Non lasciamo soli i sindaci di Puglia

Venerdì 4 luglio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

La vita pericolosa dei sindaci pugliesi. Ignorandone la voce, la Calabria è diventata, purtroppo, Calabria, così come la Sicilia e la Campania: regioni in cui la criminalità organizzata ha potuto dominare il territorio al posto del troppo assente Stato. E dando poi sotto sotto la responsabilità a calabresi, siciliani e campani come se fossero tutti ‘ndranghetisti, mafiosi o camorristi invece che vittime. Ora l’allarme riguarda come mai in passato la Puglia, regione pilota nel Sud anche perché meno ostaggio della malavita.

 E invece nel 2013 la Puglia è stata prima in Italia per numero di attentati e minacce a sindaci e amministratori pubblici: 143. Solo un paio di anni fa era quinta. E il 2014 non è cominciato meglio. Lettere con proiettili, ordigni rudimentali, auto bruciate, spari, teste mozzate di animali, aggressioni, minacce su internet, telefonate anonime: tutto l’armamentario mafioso. Con Foggia in testa, seguita da Bari e Bat. E sindaci o assessori da San Severo a Bitonto, da San Vito dei Normanni a Carmiano, da Laterza ad Andria.

 E’ arrivata la commissione del Senato non solo a denunciare, ma anche a cercare cause. Puntando il dito soprattutto sulla crisi economica, la gente non ce la fa e va fuori di testa. Allora una autorizzazione non ricevuta, un ritardo, una multa, una tassa, uno sfratto, un lavoro perso scatenerebbero la violenza anche in chi con la violenza non ha mai avuto a che fare, gente spesso senza precedenti penali.

 Ma la commissione non ha mancato di puntare il dito anche contro quella che ha definito eccessiva tendenza all’assistenzialismo, chiedere aiuti pubblici. Chissà se facendola passare, al solito, per un cromosoma del Sud e non per un danno più che una scelta in un Sud in cui le mancate condizioni per lo sviluppo economico non sono state volute dai meridionali ma dallo Stato che si è lavato la coscienza con l’assistenza.

 Non da meno l’illegalità diffusa fra le cause: l’economia in nero, l’evasione, l’abusivismo urbano, il commercio ambulante. Che a ogni indagine e a ogni contestazione armerebbero la mano dei più prepotenti. In un panorama nazionale di scandali, di ruberie, di arricchimenti illeciti, di furti di Stato, di quasi normale uso privato di denaro pubblico che fa passare per fesso chi rispetta le regole.

 Ovvio che sarebbero i piani regolatori i più a rischio, con un tratto di penna si può fare la fortuna o la sfortuna del proprietario di un suolo. A rischio insieme allo smaltimento dei rifiuti. Alle licenze edilizie. Agli accertamenti fiscali. Tutta materia da interessi forti, non per niente anche altrove fra i campi sia di maggiori scontri che di maggiore intimidazione e maggiore corruzione. Oltre che, diciamolo chiaro, di costruzione del consenso, la fabbrica dei voti.

 E’ un terreno scivoloso per sindaci e amministratori, sotto pressione ogni volta che privilegiando il rispetto della legge contrastano le aspettative illegali di chi vuol fare cosa nostra della cosa pubblica. Ma è anche il terreno su cui a volte la cosa pubblica diventa effettivamente cosa nostra. E’ il terreno su cui le città fanno scelte di civiltà o di inciviltà. Non dimenticando che, nonostante un mare sognato dal turismo e tutte le bandiere blu e affini, la Puglia è fra le regioni in cui l’abusivismo soprattutto sulle coste è più impressionante. E si è tanto consolidato nel tempo, da diventare normalità fino al punto che un sindaco che vuole abbattere qualche mostro di cemento va abbattuto egli stesso.

 Maria Carmela Lanzetta, la ministra che da sindaca ha fronteggiato la ‘ndrangheta, ha detto che i sindaci minacciati non vanno lasciati soli, di sicuro sapendo ciò che significa soprattutto al Sud. Ha aggiunto che servirebbe una rete di assistenza tecnica per loro, augurandoci che la sua voce si faccia sentire in un governo a trazione molto nordista. Servirebbero anche leggi più veloci e semplici.

 Ma siccome nessuno come lei sa di cosa si parla, servirebbe che si difendesse la Puglia dagli errori e omissioni che hanno compromesso Calabria, Sicilia e Campania. Servirebbe che la si preservasse da quella latitanza dello Stato che ha lasciato altrove via libera all’anti-Stato, quello che non solo ha occupato i territori ma si è infiltrato nelle amministrazioni. Servirebbero non solo un giudice e un poliziotto in più invece che un mafioso in più. Servirebbe che i partiti nazionali non prendessero voti appena appena opachi. Servirebbero un treno in più e una dimenticanza in meno. Servirebbe che non si accettasse come un elemento del paesaggio quella tassa pretesa dalla criminalità che non solo deprime l’economia, scoraggia gli investimenti e mette in fuga le migliori volontà. Ma toglie dignità a terre nate e cresciute sulla dignità.

 Servirebbe appunto che, passata la commissione di indagine, i sindaci non dovessero continuare a restare ignorati fino alla prossima commissione.