Morto Lavermicocca, cantore di Bari vecchia

Domenica 15 marzo 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Le campane di tutte le chiese di Bari Vecchia dovrebbero suonare insieme per lui. E i santi di strada che occhieggiano dalle edicole dovrebbero rivolgergli un saluto per l’ultima volta. Perché Nino Lavermicocca di Bari Vecchia non era solo amante e cantore e rabdomante di tesori. Ne era un pietra dei basolati, l’anima delle corti, il lampo degli archi, lo scrigno delle tradizioni, il genius loci (lo spirito del luogo) e il genius gentis (lo spirito della gente). Non è solo retorica dire che il cielo sopra di noi dovrebbe piangerlo. Dovrebbe piangerlo orfana di lui tutta questa ineguagliabile narrazione di storia e storie.
 A lungo uno di casa alla Gazzetta, Nino ne aprì le pagine alla cultura alta della sua scienza e alla cultura non meno alta del popol suo. Grande divulgatore ancorché grande studioso, Nino era tutto l’opposto di quanto avrebbe potuto far sospettare il suo prestigioso incarico. Era direttore della Soprintendenza archeologica di Puglia, responsabile del settore medievale. Ma tanto l’archeologia quanto il medioevo nelle sue mani, anzi nella sua penna, diventavano cronache del giorno prima, un avvenne ieri che finiva nell’avvenne oggi. Perché più che le date, ne conosceva vita, morte e miracoli con un amore che andava al di là dell’interesse puramente professionale.
 Così bastava chiamarlo a telefono (aggeggio che odiava specie nella versione cellulare) perché immediatamente sgorgasse acqua purissima dalla sua fonte inesauribile. E che gioia leggerlo, menestrello soprattutto di una città tanto dalla vista corta da non avere memoria di se stessa. Altro che città senza malinconia dell’italianista Mario Sansone. Peggio. Città che ha opere d’arte e non lo sa (specie quando si sono volatilizzate), come questo giornale sta svelando giustamente inorridito proprio in questi giorni. E che ha opere in piazza lasciate alla ruggine e alle bombolette spray.
 Era il motivo di sue indimenticabili indignazioni, sempre più grandi quanto da grandi cuori espresse. E di sue tante battaglie civili, sconcertato da una presunta modernità della quale aborriva sia la petulanza dei cellulari sia l’ignoranza proterva di tanti corridoi assessorili. Ma c’era lui a promuovere associazioni e dibattiti, a organizzare mostre, ad avviare attività didattiche nelle scuole, a suggerire itinerari turistici e non solo. Tanto ovvio che sarebbe stato un perfetto assessore alla cultura quanto ovvio che non lo sia mai stato.
 Epperò dici Bari e dici Puglia. Anzi Mediterraneo, sua vera culla. Gli scavi da lui condotti. I siti e i villaggi portati alla luce. Le scoperte. E soprattutto i libri, i libri. Dei manuali targati Lavermicocca ogni casa degna di questa terra dovrebbe avere traccia, conoscere chi siamo stati per capire chi saremo. Inesausto lavoro per l’editore Adda in primo piano, ma anche per chiunque attizzasse il fanciullino che era in lui, uno che scriveva consumando più le scarpe da esploratore che il nastro della portatile.
 E nel suo medioevo, longobardi quanto bizantini, e gli arabi, e guerrieri e principi, e cortigiani e buffoni. E quando lo incontravi puntualmente su quella via Venezia a lui tanto abituale, sembrava avesse appena incontrato gli ultimi crociati ritardatari, tra sferragliare di armi e misticismo (moderato) di fede. E ogni volta che lo vedevi sul lungomare, sembrava un san Francesco cui i pesci rivolgevano il saluto.
 C’è di sicuro un po’ d’enfasi in questo ricordo. Ma più di toni che di sostanza. Lui se ne sarebbe arrabbiato, anzi schermito, modesto e autoironico qual era. Barese di quelli che stanno sempre a progettarne una, più che barese che stanno sempre a spararne una. E se san Nicola vede e provvede, al suo fianco dovrebbe volerlo, per quanto lo amò così tanto riamato. Dalle storie prodigiose alla nave dei miracoli, di san Nicola ci ha raccontato molto più di quanto meriti una città che se ne ricorda solo alle feste comandate. Ora che Nino se ne è andato, e san Nicola sembrerà un po’ più corrucciato, nessuna meraviglia.