La felicitÓ vien ballando

Sabato 12 aprile 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Finora sapevamo più o meno cosa significasse “Happy new year”: anzi, in molti, “Buon anno” lo diciamo così per darci un tono. Ma anche “Happy birthday”, buon compleanno, con la canzoncina annessa ascoltata in qualche film americano: “Tanti auguri a te” in italiano sembra ormai un po’ fessa. E’ la globalizzazione, bellezza, la globalizzazione. Ciò che è avvenuto con la caduta dei Muri: quello di Berlino, il più importante, con la caduta annessa del Comunismo (resta ancòra il Muro fra le due Coree, anzi resta ancòra il Muro fra Nord e Sud d’Italia, ma è inutile affliggerci anche col Guastafeste). Niente più frontiere, e mondo aperto a trasmettere e ricevere di tutto da tutti. E poi, Internet, vuoi mettere, ciascuno dei sette miliardi di esseri umani può infilarci qualcosa di suo e spacciarlo agli altri 7 miliardi meno uno.

 TORMENTONE ANCHE A BARI Così è arrivato “Happy” e basta, un motivo tormentone cantato da Pharrell Williams, 41 anni, di Virginia Beach (Virginia, Usa). Tanto tormentone, quanto per la verità gradevole e ballabilissimo, da essersi diffuso non solo in tutto il mondo, ma in tutta la galassia, ma che dico, in tutto l’universo, anche in quel 90 per cento di universo che ancòra non conosciamo. E finito su YouTube, finora conta 140 milioni di visualizzazioni, cioè di essere umani che hanno cliccato lì per ascoltarlo e vedere l’annesso video. Roba solo da papa Francesco come notorietà, ma da oscurare un Berlusconi, e non ne parliamo del Renzi che, a furia di apparire in tv, prima o poi sarà indigesto come un’acciuga a colazione.

 Ma non è finita. Siccome tutti i mali vengono per nuocere, che ti succede? Che “Happy”, che vuol dire buono ma significa in fondo “felicità”, è stato adottato da chiunque volesse importare la felicità a casa propria. Così è nato, per dire, “Happy Bari”, con una manciata di baresi più o meno noti a ballare felici e generalmente inguardabili: compreso l’unico guardabile, il mitico baffuto e scheletrico Felice (un nome un programma) della pizzeria molto di culto detta la “Dreher”. Poi ci si sono messi i dipendenti della Fiat di Melfi, per festeggiare la notizia che produrranno la baby Jeep Renegade della Fiat. E tanti altri ne sono annunciati, in una esplosione di felicità collettiva che non si sa da dove gli viene, ma meglio che la depressione per la quale i motivi non bisogna andare a cercarli tanto si presentano loro.

 Sono 93 i Paesi in cui questi video artigianali sono stati finora realizzati e poi puntualmente pubblicati su Internet. Perché il bello non è tanto farli quanto mostrarli a chi non gliene frega niente. Essenziale è che almeno uno al mondo, ma solo uno, possa dire: ti ho visto. Felicità corrente superiore ad un orgasmo con Belen o Brad Pitt. Nutrita la presenza italiana, come ogni volta che si gira a cazzeggio. Ma si è ballato, per dire, anche alla cerimonia degli Oscar, tanto da sospettare, anzi da essere certi, la solita operazione commerciale, con i babbioni di mezzo mondo che abboccano.

 CELEBRI A POCO PREZZO E però, per carità, ciascuno cerca il suo lampo di felicità a modo suo, non si può fare i moralisti per conto altrui. E poi è la felicità, mica l’infelicità, o, appunto, la depressione. Ciò che conta è che sia una felicità collettiva, di quelle “c’ero anch’io”. E “low cost”, a poco prezzo. Specie quando se non ci sei è come se non ci fossi davvero, non esistessi: il peggio che possa capitarci nel tempo della solitudine nella massa. E in cui per combattere il “non essere” dilaga il “selfie”, la moda di fotografarsi (da se stessi) e di far girare quelle foto, in genere odiose, per tutto il globo. E’ anche il tempo in cui qualsiasi mezza tacca di celebrità incontri, è pronto un cellulare a immortalarsi insieme. Ci sono cascati i potenti della Terra, Obama in testa con i potenti suoi pari. E figurati se con l’autoritratto non ci avesse provato anche il suddetto papa Francesco, uno che, doveva ancòra venire al mondo, aveva già capito tutto del mondo.

 E’ il tempo dell’apparire senza comparire, diffondi la foto di te stesso o del tuo cane senza mai entrare in altro contatto con chi riceve, ci conosciamo in milioni senza conoscerci con nessuno. Abbiamo più rapporti quotidiani col cellulare che con cristiani come noi. E anche quando possiamo far sentire la nostra voce, preferiamo mandare il messaggino senza voce. Ora è arrivato “Happy” e la Terra balla. E ballando ballando, qualcosa non nascerà