Donne o streghe ma son tornate

Sabato 15 marzo 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Avviso alle naviganti. Ora che il pericolo è scampato, non si conteranno i maschietti che esprimeranno solidarietà alle donne. E non solo per il voto che in parlamento ha bocciato le “quote rosa”, pari candidature per loro. Ma anche per tutti i posti in cui rischia di riformarsi la marea bianca, le onorevoli così vestite per condurre la loro battaglia cosiddetta di genere, nascere donna non deve essere un danno. Detto da chi li conosce, assolutamente non credere a quelli che ora daranno una pacca sulla spalla delle loro amiche e compagne sussurrando untuosi: è uno schifo, io ero con te. Dopo.
 QUOTE ROSA Nessun tacchino ha mai desiderato che in calendario ci siano due san Silvestro. Se avessero lasciato via libera alle donne, gli uomini si sarebbero dimezzati in parlamento. Cioè avrebbero fatto ciò che con tutte le forze tenteranno di evitare in Senato: che il Senato sia abolito. E non solo, ma col loro voto. Molto lontano da Oxford si dice darsi una martellata sui cosiddetti, sport poco invalso ovunque ci sia un potere da arraffare. E soprattutto in un Paese in cui fare largo ai giovani, e anche alle donne, è uno slogan più improbabile che scalare l’Everest in bicicletta.
 Certo, uno dice (come si è detto e si continua a dire): ciò che conta non è il sesso ma il merito. Roba da rigurgito gastrico in un Paese in cui il più sventurato ha almeno tre raccomandazioni. In cui un tempo, per le assunzioni alla Rai (solo un esempio) si diceva che ne prendevano uno democristiano, uno socialista e uno bravo. In cui se se proprio non raccomandato, devi essere perlomeno segnalato, altrimenti il problema sei tu e fatti dieci sedute di analisi. Ma c’è una parte delle donne stesse a non volere privilegi, meno che mai per meriti posizionati al disotto del cervello. Altrimenti si potrebbero rivendicare quote garantite, chessò, per i mangiatori di fuoco, i giocatori professionisti di poker, i codisti (quelli che fanno la coda per altri dietro compenso).
 Vero è che, ovunque siano state finora adottate, le quote rosa hanno dato ottimo risultato. Nelle aziende, dove uno dei boss su cinque e una bossa, bilanci al bacio. E non dimentichiamo che uno dei personaggi più potenti al mondo è una personaggia come la Merkel, che ciascuno di noi italiani vorrebbe incontrare in un angolo buio per dirle qualcosa. Certo, ci sono controindicazioni ed effetti collaterali, vedi una bambolotta come la ministra Maria Elena Boschi, una della quale uno scostumato ha così scritto: “Se esistesse il reato di manifesta incapacità, la ministra Boschi sarebbe indagata”. Ma può capitare anche a un ministro maschio.
 PARTITA APERTA Il fatto è che siamo in un triste Paese in cui una donna su due non ha lavoro, quelle che lo hanno sono pagate meno degli uomini, il femminicidio ha visto altre due donne ammazzate lo stesso 8 marzo festa della donna (in Europa una su tre è vittima di violenza e il 67 per cento non denuncia). E siamo in un Paese in cui l’Istat (istituto di statistica) ha calcolato che una donna vale economicamente la metà di un uomo: il maschio una potenzialità produttiva nella sua vita di 453mila euro, la donna di 231mila.
 Come dire cornute e mazziate. Perché le statistiche sono come i bikini, il meglio è ciò che nascondono. Per le donne è tutto l’oscuro lavoro in casa che le fa definire un po’ sommariamente angeli del focolare, pensa tu, o casalinghe, generalmente tradotto come nullafacenti. E il lavoro coi figli, tanto che ora se ne fanno sempre meno anche perché il giochino di occuparsene non può essere sempre così a senso unico, e le signore non possono continuare a essere definite scansafatiche in azienda quando vanno in maternità. Se onestà di calcolo considerasse il tutto, si vedrebbe che la suddetta classifica del capitale umano si ribalterebbe. Aggiungici la sempre minore valorizzazione a parità di capacità e di tempo, e vedi perché le bianco vestite in parlamento avevano ragione. Tranne quella di essersi loro malgrado impantanate in una battaglia politica che in politica l’ha buttata tutta, contava più cercare di dare una mazzatina al governo Renzi che fare giustizia.
 E però, se non è più tempo di femminismo senza reggiseno, di streghe che son tornate, solo tempo ci vuole dato che così non può continuare. Per chi ne conosce la serena implacabile forza, si può giurare che non staranno buone finché non avranno una donna papa: Francesca. O finché non vedranno un uomo allattare.