Datemi un treno e vi creerò un Sud

Venerdì 25 aprile 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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 Il buon treno si vede dal mattino. Questo tanto per capire cosa significhi essere Sud pur in uno dei diritti fondamentali dell’uomo: viaggiare. Quelli che seguono sono episodi tratti dalla cronaca quotidiana, non roba da feste comandate. Né nuovi. Ma messi insieme danno un’idea del trattamento riservato al Sud in un Paese la cui Costituzione dice che non si può essere discriminati, tanto meno dalla geografia.
 Episodio numero 1. Correva il giorno 2 aprile 2014, martedì, quando alle 8,22 dalla stazione di Foggia partiva il primo treno della giornata destinazione Roma. Proveniva da Bari, già quasi pieno. Ma benché la carrozza numero 3 fosse di prima classe, gli on. Colomba Mongiello (Pd) e Lello Di Gioia (Psi) s’accorgevano sulla loro pelle che i bagni erano inagibili. Nessuna novità, dice la Mongiello: le Frecciargento sono vecchie, con connessione Internet inadeguata, spesso malmesse come questa, visto che una signora si è sentita male perché basculava troppo. Ma spesso anche con servizi (appunto) inefficienti. Non solo bagno inagibile. Ma inagibile anche quello per portatori di handicap, tanto che la porta non funzionante è finita sulla faccia di un passeggero.
 Il problema vero non è però dover trattenere legittime funzioni corporali, quanto il numero di corse assolutamente insufficiente per una domanda crescente. Tra Puglia e Roma viaggiano ogni giorno solo tre Frecce e un Intercity, che tra Caserta e Roma si trasformano in treni pendolari. Unica alternativa è l’auto da Foggia a Napoli, e lì prendere ogni 50 minuti un Frecciarossa ad alta velocità per Roma. Ma è possibile il tutto?
 Episodio numero 2. Nel dicembre dell’anno scorso il giornalista Vittorio Feltri, bergamasco, si lancia in una filippica perché, su un Frecciarossa al Nord, non aveva potuto pranzare a bordo come sempre per uno sciopero del personale addetto. Aveva dovuto arrangiarsi con un tramezzino, una indegnità. I prodi erano in agitazione perché Trenitalia aveva deciso non di eliminare quel servizio, ma di impreziosirlo con un nuovo menu curato nientepocodimeno che da Carlo Crocco, chef-star milanese, conduttore dell’impunito Marsterchef tv.
 I dipendenti volevano essere sicuri che le leccornie firmate non cambiassero le cose a loro danno. Ma tutto si è risolto in qualche giorno. E con la soddisfazione di Feltri, il quale ha potuto tornare a mangiare, sue parole, come un “padreterno”. Tanto che, aggiungeva, invece di invitare gli amici in trattoria, pensava di invitarli sul Frecciarossa, diventato “luogo di piacere”. Come non dargli torto?
 L’augurio sincero per Feltri e i nordici suoi pari è non capitare mai sullo “sgangherato” Intercity Milano-Foggia (aggettivo usato da un giornale lombardo), treno non per bergamaschi come Feltri ma per inferiori meridionali, e sulla linea adriatica per giunta. Perché trattasi di un treno simile a quello del film “Caffè Express” di Nanni Loy, sul quale un grande Nino Manfredi nei panni di Michele Abbagnano, invalido napoletano di mezz’età, vendeva abusivamente caffè per sopravvivere e mantenere il figlio.
 E’ una situazione che si ripete 34 anni dopo, visto che su quella tratta è stato abolito il servizio bar a bordo. E hanno ripreso a circolare i Michele Abbagnano con thermos (caffè a 2 euro in bicchierino di plastica), panini ad alto rischio di fragranza e conservazione, bottigliette varie per viaggiare non da “padreterni” alla Feltri ma un po’ meno da disgraziati nelle lunghe otto ore del tragitto. Si può sempre dire, meglio ferito che morto.
 Episodio numero 3. Era sempre stata smentita la leggenda secondo cui i treni del Nord, una volta sfiatati come vecchi ronzini, li mandavano al Sud. Foto sul treno Foggia-Bari: pannelli fissi alle pareti con indicazione di tratte toscane e fermate da Terontola ad Arezzo, da Grosseto a Siena, da Pisa a Pontedera. Va bene la rottamazione, ma neanche il trucco di camuffarla? Tanto da non cancellare nemmeno l’avvertenza del cartello “Viaggiare informati in Toscana”e le assicurazioni: i pendolari toscani hanno diritto a bonus e risarcimenti in base al ritardo dei treni, oltre a sconti per biglietti e abbonamenti successivi.
 E’ roba, bisogna riconoscerglielo, da paradiso, anche se non da tutti, come si fa? Meno che mai per quelli sotto il Rubicone, perché se volessero cominciare a risarcire per i disservizi al Sud, dovrebbero anzitutto averne rispetto e poi vincere ogni giorno al Superenalotto. O, molto più semplicemente, trattare da toscani anche i terroni.
 Il buon Dio deve aver creato il Sud in un momento di distrazione, o di straforo il settimo giorno quando riposava: così gli è venuto periferico e lontano. Un’appendice. Nel frattempo però l’uomo è andato sulla Luna, quindi si può rimediare. Ma occorre appunto rispettare, oltre alle persone, la Costituzione. Altrimenti un Sud lo si crea anche con i treni. Come dire, missione compiuta.