Se non li hai sei troppo onesto

Sabato 14 giugno 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Metti che ti voglia dare una botta di bella vita, anzi di lusso. Cominciando dalla casa. Se vivi a Roma, devi avere un superattico con vista Colosseo, cioè il monumento più conosciuto al mondo, mica i Parioli. A Venezia, un palazzotto cinquecentesco su Canal Grande. A Milano, piazza Duomo o in subordine via Montenapoleone. A Firenze, piazza della Signoria. Ovvi il prezioso antiquariato, i quadri d’autore (diciamo almeno tre Canaletto e un Tintoretto), coperte di cashmere, tappeti persiani, porcellane. Ma si fa presto a dire casa, se non vuoi sfigurare dovresti avere come minimo una palazzina nel più lussuoso quartiere di Toronto e una villa di 1600 metri quadri in Italia con ascensore interno, sala biliardo, idromassaggio, palestra, sauna, piscina, impianto di domotica che con un clic da 5mila chilometri alza la temperatura del frigo per non trovare lo champagne ghiacciato quando arrivi.

 FUORISERIE E BARCA Auto, beh almeno da 30mila euro a cilindro, una d’annata da 50mila euro a coperchietto non ci sta male. Barca, minimo come quella del pronipote materno dello sceicco, al di sotto saresti un diportista della domenica che va a fare il ciambotto. Fine settimana, Saint Moritz almeno una volta al mese, se vai di fretta accettabile anche la solita Montecarlo a spararti un centinaio di migliaia di euro al casinò. Se riesci a mettere insieme una settimana, Maldive, ti conoscono tutti quelli che riordinano le camere. Dubai in business class e vettura superaccessoriata e superclimatizzata da e per l’aeroporto. Una passata di tanto in tanto dalle Cayman a controllare i conti.

 Al polso, meno di un cipollino da 25mila euro a lancetta non se ne parla. Anche un cronometro da cerimonia con i brillanti al posto dei numeri. Gioielli per la signora direttamente in place Vendome a Parigi o sulla Madison a New York, gli unici al livello dei suoi ermellini e dei cincillà sugli abiti da Notte degli Oscar. Scarpe da tremila euro che l’artigiano inglese viene a misurarti a casa con un biglietto aereo che costa un po’ meno delle scarpe. Foulard nell’ultimo tipo di seta in vendita a Parigi, smoking su appuntamento alla maison. Cappotto sartoriale in vigogna, da scotennare almeno quattro pecore andine per ricavarlo così leggero e caldo.

 Alberghi, a Parigi sur Seine, cioè sulla Senna proprio per non strafare, Londra a 2600 euro a notte altrimenti saresti un rappresentante di commercio. Ristoranti, spaghetti al caviale da 190 euro a piatto, non vorrai abbruttirti con un tubettino alle cozze. Bene anche i tagliolini al tartufo bianco. Ovvie le ostriche della Normandia. Aragoste e astici a volontà tanto non fanno ingrassare. In Calabria, pane e ‘nduia proprio per far capire che resti sempre uno di sane origini anche se sei diventato ricco lavorando tutta la vita, a ciò che racconti.

 SUINI E CACCA Feste, da provare almeno una volta gli antichi romani con maschere da suino, grappoli di uva cascanti, abiti da baccanali e vino rosso (anzi merum) sulla carne ingozzata con le mani. Buona referenza la festa della cacca (già sperimentata dalle parti di Palazzo Chigi, quello del governo). Tazze da bagno all’ingresso, scopini macchiati di inequivocabile marrone, buffet in tema (esempio passato di lenticchie dall’aria diarroica), fialette aromatizzate come a Carnevale e tutti si chiedono chi è stato quello stronzo (appunto) a buttarla.

 Poi come corredo della botta di bella vita devi anche comprarti roba più banale come mazze da golf (fa figo il cappellino come quello da 300mila dollari a torneo) biglietti per lo spettacolo di lap dance, gamberi vivi da unico boccone, biancheria intima con i colori del tuo partito (rosso per il Pd anche se non c’entra più niente), tablet, raccolte di fumetti, mimose, cassate siciliane, una collana di jazzisti cubani, un funerale di prima classe per il cugino, profumi, penne d’oro, pecore, zamponi, cialde di caffè, tinture per i capelli, un biliardino.

 Tutto quanto sopra riportato, è (quasi) tutto quanto in 17 regioni italiane su 20 i consiglieri si sono comprati per consumi personali con soldi pubblici, cioè quelli delle sudate tasse dei cittadini. Ed è una piccola parte di quanto hanno scoperto nell’esistenza quotidiana di chi ha intascato tangenti. A un tangentato hanno trovato 200mila euro sporchi di terra in casa: li aveva sotterrati nel giardino temendo che una mattina all’alba i carabinieri suonassero il campanello. Che hanno suonato.