Perchè Euro ed Europa convengono al Sud

Venerdì 16 maggio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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 E’ evidente che al Sud conviene l’Europa. E non solo perché l’Europa non la vuole la Lega Nord, ciò che sarebbe già un motivo. Conviene perché il Sud è Europa non meno dei Nord opulenti delle nebbie. E conviene perché solo in Europa c’è la sicurezza per il Sud di poter contare su una spesa pubblica che lo Stato italiano non garantisce, e non ne parliamo di una spesa che volesse ridurre o colmare il divario col Centro Nord. Quella è ormai fantascienza.
 Per una sua legge confermata da vari governi, l’Italia dovrebbe destinare al Sud il 45 per cento della sua spesa totale. Spesa per investimenti, non quella corrente per stipendi e pensioni o per assicurare sanità, trasporti, ordine pubblico. Un 45 per cento finora mai visto, è più facile che i telescopi vedano come se la passano su Urano. Anzi c’è stato il 2012, quando tale spesa non ha superato il 20 per cento a fronte di tasse pagate dai meridionali per il 24,5 per cento del totale nazionale: tanto da far chiedere se non convenga separarsi, per poter spendere almeno quanto versato.
 Però quel 45 per cento non solo non è rispettato dallo stesso Stato che l’ha deciso, ma neanche dalle più grandi aziende di interesse pubblico, quelle falsamente private visto che la proprietà è ancòra statale. L’hanno rispettato Anas ed Enel. Meno l’Eni e le Poste. Molto meno Alitalia, Finmeccanica, Fintecna, Rai. Per niente (come ben sappiamo) le Ferrovie. La cui spesa al Sud è oscillata negli ultimi anni fra il 12 e il 22 per cento, non meravigliando quindi che al Sud ci siano i treni che ci sono (anzi che non ci sono).
 Allora suppliscono i fondi europei. Che dovrebbero aggiungersi a quelli nazionali, non sostituirli come avviene nove volte su dieci. Quindi il Sud dipende dall’Europa per avere, mettiamo, un aeroporto che dovrebbe spettare allo Stato. Altro discorso è come e quando quei fondi vengono spesi. Spesso male, in questo senza troppe differenze fra Sud e Nord. Ma occorre finirla con l’ipocrisia: è la stessa Europa a volere più la spesa comunque che il come, altrimenti potrebbe tranquillamente bocciare, diciamo, una spesa per una festa patronale.
 Ora lo Stato vuole sottrarre alle Regioni queste decisioni, per programmare grossi progetti che riguardino varie Regioni insieme (esempio un’autostrada: non si può fare un pezzetto sì e un pezzetto no). Obiettivo: far crescere il Sud, forse con la cattiva coscienza di non averlo fatto finora. Ma poi vai un po’ a scavare, e scopri che anche le proposte di spesa fatta dallo Stato sono state rimandate al mittente dall’Europa, proprio perché non si capisce bene come possano far crescere il Sud.
 Ma al Sud conviene anche l’euro. Considerato causa di mali per i quali è innocente. Non c’entra col debito altissimo, non c’entra con le tasse, non c’entra con la burocrazia, non c’entra con la giustizia lenta. Non c’entra con tutto ciò che non fa più crescere l’Italia e che toglie il lavoro ai giovani, soprattutto a quelli del Sud. Anzi avrebbe dovuto essere una grande opportunità, visto che finora ha assicurato una inflazione bassissima, tassi di interesse accessibili, mercati aperti e senza barriere.
 Non meraviglia poi che l’euro non lo voglia la solita Lega Nord, pur di acchiappare quattro voti da chi, non sapendo con chi prendersela, se la prende con l’euro. E sarebbe una iattura anzitutto per il Sud tornare alla lira per poterne stampare quante se ne vuole, incuranti del debito che si lascerebbe ai giovani del futuro, come appunto già avvenuto. Sarebbe quella che gli economisti chiamano “inflazione competitiva”: stampi moneta, più moneta circola e più crescono inflazione e prezzi (perché ci sarebbe più consumo senza che aumentino le merci), più cresce l’inflazione meno la moneta vale, meno la moneta vale più facilmente puoi vendere le tue merci all’estero.
 Così è andata in Italia dagli anni 80 in poi. Ma così si è avvantaggiata solo l’industria del Nord, quella più esportatrice. Con due danni per il Sud. Uno: i prezzi che aumentavano da un giorno all’altro, pesavano di più sui consumatori meridionali meno facoltosi degli altri (non posso pagare la carne un giorno 10 e uno 20, e Bari è più penalizzata di Milano). Due: il debito aumentava, perché se erano favorite le esportazioni, bisognava pagare molto di più le importazioni, a cominciare dal petrolio, e più interessi sullo stesso debito.
 Così non solo il Sud si è preso il peggio e non il meglio. Ma il debito sottraeva al Sud i mezzi per quegli interventi (a cominciare dalle infrastrutture, e non sono solo treni) necessari per eliminare il divario che significa meno lavoro e più emigrazione. Ora c’è qualcuno che ci vuole riprovare. L’Europa non può solo far stringere la cinghia, ovvio, deve cambiare. Ma meno Europa e niente euro significherebbero per il Sud porgere l’altra guancia. Sicuro che in questo caso non la porgerebbe neanche il buon Gesù.