Il peccato č come la Nutella

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

È una vita che non sento più dire: non si fa, è peccato. Per la verità non si sente neanche più dire: non si fa, è male. Il peccato e il male sono diventati come la Nutella: se ci piace, non ci importa se fa ingrassare, anche se lo sappiamo. Anzi per il peccato e il male neanche lo sappiamo più, abituati a farci leggi personali: è lecito e giusto ciò che ciascuno desidera. Speriamo che a qualcuno non piaccia ammazzare la gente in strada, perché non si può? E che se si ordina che non si può, non sia solo per evitare una strage, ma anche perché si va all’inferno (già il carcere di questi tempi è meno sicuro). 

AGGIORNATI I DIECI COMANDAMENTI - Ovvio che a esserne particolarmente preoccupata è la Chiesa, che di peccati si occupa per mestiere. E che è costretta ad aggiornare l’elenco. Non più soltanto i dieci comandamenti, alcuni dei quali paurosamente fuori moda (metti “non fornicare”). Ma un altro elenco aggiornato all’anno 2011, perché qui nasce un nuovo peccato al giorno. Sotto tiro soprattutto i nuovi “peccati sociali”, sette in tutto: fecondazione assistita e controllo delle nascite, ricerca scientifica tendente a “modificare” l’uomo (e la donna), droga, inquinamento, disparità fra ricchi e poveri, eccessiva ricchezza, creazione di povertà. Non si dice chiaramente che sia peccato evadere, soprattutto se non pagare le tasse frega gli altri che ne devono pagare di più: ma forse è compreso nel divieto di disparità fra ricchi e poveri. Controverso il peccato di “eccessiva ricchezza”, in Italia dovrebbe andare dritto all’inferno quel 10 per cento di popolazione che possiede più del 40 per cento del patrimonio nazionale. E dovrebbero andarci i politici che lo consentono, se non fanno parte anche loro del 10 per cento. Fuori discussione la droga. 
E quanto all’inquinamento, che distrugge la Terra di tutti, bisognerebbe capire che succede se uno va a confessarsi e dice: se io non inquinavo, chiudevo fabbrica e lasciavo nella povertà 50 operai. Insomma un altro peccato: quale dei due più grave? Gli è che sono sempre meno quelli che vanno a confessarsi: non lo fa già il 60 per cento dei fedeli, figuriamoci i non fedeli. Anche qui auto-assoluzioni “ad personam”, tendiamo a volerci bene e a risolvere tutto da soli, senza neanche tre pater-ave-gloria. Il fai-da-te della coscienza. 

Capisco la frustrazione della Chiesa, che deve fare, dimettersi? A parte che almeno in Italia non si dimette più nessuno. Ma deve fare la Chiesa, cioè insistere. Anche andando controcorrente, anche magari sbagliando, quando addirittura non le capita la sofferenza di qualcuno dei suoi che dà il cattivo esempio. No alla ricerca scientifica anche quando, come appena avvenuto, si fanno nascere bimbi che si sa già predisposti a gravi malattie e si cerca di evitarle: in Inghilterra e Spagna baby trattati prima della nascita contro un tipo di tumore. 

CIASCUNO SI FA LA SUA MORALE - Dice: ma così un giorno li si vorrà tutti biondi. Pericolo esistente. Ma non si difende la vita anche combattendo in anticipo ciò che ce la può togliere? E non si moriva di raffreddore prima di inventare l’aspirina? E non sono gli esseri umani moderni diversi dalle caverne anche perché la scienza ha lavorato per questo? E se la scienza può eliminare la fame dal mondo, può farlo a modo suo o deve avvenire solo per la carità di chi più ha verso chi meno ha? E se la stessa Chiesa ha ammesso il profilattico dove c’è l’Aids, non avrà cambiato idea ma ha cambiato cosa ha necessariamente consentito al suo gregge di fare. 

E’ vero che il pericolo, anzi la realtà, è il “relativismo etico”, per dire ancòra una volta che c’è una morale e non più di una. Ma la Chiesa è comunità, lo dice la parola latina stessa da cui deriva (“ecclesia”). E il popolo di Dio, se tale si vuol definire, non può andarsene in libera uscita quando gli pare. Ed è sempre attuale anche il vecchio bellissimo e lapidario insegnamento: Non è chi dice Signore Signore che andrà nel regno dei cieli, ma chi farà la volontà del Padre mio. Lasciamo stare quello scomunicato di Nietzche secondo cui la Chiesa ha bisogno del peccato per esistere. Ma, senza sposarla né divorziarne in anticipo, si sottopone all’attenzione comune anche questo piccolo brano tratto dall’opera “Brave New World” dello scrittore fantascientifico britannico Aldous Huxley: “Perché non date alla gente libri su Dio?” Per la stessa ragione per la quale non diamo loro “Otello”: sono vecchi, sono su Dio di circa cento anni fa, non su Dio oggi. “Ma Dio non cambia”. Gli uomini però sì.

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 19 marzo 2011