Una risposta al premier il Sud può darla

Venerdì 14 marzo 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Rimediare. Rimediare ora che ancòra una volta la parola Sud non è dal sen di Renzi neanche per sbaglio sfuggita. Rimediare solo facendo sentire tutto il peso del Sud, se il Sud ci riuscisse. Eppure, volendo, sarebbe una Macroregione di un terzo d’Italia. Anche se si fa più presto a parlarne che a capirsi. Ricordiamo cosa successe quando si lanciò quel mezzo aborto di Banca del Mezzogiorno con le sue presunte magnifiche sorti e progressive. Di quale regione il presidente? E di quale il vice? E in quale la direzione? Il rischio di una guerra civile più che cin cin per il lieto evento.
 E poi un tentativo di Macroregione, sia pure di fatto, fu già fatto. Correvano gli anni in cui tutte le Regioni del Sud (Sicilia esclusa) erano governate dal centrosinistra, quindi nessun problema di etichette da accordare. Si concordò infatti un coordinamento, segretario il pugliese Vendola. Un paio di riunioni e il resto non pervenuto. Dopo di che la parrocchia delle appartenenze partitiche ha impedito qualsiasi contatto come uno scandalo. E il Sud è rimasto a truppe sparse, anzi spesso le une contro le altre armate. Prendendo schiaffi, da Renzi per l’ennesima volta.
 Che ci sia bisogno del contrario, lo conferma la cronaca quotidiana. Non c’è decisione dei governi che non abbia per il Sud una conseguenza diversa, quasi sempre peggiore. Vedi il federalismo fiscale, che è costato al Sud il 130 per cento di tasse locali in più rispetto all’80 per cento del Centro Nord. E peggiori servizi. Sarà opportuno riparlarne. Fatto sta che non rispondendo da Sud compatto, il Sud resta ancòra e sempre più Sud.
 Invece il Sud unito giammai sarà punito, si potrebbe dire col famoso canto degli Inti Illimani. Ma che vuol dire unito? La Macroregione potrebbe essere un’unica Regione, ciò che la Costituzione non vieta ancorché la leghi a procedure e comuni volontà più improbabili della neve all’Equatore. Si potrebbe pensare appunto a forme di coordinamento come quello di cui sopra. Insomma traduciamo Macroregione come vogliamo, benché un alibi dei parlamentari meridionali sia appunto essere stati nominati e non scelti dagli elettori con le preferenze: chi si mette contro le dirigenze di partiti tutti a trazione centrosettentrionale?
 Che i problemi del Sud siano quasi sempre comuni, lo dicono tanto la storia quanto la geografia. Problema comune è l’acqua, come ben sanno Campania, Basilicata e Puglia. Lo è il dissesto idrogeologico, come sanno soprattutto Basilicata e Calabria. Lo è la difesa del suolo, come sa non solo la martoriata Terra dei Fuochi campana. Problema comune sono i treni e i collegamenti, come sanno tutte le regioni appunto lasciate tanto più scollegate fra loro quanto più il domani è la rete e non solo di ferrovie, strade, porti, aeroporti, telematica. Di persone, anzitutto.
 Il Sud scollegato è il Sud più debole e vulnerabile. Quello più diviso e imbelle. Non per niente, per dire, fra Bari e Napoli non c’è un treno diretto a oltre 150 anni dall’Unità d’Italia. Ma non solo Bari e Napoli. Proviamo ad andare a Cosenza o a Crotone. O a farci la Salerno-Reggio Calabria. Così si rinuncia ad affari, turismo, scambi culturali, azioni comuni. Cioè economia. Cioè lavoro. A voler pensare male ma ad azzeccarci, si può dire che proprio per questo si tengono i Sud più lontani di quanto non siano.
 Divide e impera, dicevano gli avi che avevano già compreso tutto. Senza parlare dei fondi europei, davvero in molti casi spesi in maniera frammentaria e sciagurata dalle Regioni del Sud, cui l’autocritica fa sempre bene. Anzi tanto più è incontenibile la tentazione clientelare di fare per proprio conto e con interessi di bottega, tanto meno il Sud fa un passo in avanti. Ecco, la Macroregione potrebbe non solo essere un colpo d’ala ma, diciamolo francamente, una terapia contro tanta cattiva politica di cui il Sud dovrebbe fare a meno. Perché fa male sia a chi la fa sia al Sud intero.
 E poi, Macroregione sarebbe grandi numeri in un’era in cui la concorrenza planetaria si combatte fra grandi aree. Questi grandi numeri, ad onta anche di molti meridionali, spesso sono impressionanti, e in positivo, e sorprendentemente. Sono impressionanti anche alcuni grandi numeri negativi, non c’è dubbio. Ma la Macroregione servirebbe anche a cominciare una volta per tutte a parlare di Sud non più in termini di Eterno Divario, di Centenaria Rincorsa ma di Corsa verso il proprio futuro, di prospettiva per sé e per il resto del Paese: in termini di Risorsa tanto ammaccata quanto non considerata, cioè al di là del Divario.
 Va da sé che Macroregione Meridionale sarebbe un apporto anche al futuro di un’Italia che può crescere solo a Sud. Quindi altruismo. Quindi musica diversa da certi progetti di Macroregione del Nord basati sull’egoismo e la miopia del “teniamoci i nostri soldi”. Proprio quell’egoismo e quella miopia che hanno precipitato l’Italia a Nord come a Sud.