Ma è colpa nostra se c'è scarsità e non abbondanza ? Il libro di Nicola Costantino

Giovedì 5 giugno 2014 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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E’ il grande equivoco. Siamo convinti di vivere tempi di vacche magre, se non proprio di miseria. Ma quando mai: invece c’è abbondanza. Anzi, “Abbondanza, per tutti”, come si intitola l’ultimo libro di Nicola Costantino (Donzelli, ed., pag. 137, euro 17,50). Con quella virgola galeotta per farci capire sia che ce n’è per tutti, sia che ce ne dovrebbe essere per tutti. Perché, “Contro la scienza triste della scarsità” (come dice il sottotitolo riferendosi all’economia), il problema è che questa abbondanza è tutt’altro che equa, tutt’altro che ben distribuita. Rischiando di apparire appunto scarsità. E creando al mondo problemi più figli dell’ingiustizia che della insufficiente quantità.
 Per non farsi accusare di volerci prendere per il naso, l’ex rettore del Politecnico di Bari e ora amministratore unico dell’Acquedotto Pugliese si spiega. L’attuale crisi non deriva, come in passato, da una produzione incapace di soddisfare la domanda. Anzi i magazzini sono pieni, anche di cibo. Deriva dall’opposto: da una impossibilità di acquistare quei prodotti fin troppo disponibili perché non ci sono i soldi per farlo. Anzi non è che non ci siano i soldi per farlo, ma quei soldi sono nelle mani di pochi a danno di molti. Sono insomma nel posto sbagliato.
 Ecco quindi la necessità di ridurre la produzione. Ed ecco soprattutto la grande disoccupazione giovanile planetaria. Fu l’industriale Ford all’inizio del secolo scorso a dire che sarebbe stato inutile produrre auto se i suoi operai non avessero potuto acquistarle. E’ anche, precisa Costantino, una disoccupazione tecnologica, che il grande economista Keynes aveva previsto già dal 1928. Se macchine sempre più sofisticate sostituiscono l’uomo, entro cent’anni il problema economico sarà risolto: bisogni di tutti soddisfatti e settimana lavorativa di 15 ore.
 In attesa del 2028, l’uomo deve però trovarsi da fare altro per il suo tempo libero, deve spostare il suo sovrabbondante lavoro verso impieghi diversi. Fra poco con le stampanti 3D potremo costruirci in casa tutto ciò che vorremo. Una inarrestabile valanga che supera la stessa fantascienza. Il libro sciorina un impressionante elenco di futuro già cominciato. Siamo a due passi dall’intelligenza artificiale.
 Ma il futuro deve ancòra cominciare per chi non ha lavoro. E poi l’attuale falsa crisi è soprattutto il fallimento della teoria liberista secondo la quale se i ricchi diventano sempre più ricchi, anche i poveri alla fine ne riceveranno qualche goccia (il cosiddetto “sgocciolamento”). Una crescente diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza prodotta: addirittura la peggiore nella storia dell’umanità. Sono gli studi che sono valsi il Nobel all’americano Joseph Stiglitz. Più ricchezza complessiva ma meno benessere individuale. Ci sarebbero tutte le condizioni per una economia della felicità e invece ne viviamo una dell’infelicità. Miopia etica.
 Un esempio. Negli Stati Uniti la ripresa è da tempo ripartita. Ma il 95 per cento del reddito aggiuntivo che ha generato è andato all’1 per cento più ricco della popolazione. Il quale uno per cento non è che può acquistarsi, per dire, cento auto a testa. Allora che t’inventa? Comincia a investire nella finanza, cioè usa i suoi troppi soldi per farne sempre più. Ma così li sottrae sempre più agli altri, priva gli altri della cena, come disse il padre dell’economia moderna, Adam Smith. Non solo immorale, ma controproducente per l’economia. E’ la stessa cosa che avviene con l’uso indiscriminato di beni comuni come acqua, atmosfera, terra. Così creiamo effetti collaterali che colpiranno le generazioni future, mentre la saggezza dei nativi nordamericani predica che abbiamo ricevuto la Terra in prestito e non abbiamo nessun diritto di non lasciarne anche a chi verrà.
 Quindi come comportarsi?, si chiede Costantino a nome di tutti. Non solo ci sono tutti i mezzi tecnici per consumare meno Terra di quanto facciamo. Ma ci sono anche tutti i mezzi sociali per evitare il Medioevo prossimo venturo. Un minore egoismo contro le “cattiverie dell’uomo” che conviene a tutti. Conviene anche a chi detiene oggi una ricchezza spropositata della quale non saprebbe che fare se continuerà a vedere la sua abbondanza circondata dalla desolazione altrui. Che senso avrebbe essere sempre più ricchi in un deserto?
 Occorre cambiare stile di vita, dare più giustizia alla vita comune. Invece di produrre di più, produrre cose migliori. Il prezioso libro suggerisce qualche soluzione. Il fatto è che ci può essere abbondanza per tutti. Anzi c’è: l’importante è che sia per tutti. Ci può essere l’inferno, oppure un nuovo paradiso terrestre. Dipende solo da noi, e forse il vero problema è proprio questo.