Università degli studi colpevoli di povertà

Venerdì 27 giugno 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

C’è una foto fulminante per capire in un attimo il problema del Sud. Capisci che sei arrivato al Sud quando all’improvviso l’autostrada passa da tre a due corsie. Ma capisci di essere arrivato al Sud anche quando all’improvviso i bagni delle stazioni di servizio sono sporchi. L’autostrada che si restringe è colpa dello Stato, cioè degli altri. I bagni sporchi sono colpa dei meridionali, cioè di se stessi. Nel primo caso colpe pubbliche, nel secondo colpe private.

 Così in tanti altri campi. Esempio, l’università. Arriva la troppo puntuale classifica del più diffuso quotidiano economico italiano, e siamo alle solite. Università del Nord tutte su, università del Sud tutte giù. Ciò che avviene anche quando lo stesso quotidiano pubblica la sua classifica annuale della qualità della vita: paradiso al Nord, inferno al Sud. Magari quel quotidiano non è la bibbia, ed è immaginabile che non lo ritenga neanche da se stesso.

  Puntualissime le reazioni come il vento forte a Vallata. I supercritici a dire che le università del Sud se lo meritano, le università del Sud a reagire dicendo che quelle classifiche sono poco attendibili. Stessa musica quando sono diffusi i dati sugli esami di maturità o sul rendimento scolastico: tutti più bravi al Nord, tutti più asini al Sud. E se succede che i voti al Sud siano più alti che al Nord (e succede, succede), allora non è possibile, dipende dal fatto che gli insegnanti meridionali sono di manica larga. Magari sono in gran parte meridionali anche quelli che insegnano al Nord.

 Insomma la sensazione è che ciò che conti sia soprattutto la reputazione, se non il pregiudizio invece del giudizio. Come con Balotelli: tutti a cianciare che ha grandi potenzialità da campione, nessuno ad osare che in attesa che diventi un campione è solo un indisponente brocco. Ma è la reputazione: concetto tanto impalpabile quanto duro a morire. Le università del Nord tutte eccellenza, le università del Sud tutte indecenza. Non è esattamente così, perché le valutazioni sono figlie di parametri ai quali si dà maggior peso o no. Metti la solita storia della qualità della vita: a Trento si vive meglio che a Napoli, ma a Napoli sono più felici che a Trento. E allora?

 Con le università non è diverso da autostrade e bagni. Ma la verità è che le università del Nord, più che migliori, sono anzitutto altro: sono semplicemente più ricche di quelle del Sud. Si definiscono migliori quelle che hanno più soldi. E hanno più soldi perché possono far pagare tasse più alte ai loro studenti. Punto. Cui segue l’infame regola (statale) secondo cui siccome i tuoi studenti sono più poveri, devi essere penalizzato avendo meno docenti. Come, si dà a chi ha di più e si toglie a chi ha di meno? E per università pubbliche? Singolare modo di definire il cosiddetto merito. E di considerare giusto uno Stato.

 Se chi dice di avere a cuore il Sud fosse coerente, si dovrebbe fare il contrario. Considerando inoltre le fondazioni bancarie che al Nord (anche con i soldi del Sud) finanziano le loro università, come fanno i privati, più facoltosi che al Sud. E tenendo conto di come le famiglie meridionali si dissanguino a favore del Nord mandandoci i propri figli spesati. Ma è la trappola della diseguaglianza: più ti hanno fatto diventare diseguale, più lo diventi. E più non hai buona reputazione, più te la peggiorano. Realizzando il disegno di avere (e sostenere) poche università di serie A (al Nord) e di condannare alla B le altre (al Sud). Colpevoli di povertà.

 Detto questo, i signori rettori la smettano di far finta sulle responsabilità meridionali. Quindi spieghino cosa significa che ci sono “tanti” docenti inattivi, come fa (onestamente ed esplicitamente) il rettore di Bari, Uricchio: “tanti”, signor rettore? Inattivi? Vuol dire che c’è gente che usa l’università per vivacchiare con gli stessi programmi per decenni, o per sfruttarla per i propri affari professionali, o per carriere politiche invece di fare ricerca e studiare? Qui non c’entrano i soldi in più o meno, Nord e Sud, c’entra la reputazione rovinata a tutti.

 E poi: se si ripetono tanti nomi di famiglia in certe facoltà, ci si chiede se sia normale o se sia un’invenzione delle classifiche. E se gli studenti brancolano a caccia di chi gli dia un’informazione, ci si chiede se dipende dai soliti problemi di organico o da sciatteria dei servizi. E se Bari, per dire, è più una città “con” l’università che una città “universitaria” (come è più una città “sul” mare che “di” mare), ci si chiede se sia sufficiente andare a parlarne col nuovo sindaco, il quale dirà che è appena arrivato.

 E’ vero che le università del Sud sono le più sottofinanziate d’Italia, che fanno molto con poco. Ma di tanto in tanto sarebbe il caso di capire cosa significhi “molto” invece di prendersela con le classifiche. Spesso truffaldine, ma non meno di certi lamenti meridionali.