Un matrimonio senza conoscere la sposa

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Ma guarda: Milano, Monza, Parma, Imperia, Siena, Pescara, Lodi, Padova, Mantova, Brescia. E’ la classifica delle città che più ci guadagneranno col federalismo fiscale. Pescara stia attenta, potrebbero espellerla come spia. Tutto Centro Nord, anzi più Nord che Centro. Sistema rapido per confermare il ritornello di Bossi: i soldi nostri ce li teniamo noi. Le città che più ci perderanno? Napoli, Cosenza, Taranto, L’Aquila, Foggia, Brindisi, Salerno. Tutte Sud, tranne L’Aquila, altra intrusa. Sono dati degli Artigiani di Mestre, non meridionali. 

Commento (loro): ovvio che sia così, quelle città sono meglio amministrate. Ma a nessuno, meno che mai ai politici del Sud, che salti in mente un’obiezione. Essendo più ricche, hanno entrate più ricche. Magari sono meglio amministrate, compresa la Milano di Tangentopoli, degli assessori arrestati con le bustarelle in tasca, degli scandali finanziari, dei soldi della ‘ndrangheta che non dispiacciono, degli sprechi e della guerra per bande dell’Expo 2015. Ma essere più ricchi significa avere più asili, più assistenza agli anziani, più bus. Vivere meglio. 

Situazione col federalismo fiscale: meno trasferimenti (soldi) dallo Stato alle città. Con quelle più ricche sempre più ricche e quelle più povere sempre più povere. Allora quelle più povere, per non chiudere gli asili e non abbandonare gli anziani, dovranno aumentare le tasse, tranne che non sia cambiata l’aritmetica. E con l’evasione che c’è, le tasse in più le pagano i soliti lavoratori dipendenti e i soliti pensionati. 

Va bene, aumentano le tasse locali, ma diminuiscono quelle nazionali, di che vi lamentate? No, di questo nessuno ha finora parlato nel Paese più tassato d’Europa e con i servizi pubblici peggiori d’Europa. Ai politici meridionali non è venuta mai la curiosità di chiederlo. Perché non può ridurre le sue tasse uno Stato col terzo debito del mondo, e con 80 miliardi di interessi da pagare ogni anno. E uno Stato che, nonostante i proclami, continua ogni anno ad aumentare la sua spesa invece di diminuirla. Tranne poi accusare i sindaci (soprattutto del Sud, ovvio) di essere spendaccioni, ma ora il federalismo li costringerà alla responsabilità. Piccolo particolare tra parentesi. Bossi vuol tenersi i suoi soldi, perché Roma Ladrona glieli toglierebbe andando a spenderli al Sud. Falso: la spesa pubblica è maggiore al Nord. Quindi quand’anche glieli togliesse, glieli restituisce uno dietro l’altro (controllare su Internet, ministero del Tesoro). E se il Nord cede ogni anno 50 miliardi dei suoi soldi, dal Sud al Nord ne salgono ogni anno 96, in acquisto di prodotti e servizi del Nord (tipo ricoveri nei loro ospedali), in ragazzi che emigrano con la laurea pagata dai loro genitori al Sud. 

Conclusione: federalismo uguale più tasse. E più a Sud, ovviamente. Proprio quel Sud che Bossi e i «bossoidi» dicono di voler avvantaggiare. Però federalismo uguale anche più spesa. La Spagna federale ha raddoppiato i suoi dipendenti. Ma basta vedere cosa è avvenuto in Italia con le Regioni. E scommessa: se alcune funzioni passeranno dallo Stato agli enti locali, ci sarà un dipendente che vorrà trasferirsi senza promozione, buonuscita, vertenza, danno biologico? Ma allora, occorre capire cosa è questo federalismo. Non è la madre di tutte le riforme che finalmente modernizzerà l’Italia e risolverà il problema del minore sviluppo del Sud. Non è insomma ciò che dice col sorrisetto razzista il “lumbard” Salvini, quello che “i napoletani puzzano”. E’ una riforma fiscale col principio contrario a quello costituzionale della progressività delle imposte: pagherà più tasse chimeno ha (il Sud), ne pagherà di meno chi più ha (il Nord, ma non se ne stia anch’esso così tranquillo). 

Tutti si sono innamorati della parola “federalismo” come un tempo si combinavano i matrimoni senza conoscere lo sposo o la sposa. Essere contrari al federalismo sembrava ammettere di avere l’alito pesante. E così i politici del Sud dichiarano, per carità, di non aver paura del federalismo. Ma anche gli industriali, i sindacati, gli intellettuali, tanto per capirci quando si parla di classe dirigente meridionale. Però lo vogliono “equo e solidale”, cioè partire dalle stesse condizioni, o quasi. Allora si vedrà davvero chi sarà più capace. 

Pronto consenso della Lega Nord. E ci mancherebbe, si venderebbero le sorelle pur di fare il secondo colpo della storia (dopo l’Unità d’Italia tutta a loro vantaggio). Ci sarà un fondo di perequazione per consentire al Sud di diminuire o azzerare il divario col Centro Nord. Bene, dov’è, quant’è, com’è? Ricerche finora tutte vane, quand’anche siano state fatte. Nessuno ne sa nulla, né c’è un onorevole sudista che sia andato a chiederlo. Ma il federalismo è bello, ce lo prendiamo a scatola chiusa come abbiamo sempre fatto in 150 anni. Ce lo prendiamo proprio.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 4 Marzo 2011