Se la felicità è in una sedia

Lunedì 28 aprile 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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LA SEDIA DELLA FELICITA’ – di Carlo Mazzacurati. Interpreti: Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston. Commedia, Italia, 2013. Durata: 1h 34 minuti.

 

La felicità può essere nascosta dove meno te lo aspetti: per esempio in una sedia. E in fondo è alla portata di tutti, anche dell’umanità che sembra più perdente e rassegnata. Basta cercarla più che trovarla. E già la fiducia che ci sia è un mezzo riscatto per tanti piccoli eroi dimenticati, pur se ci sfiora e vola via come un alito mentre comincia un’altra ricerca. E del resto, se affidiamo i nostri sogni ai “gratta e vinci”, perché no una sedia pacchianissima specie se favoleggiano che contenga un tesoro?

 E’ ciò che succede al tatuatore romano Dino (Valerio Mastandrea) e alla estetista palermitana Bruna (Isabella Ragonese), entrambi male in arnese per la crisi. Della sedia a forma di elefante e di pelle zebrata parla a Bruna una detenuta cui faceva le mani (Katia Ricciarelli). Parte la caccia casualmente insieme a Dino e a un pretaccio disinvolto che si infila (Giuseppe Battiston), di quelli cui papa Francesco farebbe volentieri la pelle. E così comincia l’avventura dei signori Bonaventura per le mille contrade del Veneto.

 Il fatto è che di quelle sedie ce ne sono dodici in giro disperse fra vari proprietari dopo un’asta giudiziaria. Così ne capitano di tutte per beccare quella giusta. Una seduta spiritica con una veggente (Milena Vukotic). Un furbissimo mago indiano. Un ristorante cinese dai modi spicci. Un pescivendolo tufagno. Una baracca di fiori al cimitero di Verona. Una baita in montagna con due montanari che più montanari non si può. Troveranno il tesoro? Chissà. Di certo qualcosa troveranno, e Bruna sarà una regina.

 E’ tutto il mondo provinciale e marginale del povero regista padovano Carlo Mazzacurati (scomparso a 58 anni in gennaio) che si dipana in questa fiaba. Con tante incursioni nella realtà (esempio i pignoramenti e gli evasori fiscali) e quel continuo senso della catastrofe che ogni fiducia rischia invece di togliercela. Grottesco, allegro, malinconico, divertente ma anche fragile e un po’ evanescente il risultato, sullo spunto del romanzo russo appunto dal titolo “Le dodici sedie”.

 Tanti flash di noti attori che con Mazzacurati avevano lavorato, da Albanese, a Bentivoglio, a Orlando. In sintesi un messaggio di ottimismo. Con un’avvertenza: più che metterci ora a sbranare tutte le nostre sedie, importante è finirla di stare così seduti.