E' giusto solo ci˛ che io voglio

Sabato 21 giugno 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Lasciamo stare il tipo che martedì in strada a Milano ammazza un passante e ne ferisce gravemente due. Nudo, fisico da kung fu, braccia aperte verso il cielo, coltello in mano, aria mistica e il grido “siete tutti peccatori”. Lasciamo stare nel senso che era già avvenuto in passato. Avvenuto col ghanese che un paio di anni fa massacrò tre persone a picconate, sempre in strada, sempre a Milano, perché aveva delle visioni. E avvenuto col pugile ucraino che quattro anni fa, ancòra a Milano, uscì di casa e uccise a pugni una filippina: era stato lasciato dalla fidanzata, finì in ospedale psichiatrico. Può succedere di imbatterti nel tuo appuntamento con la morte.

 FAMIGLIA STERMINATA Ma Carlo Lissi della provincia milanese di Motta Visconti è un’altra cosa. Egli premeditava, ci pensava da una settimana. Fa l’amore con la moglie sul divano, in mutande va in cucina, prende un coltello, raggiunge alle spalle la donna e la colpisce. E quando lei chiede aiuto e cerca di reagire, un pugno la sbatte a terra dove muore dissanguata. L’uomo va poi nella cameretta e sgozza la figlia di 5 anni, va nel lettone matrimoniale e sgozza il figlio di 20 mesi. Veloce doccia, un po’ di roba buttata a terra per simulare una rapina e via a casa di un amico per vedere la partita dell’Italia contro l’Inghilterra. E come esulta ai gol di Marchisio e Balotelli, nella notte di sabato scorso, fra una birretta e l’altra.

 Carlo, Carlo perché mi fai questo?, può aver detto la moglie morendo. Una famiglia perfetta, e lui un marito d’oro. Scriveva lei sulla sua bacheca di Facebook: “Se hai un uomo meraviglioso, che aiuta a equilibrare il tuo mondo, che non è perfetto ma è perfetto per te, che ti fa ridere, che è il tuo miglior amico, quello con cui vuoi invecchiare e al quale sei grata ogni giorno, allora copia questo sulla tua bacheca, ce ne sono pochi in questo mondo, e uno è con me”. Nel linguaggio di Facebook, copia significa condividi, fa’ tuo il messaggio e diffondilo. In modo che quanti più possibile ci mettano il loro “mi piace”. Più “mi piace”, più approvazione da sconosciuti artificiali. “Mi piace”.

 Eppure questa non è la solita moglie, o compagna, o fidanzata, o ex che ti rifiuta e il solito maschio l’ammazza in un “femminicidio” senza fine. Il 31enne programmatore informatico si era innamorato di una collega che lo respingeva perché non voleva un uomo con una famiglia. Allora che si fa? Si elimina la famiglia. Ma come, non c’è il divorzio, fra poco anche molto breve, in sei mesi risolvi? Ma col divorzio sarebbero rimasti i figli, sarebbe rimasta la gabbia e lui voleva liberare il campo da ogni ostacolo, la zavorra. Poi si doveva mettere a discutere con la moglie, spiegare, affrontare il suo dolore, magari il suo disprezzo. Troppo faticoso. Più semplice ucciderli tutti per andare dalla collega e dire: ora sono libero.

 DATEMI LA MARMELLATA Probabilmente avrebbe impiccato anche il gatto se lei gli avesse detto che no, col gatto no. O incendiato la casa se lei gli avesse detto, no, quella casa no. Ma lei non c’entra niente, lei è indirettamente un’altra donna trascinata in una tragedia. Il fatto è che Carlo Lissi è uno che se vuole la marmellata, vuole la marmellata. E’ il figlio perfetto di un nuovo valore: conta solo ciò che piace a me. E’ giusto solo ciò che voglio io. E la morale, il rispetto per gli altri?

 Questi non ci pensano neanche, altrimenti uno che elimina moglie e figli come umido indifferenziato della spazzatura, si chiederebbe se sia il caso di rischiare il carcere a vita. Nulla di fronte al proprio desiderio come unica legge assoluta. Regressione all’infanzia dei capricci. Come se i sei miliardi di abitanti della Terra volessero ciascuno la propria marmellata, e ciascuno non badasse a mezzi né agli altri per averla.

 Che mondo sarebbe? Quello dei Carlo Lissi: moglie e figli spazzati via, forza Italia, domani vado da lei e le dico che è tutto fatto. Un tempo si diceva non uccidere, ma lui non ha ucciso, col tastino “cancel” ha cancellato. Del resto, un tempo si diceva anche non rubare, ma i corrotti che prendono la tangente mica rubano, prendono i soldi per comprarsi le cose, chi può impedirlo se così gli va? Un tempo c’era anche la responsabilità, un tempo. Lissi è andato a vedere la partita con un peso in meno, ce l’aveva fatta. Anzi, su Facebook, per farlo sentire bene sarebbe carino mettergli un bel “mi piace”. “Mi piace”.