Quella carogna che copre tutto

Sabato 10 maggio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Ma il Sud non può continuare a farsi questi danni. Vedi gli incassi dal petrolio lucano, quelle “royalties” (provvigioni) che le compagnie versano alla Regione Basilicata e a dodici Comuni come compenso e riparazione sull’estrazione. Sempre al centro (e neanche tanto) della polemica per la loro esiguità.

 Qualsiasi Paese petrolifero al mondo trattiene non meno del 50 per cento sugli utili fatti da chi va a prendersi il suo oro nero. Ed è giusto, dato che quel sottosuolo appartiene al Paese che ha la fortuna di trovarselo. La Basilicata no, pur avendo quasi il monopolio del petrolio italiano col maggiore giacimento terrestre in Europa. Ma alla Basilicata va solo il 7 per cento, con la giustificazione che il suo suolo non è lucano ma italiano.

 Ma non è tutto. Anche il bonus benzina di un altro 3 per cento (120 euro l’anno) non compensa affatto i cittadini dalla beffa di dover pagare la benzina quanto o più che altrove pur donandola alla patria. A parte il fatto che ne hanno diritto solo i patentati, come se gli altri fossero cittadini di un’altra regione perché non guidano. E a parte il fatto che un beneficio analogo, per quanto irrisorio, è riuscita a ottenerlo la Regione Veneto perché ospita un rigassificatore (ma che c’entra?).

 Già il Sud (in questo caso la Puglia) deve farsi perdonare per la sua energia dal vento, dato che i Comuni che ospitano le torri eoliche sul loro territorio si accontentano di una percentuale di pochi punti sugli utili che soprattutto le multinazionali fanno. Con l’aggravante che questi utili sono frutto anche degli incentivi governativi, che poi tutti i pugliesi pagano con la tassa verde sulla loro bolletta. Cioè i pugliesi finanziano senza reagire gli utili delle multinazionali che ne restituiscono una miseria.

 Tante ragioni, avrebbe il Sud, tanto quanto è incapace di farle valere. Però, però. Qui subentra la cattiva politica, per la quale il Sud non può dire che la colpa è sempre degli altri. Dal 2001 al 2013, sia pure pochi e maledetti, la Basilicata ha incassato 1 miliardo 160 milioni di “royalties”. Pochi rispetto al diritto, ma non pochi rispetto all’uso che se ne sarebbe potuto fare. Non da svoltare la vita, ma da migliorarla sì.

 Invece da un lato si assiste alla solita polemica dei paesini esclusi perché siano considerati anch’essi rientranti nell’area petrolifera. Con accuse a chi c’è che la dicono lunga, tipo: si rifanno i marciapiedi ogni due anni, mentre noi non possiamo neanche ripararli. Ma ora a dire di peggio è la Corte dei conti. Soldi spesi come spesso i fondi europei, cioè male. Elargizioni a pioggia un po’ a te e un po’ a te, clientela che se ne ricordi al momento del voto. O magari per far quadrare i conti di cassa, invece che per investimenti che portino benefici nel tempo. O per coprire il deficit della sanità della Regione, pur con tutte le attenuanti di contributi statali che privilegiano il Nord.

 Risultato immaginabile: il petrolio è una ricchezza delle Basilicata che non farà mai ricca la Basilicata. Un po’ perché non rende quanto dovrebbe. Ma molto perché ciò che rende è sprecato. Ripetiamo la domanda: di chi la colpa di questo Sud?

 Ma ce n’è un altro che non può andare a piangere altrove, anzi dovrebbe indignare i suoi cittadini. Castel del Monte, patrimonio dell’umanità oltre che degli andriesi, dei pugliesi, degli italiani. Meta privilegiata dei turisti che in Puglia non scelgono solo sole e mare. Ma che succede ora? Succede che i turisti si devono fare a piedi la scalata dal centro di accoglienza al castello perché non ci sono gli abituali bus. E perché non ci sono, vivaddio? Perché la Provincia li ha messi fuorilegge essendo alimentati a gasolio che inquina. Ma prima di metterli fuorilegge dal 19 aprile a settembre, una bellezza, la Provincia (d’accordo col Comune) non poteva pensare a sostituirli?

 Immaginabile la risposta: non ci sono soldi. Idee bislacche, invece, in abbondanza. Né lì si possono usare i bus ecologici cittadini, perché dicono che essendo cittadini non possono circolare su strade statali. Risultato: turisti, ma come vi è venuto in mente di venirci?

 Si spera invece che i turisti continuino ad affollare Lecce e le sue bellezze, se solo faranno la cortesia di evitare le guide della Provincia, dove piazza Duomo diventava piazza D’Uomo, e il teatro Paisiello diventava Paisello. Errori di battitura, la spiegazione, prima del precipitoso ritiro di 20mila copie. Non può avvenire nella stupenda città candidata a capitale europea della cultura. Anche perché da tempo hanno inventato il correttore automatico anti-figuracce. Intanto a Bari solo l’intervento della “Gazzetta” fa aggiornare il sito turistico del Comune fermo al 2013.

 (A chi dovesse eccepire che così si infanga il Sud, è bene ricordare che sì, è vero che sul Sud c’è il tiro al bersaglio dei danni e della maldicenza, ma spesso il Sud ci mette tanto di proprio da dover aver paura di se stesso quanto degli altri).