Caro Sud non sprecare il tuo prezioso voto

Venerdì 23 maggio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Ucci ucci, sento odor di cristianucci. Lo diceva l’Orco nella celebre fiaba “Pollicino” di Charles Perrault. Ucci ucci, sento odor di elezioni: e improvvisamente vedi girare per il Sud gente che col Sud non c’entra niente. Addirittura gente che sul Sud ha sempre sparato.
 Vedi il Salvini segretario della Lega, che compare dopo aver per una vita trattato il Sud come parassita che vuol campare sulle spalle del Nord. Anzi con la sua notoria faccia bronzea, va a Napoli dopo aver lanciato per tutti gli stadi italiani il “senti che puzza, fuggono anche i cani, sono arrivati i napoletani”. Ovvio che la risposta dovessero essere i pomodori che lo hanno messo in fuga anche in Puglia (Locorotondo). Messaggio tanto poco ortofrutticolo da farlo recedere dal proposito “vado via ma tornerò”. Se ne è rimasto a casa, ma ci aveva provato ad acchiappare qualche voto al Sud perché ha bisogno di raggiungere il 4 per cento nazionale per l’Europa.
 E che dire del signor Tremonti, da sempre principale alleato della Lega? Quello che piazza al Sud la sua Banca del Mezzogiorno come soluzione di tutti i mali. Quella Banca del Mezzogiorno detenuta in gran parte dalle fondazioni bancarie del Nord (tramite le Poste). E che alla prima occasione, proprio per dimostrare di essere al servizio del Sud, boccia l’87 per cento delle richieste di credito delle piccole e medie imprese meridionali. Ma ora Tremonti, in crisi di amnesia, dichiara che al Sud serve un’altra Cassa del Mezzogiorno, e che il federalismo è stato un imbroglio ai danni del Sud medesimo. Il federalismo targato Lega anche da lui beatificato e che doveva essere una non minore soluzione di tutti i mali del Sud. Ma così va: ucci ucci, sento odor di elezioni.
 Stesso odore sentito dal nasone del Grillo, oltre che dalla sua bocca parolacciara. Mai particolare amico del Sud, Grillo, se non per le sue esibizioni tipo la traversata a nuoto dello Stretto di Messina, a caccia dei voti siciliani. Il Grillo che predica l’uscita da quella Europa che è per il Sud l’unica prospettiva seria, molto più di uno Stato che ha il Nord cocco di mamma. Togliete i fondi europei e dite cosa resta al Sud. Spesi spesso male finora, vero, fra sagre del semolino e festival del corto. Ma senza i quali possono aspettare i treni che il Sud non ha, e così tutte quelle infrastrutture che sono la condizione indispensabile per lo sviluppo. E per il lavoro. Ma tant’è: ucci ucci, sento odor di elezioni.
 Certo anche Renzi è un po’ stato un non pervenuto per il Sud, mentre ora è molto pervenuto al Sud. A Napoli, a Bari, ovunque. Ma in Puglia il segretario del Pd e capo del governo rende omaggio sia pure tardivo a un Sud che è tutt’altro che il deserto prossimo venturo sul quale sia pure a fin di bene si lancia l’allarme. E poi non racconta la favola secondo cui fuori d’Europa sarà un paradiso. Più Europa, ci vuole, non meno. Sia pure tutt’altra Europa che quella in salsa tedesca.
 La favola non la racconta, anzi, neanche il Fitto di Forza Italia, che a difesa dei fondi europei è stato l’unico a battersi da ministro pur circondato da alleati come Bossi e compagni. I quali, più che con i fondi europei, ce l’avevano col Sud, visto che il Nord ha approfittato di quei fondi molto più del Sud e molto peggio del Sud (per finanziare, ad esempio, corsi di percing o di tecnica del tatuaggio).
 Il fatto è che le elezioni si sono sempre vinte o perse al Sud, ma senza che il Sud se ne sia mai reso conto, presentandone il conto a chi vi scendeva per titillarlo solo alle feste comandate delle elezioni e per il resto ignorandolo. Sud grande serbatoio di voti per mantenere in piedi un sistema che lo prevedeva assistito in cambio di quei voti. Tranne poi rinfacciargli di aver scelto di essere assistito quando invece lo ha subìto. Ora la storia rischia di ripetersi con un voto di protesta grillino del Sud che non lo porterebbe da nessuna parte. Quale sarebbe il programma a favore del Sud di chi predica solo l’uscita dall’Europa? E’ una domanda a difesa del Sud, non una faziosità politica.
 E visto che ci siamo, il Sud non ragioni solo con la pancia (pur avendo tutti i motivi per essere arrabbiato) anche nella scelta degli uomini per l’Europa, visto che qui sono rimaste le preferenze. Ricordando che finora è stata mandata in Europa gente che forse scambiava l’Europa per una marca di jeans. Gente spesso incapace di far sentire la sua voce, incapace di capire dove sono i corridoi che contano come anticamera delle decisioni.
 Il Sud è Europa quanto la Renania Nord Vestfalia o l’area metropolitana di Amsterdam. Questa non è retorica né un comizio. Ma se il primo a non esserne convinto è il Sud, poi il Sud avrà poco da lamentarsi di aver ancòra una volta regalato i suoi preziosissimi voti al passante di turno.