Quando si era davvero bambini

Sabato 19 luglio 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ah, i ricordi, i ricordi. Circola in Rete (Internet) un testo attribuito addirittura a Paolo Coelho, lo scrittore brasiliano i cui libri hanno venduto finora meno solo della Bibbia (pare). Coelho, o chi per lui, si chiede come abbiano fatto a sopravvivere i bambini ora diventati adulti, visto che se fossero cresciuti ora come allora non ce l’avrebbero fatta a raggiungere i vent’anni. Un tempo in cui non c’era Telefono Azzurro se un papà o una mamma avessero osato rimproverare un figlio. In cui non c’erano i Diritti dell’Infanzia né la giornata loro dedicata. E non c’era il ricorso al Tar di genitori contro una bocciatura a scuola (con l’aggravante che hanno avuto ragione) o l’aggressione alla professoressa in caso di cattivo voto. Anzi se la maestra li rimproverava, a casa avevano il resto.

 BUTTATI IN STRADA Da bambini, dice Coelho o il presunto tale, andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag. E il piacere monellesco maggiore era circolare su un furgone aperto senza prendersi il raffreddore. C’erano anche quelli che si aggrappavano al retro dei filobus, ma è meglio non farlo sapere neanche ora perché era proprio da criminali.

 Le nostre culle erano di colori vivacissimi, senza preoccuparsi che avessero il marchio dell’Unione Europea e non fossero roba cinese, e senza neanche andare a vedere se avevano vernici a base di piombo. Non c’erano aperture di sicurezza alle porte per evitare che i bambini rimanessero dentro. E i medicinali non si mettevano nello stipo più stratosferico per evitare che i bambini li scambiassero per caramelle. Da bambini non si portava il casco sulle bici, anzi ci si sbucciava tante di quelle volte che a uno che non avesse una crosta sul ginocchio si chiedeva se stesse bene. Ci spaccavamo i denti senza chiamare il 118.

 Da bambini bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla bottiglia della minerale perché nessuno beve più l’acqua del rubinetto o della fontanina pubblica davanti alla quale si faceva la coda. Trascorrevamo ore e ore a costruirci carrelli a rotelle e l’unico modo di fermarci in discesa era la provvidenza di un ostacolo davanti, metti un cespuglio (perché i cespugli allora c’erano e non era severamente vietato calpestare le aiuole). Si stava tutto il giorno fuori di casa a giocare (la rametta da un tombino all’altro, o il Giro d’Italia con le tappe disegnate col gesso a terra e mazzate di morte se qualcuno passava sputandoci sopra per dispetto). Poi le palline colorate o le figurine dei calciatori con l’introvabile Garzena della Juventus. Non avevamo cellulari e non potevano rintracciarci.

 INUTILE NOSTALGIA Si pranzava tutti insieme dopo la scuola, e c’era anche il papà (e senza la tv). Pane olio e sale, pane al burro, pane con la mortadella e il provolone piccante senza ingrassare perché poi si giocava senza che ci intimassero di non sudare e senza che ci cambiassero la maglietta ogni volta. Ai bambini più piccoli non si diceva di non correre perché la prima cosa che fanno i bambini in ogni epoca e in ogni luogo è correre. Bevevamo la bibita in quattro dalla stessa bottiglia senza mischiarci l’Aids. Per farla frizzante si metteva l’idrolitina e chissà che roba era. Non avevamo playstation, Nintendo 64, X box, videogiochi, tv via cavo con 99 canali, computer, iPhone, ma avevamo tanti amici, bastava bussare e sùbito si era fuori. Andavamo all’Azione cattolica a giocare al biliardino.

 Da bambini giocavamo col pallone di pezza o con palloni di cuoio pieni di bernoccoli o col superflex che gli davi un calcio e faceva sdeng e non con quello di Brasile 2014, anzi ogni lattina andava bene: e se qualcuno non era scelto o era messo in porta non finiva in psicanalisi per il trauma. E quando ci mandavano a letto senza cena perché l’avevamo fatta grossa, ci mordeva davvero la fame non come oggi che è meglio per la dieta. Da bambini facevamo i bambini.

 Ora qualcuno può venir fuori con la storia reazionaria dello stavamo meglio quando stavamo peggio. E se a riportarci nel tempo che fu fosse stato davvero Coelho, si deve ricordare che la madre lo fece chiudere in manicomio perché era troppo quel tipo di bambino. Forse allora la mortalità era maggiore, anzi sì. Chissà se era maggiore la felicità, ma ciascuno si fa la sua felicità per conto suo. Oggi i bambini sono diversi, tutto qui. E in fondo la nostalgia è la sconfitta di chi ha paura del mondo ogni volta che si sveglia.