Cercansi paradisi dietro ai tanti " no "

Venerdì 18 luglio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Sono 117 gli investimenti al Sud bloccati. Ostaggio della burocrazia e a volte del malaffare, ma soprattutto delle comunità locali. Alle quali Renzi l’ha rinfacciato papale papale: mi vergogno di andare in Europa a parlare sapendo che potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e non lo si può fare “per paura di tre, quattro comitatini”. Perché i “no” riguardano soprattutto l’energia. E chi ha una qualsiasi attività, sa cosa significhi un costo del trenta per cento superiore alla concorrenza estera, produrre a 100 mentre gli altri lo fanno a 70. A parte che gli imprenditori stranieri non arrivano più anche per questo. No nucleare, no petrolio, no carbone, no gas.

 Al presidente del Consiglio hanno sùbito risposto i “comitatini” pugliesi:  siamo migliaia di persone, altro che. E molte di loro ti hanno anche votato. Insomma: Matteo, ascolta i cittadini. Puglia in prima linea nei “no”. Ora “no” al gasdotto che porterebbe il gas dall’Azerbaigian. E alle trivellazioni per cercare il petrolio in Adriatico. E al progetto di ampliamento dell’Eni a Taranto. No Tap, no Triv, no Tempa Rossa. Ma prima, “no” al rigassificatore di Brindisi. E “no” anche di altro genere: dalla superstrada Maglie-Leuca, al porto turistico di Otranto, a Marisabella nel porto di Bari. Dodici “no” principali in tutta la Puglia.

 Materia incandescente, e minacce, come sa chi ne scrive. Frutto di un ambientalismo che divide il mondo in buoni e cattivi. Che il Sud sia stato devastato da scelte fatte in passato sulla sua pelle, non ci sono dubbi. Basta vedere l’Ilva di Taranto. E basta vedere la Terra dei fuochi in Campania, il grande immondezzaio in cui la signora Italia industriale del Nord ha sepolto tutti i suoi veleni con la complicità della camorra e la disattenzione dello Stato. Ferite aperte, che fanno capire la rabbia e la paura di ricaderci.

 Ma c’è pure frustrazione ed esasperazione di fronte ai 127mila posti di lavoro persi in Puglia negli ultimi tre anni, ai giovani che emigrano, al miliardo di investimenti per la Tap e alle migliaia di nuovi posti cui si potrebbe rinunciare (dopo gli 800 milioni volatilizzati a Brindisi). Anche per aver capito cosa significa un’Ilva spenta, Taranto è spaccata in due. E anche per averlo capito, i Vendola sono sotto processo. Vendola che pure è capo di un partito che ha l’Ecologia nel nome. Sotto processo è la convinzione che sia folle rinunciare all’industria, il grande nemico di un’ideologia senza “se” e senza “ma”.

 Ma non è la stessa cosa in tutto il Sud. Il sindaco di Taranto dice “no” al progetto Eni di due nuovi grandi serbatoi nel porto per stoccare una quantità maggiore di petrolio della Basilicata: investimento 300 milioni, lavoro, aumento dell’esportazione (e il recupero di una quantità di greggio quasi pari a quello fino a poco fa assicurato dalla Libia in fiamme). Ma in Sicilia il governatore Crocetta ha dichiarato immediatamente guerra al progetto dello stesso Eni di chiudere la raffineria di Gela: la difenderò sino alla fine “a costo di apparire come l’ultimo giapponese del secondo conflitto mondiale”. Soprattutto perché sono in gioco migliaia di posti. E con lui sono gli stessi lavoratori che non si fanno alcuno scrupolo ambientale.

 In Puglia è in attesa da sei anni anche il progetto tedesco di pale eoliche in mare: “sì” dei ministeri dei Trasporti e dell’Ambiente, “no” del ministero dei Beni culturali. A parte la riffa dei ministeri che si devono pronunciare, può un progetto aspettare tanto? E non si dovrebbe una volta per tutte capire cosa voglia dire “al largo”, anche perché qui si parla di Gargano? E più che “no” e “sì”, non si potrebbe dire che c’è un problema, quindi affrontiamolo? E poi farsi ricompensare, foss’anche con meno tasse?

 Ci sono i Paesi del “sì” e i Paesi del “no”. Quelli che di fronte a una proposta dicono parliamone, quelli che dicono non se ne parla nemmeno. I Paesi positivi, i Paesi negativi. Perciò i “no” dei tacciati “comitatini” sono tanto più decisi quanto indecisi sono i loro “sì” alternativi. Piacerebbe a tutti che a Taranto non ci fosse più l’Ilva. Ma non si capisce se il buco nero sarebbe riempito da un paradiso terrestre o da un’altra Bagnoli che da decenni non solo è chiusa e arrugginita, ma neanche bonificata. Ed è vero che la Puglia ha già dato con l’energia (compresa quella pulita), ma è anche vero che al momento non ci sono alternative alla porta.

 Molesto, questo realismo. Non riscalda le piazze né le teste. Piace a tutti l’Italia vista come la vede il turista globale, un borgo con la piazza e i bar. La foto del Sud. E piace a tutti ascoltare il fotografo-blogger americano Scott Schuman dire che in Puglia ha trovato l’eleganza, dire che <il vostro stile è nella gentilezza dei gesti antichi>. Piace a tutti ma purtroppo non basta. Cercasi comitato del “no” che ci ragioni su. E comitato del “sì” che si faccia vivo.