Neanche il Papa come il calcio

Sabato 24 maggio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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A scommessa, lo sapevamo? Oggi il calcio è l’argomento del quale si parla di più al mondo. Lo fanno tre miliardi di persone, un abitante della Terra su due. Dal Giappone, ad Andorra, al Burundi, alle Galapagos. Tu incontri due persone, e con una puoi essere sicuro di poterti mettere a dire che Conte se ne doveva andare dalla Juve e che Mazzarri è meglio che si dia all’ippica. Il calcio è il principale fenomeno collettivo universale. Solo i papi coi loro viaggi riescono a reggere il confronto con gli spettatori che in tv seguono le partite più importanti. Insomma non c’è partita neanche fra Maradona e il buon Dio (il quale però ha sempre l’ultima parola).
 COMPRATE LA BARI Poi il calcio è l’unico argomento al mondo del quale si parla senza differenze di cultura, di stato sociale, di provenienza. Ne possono parlare allo stesso livello il filosofo e il postino, il neonatologo e l’operatore ecologico, lo scienziato nucleare e il giocatore professionista di poker. E il Bar dello Sport è la forma più alta di democrazia mai esistita. Nessuno può dire all’altro non capisci niente, non posso stare a discutere con te, ma vai a comprare duecento grammi di lupini. Tutti sono competenti. E il calcio azzera tutto, a cominciare dalla geografia.
 Ma non è sempre stato così. C’è stato un tempo in cui il calcio era raccontato solo dai Nicolò Carosio. Il calcio per radio. Tutto il calcio minuto per minuto, e se la squadra del vostro cuore ha vinto brindate con Stock, se ha perso consolatevi con Stock. Erano i Carosio ad avere potere di vita o di morte sugli ascoltatori e sul loro tifo. Ce l’avevano anche i giornali il giorno dopo, potevano raccontarti che la tua squadra aveva dominato la partita anche se aveva fatto schifo.
 La rivoluzione si è avuta con la tv. Cominciata con un tempo registrato (in genere il secondo) di una partita la domenica alle 18,30 in bianco e nero, arrivata ora a dirette con una trentina di telecamere in campo, comprese quelle cosiddette dedicate, cioè che seguono i singoli calciatori. I quali non possono più consentirsi non solo di dare una gomitata sul naso dell’avversario, ma neanche di mettere le dita nel proprio naso: tutto ripreso da duecento angolazioni. Non ne parliamo di scrollarsi gli attributi, se non vogliono essere visti da almeno, appunto, tre miliardi di persone e sei miliardi di occhi, cui non possono andare a raccontare che si sono sbagliati.
 MAI COSI’ NELLA STORIA Infine il calcio non ha più segreti grazie a Internet. Che al minimo dubbio può dirti anche dove se la faceva la sera Valentino Mazzola settant’anni fa o quali slip usa Cristiano Ronaldo oggi (Internet battuta solo da Gianni Antonucci, l’unico computer umano esistente in tutte le galassie finora conosciute). Poi ci si sono messe le scommesse a laureare tutti in calcio con master di specializzazione, visto che in qualsiasi momento devi essere in grado di prevedere chi farà un passaggio e a chi, da quanti metri dalla porta si calcerà la prossima punizione, chi resterà morente a terra finché l’arbitro non avrà ammonito l’avversario che non l’ha neanche toccato. E dei campionati turco, azerbagiano e islandese, mica solo quello italiano e quello spagnolo, ché lo sanno anche in terza elementare.
 Non meraviglia allora che a dire “Comprate la Bari” si sia messo pure Obama, anche se lui è il presidente americano e già lo conoscevano. Ma si sono messi tutti, un po’ per far comprare la Bari, un po’ per farsi vedere loro. Anche Checco Zalone, che pure è come il sette di denari e siccome fa il Checco Zalone, ha scritto “Comprate il Capurso, in omaggio vi diamo il Bari”. Aveva il cartello anche Federico di Svevia, quello di Castel del Monte. E lo hanno visto anche su Marte e sulla Luna, dove stanno i nostri robot.
 Le migliori firme della “Gazzetta” ne hanno parlato e quindi i lettori non potevano sapere di più e di meglio. Sanno anche di questa squadra che due mesi fa stava retrocedendo e ora andrà in serie A pur essendo fallita. Sanno della più straordinaria campagna di comunicazione spontanea che sia mai accesa nella storia. Accesa mentre la Bari contemporaneamente infilava una serie di vittorie che neanche il Real Madrid. E sanno che alla fine se la sono comprata, la Bari. Questo tanto per far capire che chi crede che il calcio sia solo calcio non ha capito niente.
 Se i tifosi baresi scrivessero adesso “Arrestate i ladri”, risolverebbero in tre giorni i problemi dell’Italia.