Federalismo arma di sterminio di massa

Venerd́ 21 marzo 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Embè, stavolta ha ragione chi dice che i mali del Sud siano colpa della sua classe dirigente. E non perché abbia sprecato o governato male, le accuse abituali. Ma perché ha creduto alla Befana. E al suo federalismo fiscale donato come arma di sterminio di massa degli odiati terroni. Ce ne fosse stato uno che avesse aperto gli occhi. Tutti proni e giulivi non solo nel dire sì, ma che anzi era un loro cavallo di battaglia. Dichiararsi federalisti faceva figo, dava l’aria di meridionali non retrogadi di fronte a Bossi e Salvini trattati come profeti oltre che benefattori.
 Non bisogna fare una cura di fosforo per ricordare la lunga battaglia di questo giornale per evitare la madre di tutte le beffe. E cioè che il federalismo fiscale si traducesse in aumento delle tasse e aumento della spesa, cioè tutto il contrario di quanto prometteva la Lega Nord. Ma che dite, il federalismo è l’unica possibilità si salvezza per il Sud. E’ la guarigione taumaturgica da tutti i suoi mali, dalla sciatica alla povertà: più di san Nicola, san Gennaro e santa Rosalia messi assieme.
 Il principio, onestamente, era da sballo. Lo Stato dà meno a Regioni e Comuni, i quali però possono trattenere qualcosa in più delle loro tasse. E non le avrebbero aumentate se avessero amministrato come il buon padre di famiglia, con accortezza, senza debiti, eliminando consulenze agli amici, feste e sagre coi soldi pubblici, opere inutili tanto per regalare qualche appalto.
 Quindi meno spese, meno tasse, più efficienza, meno vecchio Sud brutto, sporco e cattivo. Nel frattempo anche lo Stato avrebbe ridotto le sue tasse, dovendo dare meno a Regioni e Comuni. E avrebbe ridotto la sua spesa, perché Regioni e Comuni avrebbero fatto di più da sé.
 Attesa finale: Sud finalmente di fronte alle sue responsabilità ma anche con la fiducia che avrebbe saputo non sfigurare. Perché il governatore e il sindaco che avessero sbarellato coi conti sarebbero stati puniti dai loro elettori, vi abbiamo sotto gli occhi, siete incapaci e andatevene a casa. Vedo-pago-voto. Una bellezza.
 Magari questo giornale si permetteva di alzare il ditino per dire che così gli amministratori locali avrebbero potuto essere sotto pressione più diretta sia dei questuanti che della criminalità: altra cosa se gestisce la più lontana Roma. Se ne era allarmato anche Gratteri, il magistrato della lotta anti-‘ndrangheta in Calabria. E però il timore principale era che le famose tasse non sarebbero affatto diminuite, anzi quelle locali si sarebbero sommate a quelle nazionali. Perché lo Stato non sarebbe riuscito a ridurre la sua spesa e la sua fame compulsiva. E Regioni e Comuni anche (a parte l’obiettivo vero della Lega di tenersi i suoi soldi al Nord più che offrire un salvagente al Sud).
 Vent’anni dopo, la Corte dei Conti. Tasse locali esplose del 130 per cento sia al Sud che in quel Centro Nord che faceva la lezione al Sud. Ma più al Sud, ed è ovvio: non perché al Sud sono i soliti sudici, ma perché, essendo meno ricchi, la stessa percentuale dà meno gettito che al Nord, quindi occorreva aumentare la percentuale. Tasse locali responsabili per i quattro quinti dell’aumento della pressione fiscale nazionale, il cui ulteriore quinto è opera dello Stato (nessuno innocente). Ma soprattutto, “una sorta di regola distorsiva che penalizza i territori con redditi più bassi ed economia in affanno”.
 Nel linguaggio da Corte dei Conti, vuol dire maggiore danno proprio a quel Sud che Bossi e Salvini dicevano di avere a cuore (e che lo Stato aggiungeva di avere in cima, ma proprio in cima ai suoi pensieri). Con una pressione fiscale cresciuta al Sud del 2,5 per cento in più. E contemporaneamente non più ma meno servizi dove più servivano. Asili, scuole, assistenza agli anziani, case popolari, mense per i poveri. Tradendo la Costituzione che parla di livelli essenziali di servizi pari ovunque. E la stessa Costituzione che parla di pari diritto di cittadinanza, non devi essere favorito o sfavorito in base al luogo di nascita. Senza infine parlare della famosa perequazione per il Sud: se devo fare da me, prima mi devi dare ciò che mi serve (dai treni, alle università, agli ospedali) per partire alla pari degli altri, altrimenti è gioco a perdere. Ma perequazione fantasma, mai pervenuta.
 Come sempre in Italia, del patatrac ci si è accorti quando era fatto. E continua: basta vedere il balletto delle tasse sulla casa, sempre a rischio aumento e sempre peggio al Sud (dove tutto è peggio causa, appunto, il maggior affanno). E la famosa classe dirigente meridionale? Non una parola neanche ora, coda fra le gambe. Sì, sì, responsabile dei mali del Sud. Magari non perché vuole sempre di più per il Sud, non perché malata di assistenza. Ma perché non riesce ad evitare che ciò che il Sud ha di più, e di cui farebbe volentieri a meno, siano soprattutto i danni.