoletano, lo multa di 2mila euro perché la moglie che lo aiutava non era assunta, pretende che siano pagati in 24 ore o chiude il locale, e quando il pizzaiolo si impicca dice che la legge è legge. La stessa Italia che un anno sì e l’altro pure condona i grandi evasori che possono continuare a evadere pagando quanto vogliono e quando vogliono perché la legge è legge.

 Esempio n. 7 – L’Italia di due sensazioni. Quella della sensazione secondo cui per costruire un mondo migliore sia inevitabile affidarsi ai peggiori che abbiano almeno un avviso di garanzia. Quella della sensazione secondo cui vivere onestamente sia inutile tanto ai disonesti non succede mai niente (anzi a volte li fanno sottosegretari).

 I sette esempi di cui sopra sono esempi di Grande Bruttezza nel Paese spacciato di Grande Bellezza da un film.