S’aggira per l’Italia un Robin Hood al contrario

Venerdì 8 agosto 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Mamme del Sud sappiatelo, non siete come le mamme del Nord. Una brutta sorpresa è riservata a voi che fra poco ritirerete i figli dal mare per portarli all’asilo nido. E il cattivo questa volta non è il solito leghista Calderoli, ma proprio il governo. Nell’ambito di quel federalismo fiscale che non è roba facile e tantomeno da agosto ma che finora tanti danni ha fatto al Sud.

 Spieghiamo. Secondo la Costituzione, non ci può essere differenza fra i cittadini in base al posto dove sono nati. Per dire, chi è nato a Bari deve essere trattato allo stesso modo di chi è nato a Milano. Cioè deve avere diritto alla stessa assistenza sanitaria, alle stesse scuole, agli stessi bus, alle stesse luci nelle strade, alla stessa sicurezza. E se ci sono differenze, devono essere colmate. Si chiamano giustamente servizi civili, cioè sono un elemento di civiltà di un territorio e della sua gente. Non ci deve essere divario civile (come non ci dovrebbe essere quello economico, ma tant’è).

 Anche per questo è nato il federalismo. E’ nato per attribuire il giusto a ciascuno. E per evitare che da una parte ci sia di più e dall’altra di meno, come pure per evitare che da una parte si sprechi mentre dall’altra si è virtuosi. Ricordate il famoso esempio della siringa? Ci si chiede perché a Milano costi 5 e a Bari 10. Ci possono essere mille motivi (e in altri casi potrebbe essere il contrario), ma si deve intervenire per evitarlo.

 Ecco così i costi standard: si stabilisce un costo medio fra i costi di ciascuna Regione o di ciascun Comune, e quello deve essere per tutti. Chi eccede se lo piange, nel senso che per l’eccesso non è finanziato dallo Stato. Il principio di responsabilità. Ma ecco così anche il fabbisogno standard, detto anche livello essenziale di prestazione: nessuno deve avere al disotto delle sue necessità. Minimo omogeneo per tutt’Italia. I bambini del Sud non devono avere meno asili nido e meno scuole di quelli del Nord, i malati del Sud non devono avere meno ospedali e meno medicine di quelli del Nord.

 Ma purtroppo è ciò che avviene normalmente non solo per asili nido, scuole e ospedali, ma appunto per tutti i servizi. Perché? Perché, contrariamente a quanto si crede (anche al Sud) lo Stato ha sempre speso meno e continua a spendere meno al Sud. Dati dei ministeri, non invenzioni. Stabiliti allora i fabbisogni standard, e vista la situazione, si deve intervenire riparando. Ma a questo punto scatta il trucchetto per dare di più ai ricchi (il Nord) e di meno ai poveri (il Sud).

 Per asili e scuole si fa valere la regola della “spesa storica”. Lo Stato ha sempre (“storicamente”) speso dieci al Nord e cinque al Sud? Significa che di tanto c’era bisogno e si conferma così. Quindi invece di riparare a un’ingiustizia, la si perpetua. E aggrava. Cioè si va a vedere quanti sono gli asili già in funzione (la spesa storica) e non i bisogni delle famiglie (cioè il numero dei bambini con asili e quelli senza). E si dà di più a chi ha più asili e meno a chi ne ha meno. Può capitare che per una ragione qualsiasi un Comune non abbia alcun asilo, e continuerà a non averne uno (pur avendone bisogno) perché siccome in passato lo Stato non gliel’ha dato, continuerà a non darglielo.

 Che ne dite, mamme del Sud sotto l’ombrellone? Siccome c’era il rischio di fare giustizia al Sud, si è trovato il sistema per evitarlo. Bisognava togliere al Nord per dare al Sud, visto che al Sud solo il 3 per cento dei bambini usufruisce di asili nido contro il 18,4 del Nord. Dare al Sud: scandalo. Più giusto fare il contrario di Robin Hood, il brigante inglese: togliere ai poveri per dare ai ricchi.

 Stesso criterio per la scuola. Con l’aggravante che la scuola è l’unico mezzo per far crescere una popolazione, specie quando ci sono diseguaglianze di partenza. E specie in un Paese che a parole afferma di voler ridurre il divario fra Nord e Sud, ma nella pratica fa il contrario. Accusando del divario il solo Sud. E solo nelle settimane scorse si è in parte rimediato al paradosso della sanità, per la quale lo Stato finanzia di più le regioni che hanno più anziani (al Nord) e meno quelle in cui gli anziani hanno meno possibilità di vivere altrettanto a lungo perché più poveri e meno curati meno (al Sud).

 P.S. Alle ingiustizie di cui sopra si potrebbe ancòra rimediare se i parlamentari meridionali si muovessero. Ma al momento nessuna iniziativa è pervenuta. La commissione tecnica che se ne occupa è presieduta da un lombardo, il presidente dei Comuni è un piemontese, il responsabile del Mezzogiorno si è dimesso e non è stato sostituito. Molti Comuni meridionali finora si sono disinteressati degli asili nido. Fatte le somme, il risultato è quello testé visto.