Ed ecco a voi le ultime due bugìe sul Sud

Venerdì 11 aprile 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Nuovo attacco sul fronte meridionale. Si pubblica la mappa della pericolosità fiscale, già inquietante nel termine. E nell’Italia a totale rischio di evasione viene compreso più o meno tutto il Sud. Qualche zona simile qua e là nelle otto Italie della mappa. Ma Centro Nord quasi al completo con l’etichetta “stanno tutti bene”, come la solitamente grigia Agenzia delle entrate l’ha definito prendendo a prestito titoli di film. Ovvio il dito sùbito puntato sul solito Sud, non c’è classifica che non lo confermi brutto, sporco e cattivo.

 Tanta la soddisfazione di potersi assolvere trovando il consueto colpevole di tutti i mali del Paese, che nessuno stavolta ha obiettato: con l’attuale livello di tasse, l’evasione potrebbe essere legittima difesa. Ma le tasse sono tanto più alte quanto più le si evade. Per la verità sono tanto più alte quanto più uno Stato inqualificabile continua a spendere. Però senza tasse, niente servizi pubblici, anche se con quel bassissimo livello di servizi pubblici a Sud lo Stato bara e pretende ugualmente. Così restiamo nella tenaglia di uno Stato dissennato e di una evasione altrettanto.

 La certezza resta però sempre quella: Sud più evasore del Nord. Quindi palla al piede eccetera eccetera. Vai però oltre le apparenze e le convenienze del partito preso, e fai qualche scoperta. Anzi è lo stesso Stefano Pisani, responsabile della mappatura, a spiegare. Al Sud è più alto il numero degli evasori, al Nord è incommensurabilmente più alta la quantità evasa. Logico se non ci fossero preconcetti: non si sono mai visti poveri che maneggiano somme più alte dei ricchi. Allora si può continuare a dire Sud più evasore del Nord, sia pure in una poco edificante gara?

 Fatto è che il Pisani è stato molto snobbato dai giornali. E poco diffusa è stata quindi anche la sua definizione di evasione di “sopravvivenza” per il Sud e di evasione di “arricchimento” per il Nord. Traduzione: al Sud un sommerso spesso d’obbligo per non morire, al Nord astuzie e costosi commercialisti per nascondere i grandi capitali esentasse. Nessuno innocente, ma almeno la verità.

 Ma siccome non è la prima volta che si è tentato di spacciare la bugia, si dovrebbe fare solo qualche cenno ai precedenti. Tipo il famigerato federalismo, quello che avrebbe dovuto ridurre le tasse di tutti e costringere il Sud a gestirsi da solo e ad essere più responsabile e meno sprecone. Conclusione: tasse di tutti aumentate, ma aumentate addirittura del 130 per cento al Sud, pur non essendo più sprecone in un Paese in cui il più virtuoso si dovrebbe fare l’ergastolo. Come dire: sempre peggio per chi sta peggio.

 Né in precedenza il signor Fisco si era dimostrato meno ingiusto fra Nord e Sud. Vedi le due tenaglie del governo Letta (e tali rimaste anche dopo): il prelievo sugli immobili, l’aumento dell’Iva e delle accise (alcolici e sigarette elettroniche). La stessa percentuale incide in maniera diversa sulla cosiddetta base imponibile: una cosa è imporla su chi ha 50 (il Sud), un’altra è imporla su chi ha 100 (il Nord). Invece di essere progressiva, diventa regressiva, cioè colpisce di più chi ha meno. E così l’Iva aumentata sui consumi: più pesante per chi compra pane che per chi compra caviale. Anche qui regressiva, al contrario di quanto prevede la Costituzione (questa “Chi l’ha vista?”). Stessa cosa l’imposta di registro e dintorni.

 Così il Sud si vede definire fiscalmente più pericoloso, quando è fiscalmente più massacrato. Chissà se anche stavolta i puri e duri del meridionalismo accusatorio, quelli dell’”è tutta colpa nostra”, considereranno “sudismo” denunciare qualcosa che va anche a loro danno. Magari è colpa del Sud tenersele tutte, con i suoi politici ciechi, sordi, muti.

  Se è per questo, nessuna buona notizia dal fronte meridionale neanche per quanto riguarda la mitica Banca del Mezzogiorno, quella che fece dire al suo papà Tremonti: ecco cosa serve al Sud. Una banca che avrebbe dovuto sostenere le piccole e medie imprese, come se per questo il Sud fosse un deserto. Tre anni dopo la sua nascita, la doccia gelata solo per chi si illudeva del contrario: respinto l’87 per cento delle richieste di credito, appunto, delle piccole e medie imprese. E soldi dati soprattutto a grandi imprese, dalla Fiat all’Enel, dall’Enav all’Ansaldo. Per non dire di quelli ai postini dietro cessione del quinto dello stipendio.

 Ma non doveva essere Banca del Mezzogiorno? Si è dimenticato sempre che azionista di maggioranza è Poste Italiane, che un po’ di attenzione ai postini deve concederla. Il problema è che azionista delle Poste sono le maggiori fondazioni bancarie del Nord, e un po’ di attenzione alle aziende del Nord si deve parimenti concederla. Di concessione in concessione, è andata a finire che l’attenzione è mancata solo al Sud. Da parte della Banca del Mezzogiorno. Per la serie: nulla di nuovo sotto il sole.