Razza pugliese vista al volante

Sabato 29 MARZO 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Dimmi come guidi e ti dirò chi sei. Osservatorio Bari, anzi la Puglia. E partendo sùbito dalla definizione di cretino: essere umano che un nanosecondo (un miliardesimo di secondo) dopo che è scattato il verde al semaforo, suona il clacson per dirti che sei cretino tu che non te ne sei accorto. Poi tu parti e lui si prende venti metri di distacco, ma il cretino è così, di automatico ha il ditino non il piedino.

 Senza metterla sulla parità di genere e sulle quote rosa, tra i suonatori più forsennati ci sono le donne. Suonano di continuo, forse perché sull’orlo di una crisi di nervi visto che meraviglia una loro giornata. Bambino a scuola di prim’ora, lavoro, spesa, preparazione pranzo, compiti del bambino, auto per la piscina o la danza del bambino, auto per il ritorno dalla piscina o dalla danza, preparazione della cena e trucco e sorriso sempre da Mulino Bianco o Dove c’è Barilla c’è casa. Già molto che suonino e non sbarellino.

 BARI E LECCE IN ROTATORIA Poi questa storia delle rotatorie. Pare che piacciano a pochi, magari piacevano certi incroci non regolati dal Codice della strada ma dalla legge di chi arriva per primo passa. Invece sono così belle con l’ulivo, le luci, il giardinetto invece dell’erbaccia e delle bottiglie di birra. Ma c’è la rotatoria per il carattere alla barese e c’è la rotatoria per il carattere alla salentina.

 I baresi le odiano, loro abituati a considerare ogni incrocio come una sfida da Mezzogiorno di fuoco per la precedenza. Loro portatori insani di una concezione della vita in cui conta dimostrare di essere più dritti degli altri, loro cow boy alla Clint Eastwood dell’uno contro uno, loro col “ti devo fregare” come primo comandamento e col “sono stato fregato” come prima vergogna, loro geneticamente programmati ad angolo retto come la loro città ogni cento metri un duello, loro figli di una città senza una curva o una mollezza o una piazza, razionale geometrica illuministica essenziale concreta proterva come sé medesimi. A parte il navigatore che alla rotatoria ti dice terza uscita e vai a finire in un fondo agricolo.

 Altra musica, i salentini. Rotatoria avvolgente e sfuggente come il loro barocco è svolazzo e leziosità, curve dolci come dolce di miele è la loro pietra sotto il tocco del cesello, giro capzioso e minuzioso come essi sono nella loro sensuale allegria, nel loro gusto di vivere. E poi rotatoria come l’aria mite e senza fretta della quale poetò Vittorio Bodini, quella città dai passi felpati che la rotatoria riproduce nel suo piccolo perdimento tutto attorno attorno.

 Ma ci sono anche le file. Dominate dal principio dei vasi comunicanti, se vai a ficcarti in quella con meno auto, dopo dieci metri quella che aveva meno auto ha più auto di quella in cui ce n’erano di più prima. Ma va’ a spiegare che non si può campare a zig zag. E se devi girare a destra, chissà perché ti infili nella corsia centrale che poi ti farà bloccare tutto il traffico per spostarti imprecando che si può anche sbagliare mentre lo hai fatto apposta. Ma il meridionale esce di testa se sente odore di regole.

  ALL’ULTIMO SANGUE E le strisce pedonali, proprio non dovevano. Come non doveva, il suddetto Codice della strada, precisare che le auto non passano prima di tutti perché per caso ci sono anche i pedoni, ché anzi sulle strisce i pedoni hanno la precedenza. Una sconfitta soprattutto per i barensis, con pedone e automobilista che si guardano negli occhi come pugili sul ring fino all’ultimo istante, quando la frenata con la sgommata è peggio che non far passare. Ma c’è, per carità, il timorato di Dio che non ritiene le strisce una sconfitta e si ferma, sentendosi smoccolare dietro tutta la fila che lo considera un fesso. Col pedone che prima di passare sembrava una pecora al mattatoio e quando passa ti guarda con aria di superiorità o con aria di dire mi stai prendendo per i fondelli, cioè peggio. Mentre chi è costretto a fermarsi si vendica pensando di te: quanto sei brutto. Un bel film. Rarissimo che qualcuno ringrazi, non fa parte degli usi del luogo.

 Chi non ringrazia mai sono le donne, specie se dai loro la precedenza anche se vengono da sinistra. Forse pensano che lo hai fatto per rimorchiarle a volo. O è il frutto avvelenato della conquista delle pari opportunità. C’è infine chi lascia il posto di un parcheggio e si sente di friggere perché lo prende un altro anche se lui deve andar via. Ma questa è roba da non raccontare fuori Bari.