Testa in gių su un cellulare

Sabato 17 maggio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Scenetta in un nostra piccola stazione ferroviaria, qualche giorno fa. Una decina di persone in attesa del treno, nove con gli occhi su un cellulare, uno solo no. Didascalia: l’unico ancòra connesso con la realtà, con ciò che materialmente lo circonda e non con quello che non lo circonda, cioè il mondo irreale e immateriale di Internet. Nelle città dovrebbero cominciare ad eliminare i pali come misura di prevenzione, sempre più alto essendo il rischio di craniate proprio perché la testa è perennemente in giù su un display. Vai in un bar per giovani, il nuovo modo di stare insieme è smanettare ciascuno per conto suo al tavolino come se stare insieme significasse che gli altri non ci sono.
 NESSUNO COME NOI Siccome a noi italiani ci dovrebbero inventare se non ci fossimo, ecco il risultato di una ricerca. Siamo primi al mondo non per reddito, istruzione, cura dell’ambiente, velocità della giustizia, legalità, poche tasse, cordialità di rapporto con la burocrazia, politici non farabutti, rispetto verso le vecchine e assenza di carogne negli stadi, ma per connessione ai network (piattaforme): in parole povere per uso di Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp. Battiamo anche gli Stati Uniti, dove questi cosiddetti “social network”, mezzi per socializzare, sono nati.
 Insomma ci può mancare tutto, possiamo fare sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese, andiamo sempre più a comprare nei discount, non badiamo se un prodotto è scaduto, cominciamo a riscoprire il baratto, chiamiamo “vintage” la roba vecchia non potendocene comprare di nuova, ci aggrappiamo a Renzi perché non abbiamo di meglio, ci è toccato Grillo perché capita nella vita, ma nessuno ci batte non solo per numero di telefonini, di smartphone, di tablet pro-capite (a persona), ma per il tempo che ci passiamo appresso. E fosse per leggere e informarci, ma quando mai: il tempo lo impieghiamo appunto per socializzare, per dire tutto di noi agli altri come gli altri dicono tutto di loro a noi, ma senza che né a noi né agli altri ce ne freghi nulla.
 Ora nessuno si vuol mettere a fare il moralista, figuriamoci: per capire ciò che è bene e ciò che è male non andiamo più neanche dal prete, quanto alle leggi ci sono soprattutto per ignorarle, non ci si metterà pure un Guastafeste a pontificare e prendersi i pesci in faccia. Ma circola proprio su Facebook un video che qualcuno ha definito imperdibile.
 TUTTI SCHIAVI C’è un tipo probabilmente pentito che cerca di far pentire anche gli altri. Ho 422 amici su Facebook, dice, ma sono solo. Corrispondo con loro ogni giorno ma nessuno di loro mi conosce e nessuno di loro conosco. C’è una differenza fra vedere le persone negli occhi e vedere il loro nome o la loro foto su uno schermo. Questi network li chiamano sociali ma sono poco sociali. Questa tecnologia è una illusione che ci rende schiavi tutti. Accendiamo il computer ma chiudiamo la porta. Sprechiamo parole ma non riusciamo a far brillare la nostra vita.
 Dovremmo cominciare, dice ancòra il tipo, a mettere le mani dietro la testa per non tenerle su un telefonino. Dovremmo smetterla di fissare un menu o la lista dei contatti incapaci di guardarci attorno. Stiamo diventando tanto più asociali quanto più aumentano questi presunti mezzi per socializzare. Non sopporto il silenzio sul metro, nessuno parla per non passare per matto. Spegniamo il display, accendiamo la fantasia. Approfittiamo della giornata, finiamola di essere contenti per aver buttato il tempo, è più tardi di quel che sembra. Ai nostri bambini non diamo un iPpad ma torniamo a far dondolare una altalena. Intrappolati nella rete, non ci vediamo, non ci sentiamo. Ma non arrendiamoci, conclude , diamo più amore e meno “mi piace”.
 Immediate le reazioni in rete, come dire che sia pure a fin di bene il video ha provocato proprio ciò che voleva eliminare. Resta in testa massimo cinque minuti, scrive uno, perché sùbito dopo tutti sono di nuovo davanti a Facebook a scorrere il chiacchiericcio. E poi: in bus ho visto ragazzini scriversi da un sedile all’altro invece di parlarsi. Dovrebbe far riflettere prima di dire ho tanti amici: e conoscenze? E infine. Il buon senso in tutte le cose fa la differenza, commenta uno predicando la moderazione. Contraddetto da un altro: il video è solo lo sfogo di un povero sfigato da lasciar perdere.
 In questi due ultimi giudizi come lame, c’è tutta la sostanza del mondo che stiamo vivendo. E voi, che ne pensate?