La salvezza è donna in...calze e giarrettiere

Martedì 3 giugno 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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PANE E BURLESQUE – di Manuela Tempesta. Interpreti: Sabrina Impacciatore, Laura Chiatti, Michela Andreozzi, Giovanna Rei, Edoardo Leo, Caterina Guzzanti. Commedia, Italia, 2014. Durata: 1h 27 minuti.
 
Ah, le donne, le donne. Ancòra una volta il vero sesso forte, e ancòra una volta protagoniste nella Puglia del cinema. Ricordiamo il recente “In grazia di Dio “ di Edoardo Winspeare, nel quale abbracciano il lavoro della campagna del Salento per non cedere alla crisi. Qui scelgono il burlesque, in una Monopoli depressa dalla chiusura di una fabbrica di ceramica (anni fa avvenne davvero). E mentre i mariti cassintegrati si avviliscono giocando a Fantacalcio, la svolta per loro arriva quando in città torna Giuliana (Sabrina Impacciatore), figlia dell’ex titolare della fabbrica, andata via vent’anni prima e ora autoribattezzatasi Mimì La Petite, abbastanza improbabile regina degli spettacoli di seminudo e ironia.
 Dopo essere stata fregata dalle ragazze della sua compagnia, Giuliana assolda la moglie (Chiatti) di un merciaio (Leo) anch’egli in guai economici, la moglie (Andreozzi) di uno dei disoccupati che non fa neanche più l’amore, la cameriera sexy di un bar (Rei). Insegna loro il mestiere e vai col successo e i soldi, dopo un esordio disastroso di impacci e fischi, raccontando a tutti di andare a lavorare in un albergo per non farsi fermare dall’ipocrisia dell’ambiente che non distinguerebbe tra soubrette e mignotta. La crisi è felicemente risolta, il pane ritorna, anche se quando sono scoperte è ugualmente scandalo, stemperato però in un lieto fine che tradisce il precedente tono di emancipazione femminile, di donne soggetto non oggetto.
 La giovane debuttante regista romana Manuela Tempesta aveva dichiaratamente in mente appunto una versione femminile del celebre “Full monty”, il film italo-inglese del 1997 nel quale gli squattrinati organizzati di Sheffield si davano allegramente allo spogliarello per procurarsi da vivere. Qui sono le donne a prendere in mano la situazione e a mettersi sulle spalle le famiglie come sempre, mentre è un’altra donna (Guzzanti) a riorganizzare la vita della città come rappresentante sindacale.
 Il tutto poteva ambire alla denuncia sociale, ma la scelta si è fermata al burlesco. Con un risultato però ironico, divertente, gustoso, spesso spassoso. Cui non manca lo sguardo su un’Italia seduta che non riesce a reagire. Brave ancorché un po’ sopra le righe le protagoniste, in scena anche molti volti noti regionali. Un solo appunto localistico: la Monopoli mostrata vale ampiamente il sostegno pubblico ricevuto dal film, roba da incanto turistico. Ma per carità, è tutt’altro che il “paese di bacchettoni che ti guardano il culo”. E’ il 2014 anche da queste parti, pur non disdegnando alcuna visione gradevole.