Povero maschio il mondo è donna

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Scuola media barese, corso europeo, ammessi i migliori delle loro classi. Su trenta partecipanti, venticinque sono donne. Un giorno di lezione all’università, strabocchevole la prevalenza di presenza femminile. Master in giornalismo, due terzi degli ammessi sono ammesse, cioè sono ragazze. E così alle conferenze stampa, scenario impressionante, i colleghi impattano smarriti su una muraglia di colleghe. Presentazione di libri, dibattiti, spettacoli, non avanza un posto libero per gli uomini. Ma anche al bar o in pizzeria, i tavoli di maschietti soli fanno pena, quelli di donne sole sono un’esplosione di vita e di allegria. Gli uomini non sanno che dirsi, le donne si dicono fitto fitto, da un lato il silenzio e l’arroccamento, dall’altro pirotecnici lapilli di energia. Da un lato il tramonto, dall’altro lo stupore gioioso dell’alba. 

SCHIACCIANTE PREDOMINIO A SCUOLA - Per chi non se ne fosse ancòra accorto, il mondo non è mai stato così donna. E del resto, se continuano a nascere di più, non è perché l’ovulo ricatta lo spermatozoo, se vuoi passare è meglio che ti metti in testa come vanno le cose. E continuano a vivere di più, e ad ammalarsi di meno, e non è che tutti i batteri, e i virus, e i vibrioni si sono messi a fare i cascamorti con loro abbagliati da qualche curva. E basta entrare in una palestra, tapis roulant surriscaldati da armoniose falcate femminili, non corrono ma ondeggiano, coi maschi più in là schiacciati da pesi più grandi di loro. E sono tristi, tristi lavori forzati con i muscoletti gonfi come povere zampogne e la faccia esaurita dei perdenti. Ma è soprattutto a scuola che i maschietti sono sotto assedio. Lasciamo stare che le ragazzine a 12 anni sono già un concentrato di grazia e moine, e i ragazzini perdutamente orfani delle braccia di mamma. Lasciamo stare la vivacità delle une e la coda fra le gambe degli altri. Ma queste ormai li accoppano in tutto, hanno già capito ciò che la professoressa ha appena detto quando quelli stanno ancòra incamerando gli ultimi labiali. Quelle sembrano delle sfacciate, quelli dei complessati. Quelle scoppiettano di domande, quelli balbettano monosillabi. Quelle tengono la scena, quelli rimpiccioliscono nei banchi. E lo dimostrano i dati degli istituti specializzati. Femminucce più capaci di comprendere ciò che leggono o ascoltano, maschi come treni a vapore di fronte all’alta velocità ferroviaria. E più capaci, le femminucce, di tirar fuori sùbito una loro idea, con i maschietti che stanno ancora a roteare gli occhi spauriti di chi non solo ha un diverso passo ma è soverchiato dalla marea montante delle compagne. Dice: ma a quell’età è sempre stato così, si sa che le donne hanno lo sviluppo prima, bisogna vedere come va a finire a vent’anni. Va a finire anche peggio, da tempo gli universitari si possono solo sognare i libretti delle universitarie, da tempo le borse di studio e i dottorati sono passati di mano. 

MA IL POTERE NON CAMBIA - Gli è che leggono di più, si impegnano di più, soprattutto prendono tutto più seriamente. E i pedagoghi spiegano che, mentre i maschi ancòra non cresciuti continuano a rincorrere belluinamente un pallone, e a fare i brillanti che tragicamente si credono ancòra, le donne parlano fra di loro come da più piccole parlavano con le bambole. E girano, girano dappertutto, anche i loro trolley sono più vivaci dei borsoni dei loro coetanei. La differenza fra chi allena il cervello e chi allena i bicipiti. Fra chi cerca un nuovo futuro e chi crede di poter vivere di rendita su un potere prevaricato e perduto. E li vogliamo vedere maschi contro femmine, o femmine contro maschi, quando bisogna prendersi un minimo di responsabilità, quando bisogna affrontare la vita di ogni giorno invece di fuggirne come conigli? I maschietti sempre in difesa anche quando diventano uomini, anzi ominicchi, quelle svergognate che li martellano di ironia, e di sfottò, e di allusioni. Eppure poi vedi le cifre del lavoro, vedi le cifre dei posti di responsabilità, vedi le cifre delle vittime della violenza, e le donne tornano in fondo a una classifica che, all’italiana, bara al gioco. Tempo fa le donne si incazzarono e fecero la rivoluzione sessuale. Ora purtroppo non si incazza più nessuno, mentre un po’ ce ne vorrebbe. Lasciamo stare i vecchi " l’utero è mio e me lo gestisco io "e " i piatti sono i tuoi e te li gestisci tu ". Ma più si va in giro e più si vedono uomini che andavano combattendo ed erano morti. Anzi non andavano nemmeno combattendo, sono solo andati a male.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 19 Febbraio 2011