Più Europa che Masaniello ma guarda questo Sud

Venerdì 30 maggio 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Gli avevano già fatto barba e capelli, al Sud. Vedrete cosa verrà fuori dalle elezioni, roba alla Masaniello. Roba da briganti. Siccome quella è la vocazione, ci sarà un plebiscito per Grillo alle Europee, ribellismo e disperazione, un terzo del Paese perduto e inconcludente come sempre. Facendo finta di non sapere che invece in 150 anni col suo voto il Sud ha sempre assicurato stabilità nonostante tutto, di fronte ai socialismi rivoluzionari, ai fascismi, ai terrorismi, alle tangentopoli nati tutti al Nord. Compreso il grillismo, per chi ha memoria corta. Sud serbatoio di consenso governativo in cambio di attenzione, poi quasi sempre mancata. Su questo patto (violato) è nata e cresciuta l’Italia, ma non è cresciuto il Sud.
 Magari il modo giusto non era affidarsi a Grillo, anzi non lo era. Ma un Sud che avesse detto basta non sarebbe stato la sventura su cui la stampa nordica aveva montato uno scandalo preventivo. Lo scandalo che avevano temuto anche tanti intellettuali meridionali puri e duri, quegli ajatollah che vedono piagnonismo ogni volta che da qualche parte del Sud si osa alzare la voce e delegittimare la loro. Ajatollah dell’antipiagnonismo.
 Erano stati lo stesso Renzi e il Pd a temere che il Sud potesse votare in massa un Grillo recentemente scopertosi meridionalista. Tanto che Renzi era accorso a Napoli, recitando anche qualcosa di borbonico a seguito di qualche improvvisato consiglio. Aveva poi mandato in giro i suoi colonnelli. Non una cattiva idea se avessero colto l’occasione per farsi un’idea meno preconcetta del Sud, vedere le sue eccellenze, vedere ciò che funziona, capire che il deserto può attendere come del resto Renzi medesimo aveva capito fra i gioielli industriali di Bari e Monopoli. Ma nello stesso tempo avrebbero potuto cogliere il dramma sociale della mancanza di lavoro e dell’emigrazione giovanile, più che mettere tardive pezze elettorali.
 Poi c’è stata la domenica dell’Europa. E sia pure con qualche punto in meno per il Pd e in più per Grillo, il Sud ha dimostrato che anche la temuta landa ribelle può attendere. Il Pd è stato il primo partito pure al Sud. Il quale Sud, per dimostrare di essere un bravo ragazzo, è stato ineffabilmente capace di dare 70mila voti (9mila in Puglia) anche alla Lega Nord di quel Salvini che in una sua escursione terrona aveva raccolto soprattutto pomodori. Né Renzi può concludere che il voto meridionale è stato ancòra una volta un voto clientelare, insomma un voto di scambio (io te lo do e tu mi dai), se non vuole far torto anzitutto a se stesso rivelandosi scambista.
 Il voto imprevisto del Sud ha così detto due cose. Primo. Nessuno come il Sud capisce quanto l’Europa sia importante anche per la sua ala più mediterranea, anzi quanto Renzi debba farsi sentire per spostarne gli squilibrati equilibri, e quanto possa farlo più di tanti euroscettici pronti solo all’incasso dei voti. Secondo. Il Sud ha sposato la speranza più che la rabbia, pur avendo tutte le ragioni per il contrario. E pur sapendo che Renzi ha in testa l’Italia più che il Nord e il Sud, già un passo in avanti rispetto a chi finora aveva strabismo solo per il Nord (e che già un giorno dopo le elezioni ha ripreso a proclamare “prima il Nord”).
 Questo significa l’opposto di quelle politiche speciali per il Sud che di speciale hanno avuto solo la fregatura (se non si vuole parlare addirittura di una nuova Cassa per il Mezzogiorno come recentemente proposto da Tremonti, sospettissimo convertito). E significa l’opposto di quanto pensano i sopraddetti ajatollah. Il Sud che vuole la sua parte non a parte, ma in una politica nazionale che però non ne ignori i problemi. E soprattutto non ignori che solo a Sud il Paese può riprendere a crescere, quindi Sud convenienza più che malattia.
 A Sud neanche le eccellenze possono contagiarsi fra loro visto che è così difficile andare da una all’altra. L’isolamento è il primo passo verso il declino. Il secondo essendo lo spopolamento dei migliori: per esempio attraverso il sistema rapido di far andar via i suoi cervelli di domani privilegiando nei finanziamenti le più ricche università del Nord rispetto a quelle del Sud. Quindi non soldi ma opere di bene, cioè infrastrutture che consentano al Sud di giocarsela alla pari.
 Va in questa direzione l’alta velocità ferroviaria al Nord e non al Sud? Va in questa direzione una sanità che dà più letti alle regioni nordiche dei più anziani che non a quelle sudiste dei più poveri? Solo così si possono spuntare gli alibi di una classe dirigente meridionale appunto tanto più clientelare quanto più occorre raccomandarsi per ottenere quanto spetterebbe. Solo così si può evitare che i Grillo raccolgano i veleni di chi non vede alternative.
 Insomma col voto di domenica anche il Sud ha contribuito a fare (meglio) l’Europa. Ora attende che si faccia una volta per tutte (meglio) l’Italia.