Due tre botte al Sud in salsa estiva

Venerdì 22 agosto 2014 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Estate da dimenticare. E non solo per l’assenza del sole che ci ha fatto tutti visi pallidi. Ma perché nelle pur brevi vacanze, un po’ di colpi al Sud glieli hanno sistemati fidando nella disattenzione delle città e nella voglia sia pur delusa di evasione.

 Anzitutto il governo che condanna il Sud a non avere asili solo perché non li ha mai avuti o ne ha avuti meno del resto d’Italia. E non solo asili. Ma mense scolastiche, scuolabus, tempo pieno, pulmini per disabili. Invece di rimediare, dice: non li avete mai avuti, significa che non ne avete bisogno. Guardi che non li abbiamo mai avuti perché il Sud è sempre stato trattato da figliastro. Ah, no, significa che quello è il vostro fabbisogno e quello vi tenete. Si può cominciare a diventare meridionali anche nella prima infanzia.

 A proposito di scuole, sollevazione al Nord contro gli insegnanti meridionali che toglierebbero il posto a quelli locali. Fatto è che sono state aperte le graduatorie per l’immissione in ruolo e le lunghe supplenze. E in migliaia dal Sud stanno emigrando nelle zone con più richiesta. Suscitando una protesta al grido di “Ora basta” su Facebook. Ma siccome si accede per punteggio basato anche sul merito, che fa il Nord, fa marcia indietro dopo essersi sempre vantato per la sua meritocrazia?

 Dal Sud poi vanno via non solo perché il Sud ha dovuto sempre emigrare. Ma anche perché non si fanno più figli e calano gli studenti. Ma non si fanno più figli anche per una crisi che a Sud è sempre stata più grave e della quale i governi si sono sempre infischiati. S’accorgono ora delle conseguenze? E non facevano comodo gli insegnanti del Sud quando al Nord non ne avevano perché per quattro soldi non l’avrebbero mai fatto?

 Tutti a dire: il Sud non si lamenti se poi non sa spendere i fondi europei, o li spende male. Ma i fondi europei finanziano solo per metà i progetti: il resto devono metterlo Stato e Regioni. Spesso le Regioni non possono per il patto di stabilità che impedisce di spendere anche se i soldi li hanno. E quanto allo Stato, visto che nonostante tutti i proclami e i presunti impegni il suo debito aumenta, cosa decide? Di ridurre del 10 per cento il suo cofinanziamento dei progetti. Che siccome riguardano soprattutto il Sud in ritardo di sviluppo, significa altro danno al Sud.

 Ma visto che ci siamo, l’accusa di spendere male. Di spendere cioè a pioggia, tanto a te e tanto a te per tenervi tutti contenti e perché ve ne ricordiate al momento del voto. Ma questa è elemosina, non sviluppo. Che invece avrebbe bisogno di grandi progetti, e possibilmente riguardanti le regioni tutte insieme. Ora non molti sanno che a chiedere all’Europa di spendere in un certo modo è il governo, non le vituperate Regioni, ancor più vituperate se del Sud. E così il precedente ministro Trigilia aveva ridotto questi programmi di spesa da 400 a 50, fine della cuccagna.

 Ma che ti fa ora il governo? Riporta questi programmi a 330. Una sorta di istigazione a finanziare ancòra sagre e feste patronali invece, diciamo, del restauro delle città, o del risanamento del territorio per evitare alluvioni, o delle scuole. Col sospetto che in quei 330 programmi passi anche ciò che non c’entra nulla col Sud: per usare i soldi del Sud come bancomat cui attingere per ogni altra necessità (qualcuno ricorda i soldi sottratti al Sud per pagare le multe europee ai lattai del Nord che non rispettavano le quote di produzione?).

 Ma visto che ci siamo, ecco irrompere anche i Bronzi di Riace. Che vorrebbero esporre a Expo15 di Milano come simbolo della cultura e della bellezza italiana. Fosse detta così, si potrebbe ragionare, anche se i Bronzi sono talmente fragili da sconsigliare di farli andare troppo in giro. Invece si dice che Reggio Calabria non li merita visto che da loro incassa solo 800 euro al giorno. Storia simile a quella del Museo archeologico di Taranto, poco visitato anche perché per nulla propagandato dal ministero.

 Facce di bronzi, si potrebbe rispondere, dato che solo ora s’accorgono cosa significa arrivare a Reggio Calabria con un treno che sembra una littorina e un’autostrada in costruzione da oltre 50 anni. E poi, volete in prestito i Bronzi? Bene, dateci in cambio il Cenacolo di Leonardo da Vinci. O si cacciano gli insegnanti che emigrano e si pretendono i Bronzi che non vogliono emigrare? Ragionamenti odiosi, non c’è dubbio. Ma perché continua ad esserci un’Italia a trazione anteriore e una a trazione posteriore.

 In questo ambientino, irrompe il Salvini a dire che vuol creare una Lega del Sud e che per farlo partirà dal Salento. La Lega Nord è quella che ha sempre definito “merdacce” i meridionali e zona da “derattizzare”, cioè abitata da topi, il Sud. Se ci riuscirà, bisognerà ricordare Petrolini. Il quale, a uno spettatore che disturbava in teatro, disse, io non ce l’ho con te, ma con chi non ti butta giù. Appunto.