Il Sud di Veneziani l’anima del mondo

Domenica 7 settembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Una volta, una volta al Sud bisogna scenderci. Perché il Sud è come quella scatola di vecchie fotografie che tutti conserviamo in qualche parte della casa: lì dentro è la nostra infanzia. E rivederle è come ripercorrere la vita, ritrovare ciò che si è irrimediabilmente perduto, capire meglio chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Perché anche chi non è nato a Sud, in fondo a Sud è nato. Perché tutto ciò che è l’Europa oggi, viene da Sud: le civiltà e le religioni, le filosofie e il diritto, la democrazia e le scienze. Perché se il Nord guida oggi l’Europa, il Sud lo sorregge. E se il Nord è rami e fronde, il Sud è il tronco senza il quale il resto non esiste. Il Sud è l’origine del mondo, quindi l’origine di tutti.
 Ecco perché questo “Ritorno al Sud” di Marcello Veneziani (Oscar Mondadori, pag. 304, euro 12) non è un diario di viaggio qualsiasi. E’ il Libro dei Libri che spiega cos’è quella forza di gravità che attira a Sud anche chi del Sud non è (o crede di non essere). E spiega perché anche ora che il Sud sembra sprofondare e i suoi ragazzi fuggono, in fondo il Sud non morirà mai perché lo abbiamo tutti dentro. Un’anima oltre che un luogo fisico. Si va sempre verso il sole. E quand’anche il Nord avesse il monopolio dei prodotti, il Sud conserva quello dell’umanità: senza la quale farebbe troppo freddo.
 Ma chi conosce Marcello Veneziani e la sua scrittura, non crederà che questo suo ennesimo libro non abbia anche la “elle” minuscola. Non crederà cioè che sia solo filosofia, per quanto a modo suo, e non anche la brillante impertinenza del giornalista che il suo Sud sa raccontarlo col distacco e la sottile ironia del ben informato dei pregi e dei difetti del popol suo. Mettendo insieme, ma con riscrittura e ampliamento, i suoi due precedenti “Il segreto del viandante” e “Sud. Un viaggio civile e sentimentale”, che già i meridionali li avevano deliziato facendogli meglio scoprire se stessi. E i non meridionali li avevano altrettanto deliziato innamorandoli dei meridionali al di là dei pregiudizi (e, spesso, dei razzismi).
 Questo è un Sud più di coreografia che di geografia, di caratteri e di comportamenti, di personaggi e di macchiette, di seduzione e di disperazione, una calamita senza accento ma anche una calamita con l’accento. Che Veneziani estrae soprattutto dallo scrigno di se stesso, da quella esilarante scatola nera nella quale tutto è registrato e che ha come epicentro quel luogo universale di parte della sua esistenza che si chiama Bisceglie.  
 Così c’è il Sud ineguagliabile e ineguagliato della controra, quel tempo sospeso col tubo dell’ossigeno staccato e il silenzio assoluto attaccato. C’è il Sud di Ninetta e Carolina, zie agli antipodi. C’è il Sud dall’arte di vivere creativa, tipo sostituire qualcuno in una fila. C’è il Sud in cui si vive peggio che al Nord ma si è più felici che al Nord. C’è il Sud della luce costretto dall’Europa a viaggiare con i fari accesi. C’è il Sud dei cafoni e il Sud dei terroni globali. C’è il Sud dei vecchi cinema e dello struscio. C’è il Sud del rito del caffè. C’è il Sud dei fioroni e dei fichi d’India. C’è il Sud di tutte le declinazioni della “capa” (leggasi testa): capa fresca, capa al gioco, capa frecata, capa vacante, capa tosta, capa abbascio, capa di pianto, capa di ciuccio, capa di c., non ci sta con la capa, la capa gira. C’è il Sud dei levantini e dei fatalisti. C’è il Sud di Checco Zalone e di un’antica ricetta barese: riso, patate e cozze. C’è il Sud di Cafon Valley. C’è il Sud di Vendola che parla assiro-babilonese e di Sua Larghezza Emiliano. C’è il Sud ospitale come un sequestro di persona. C’è il Sud delle cicale marine e delle formiche terragne. C’è un Sud esplosivo di costruttori e innovatori.
 Anche Veneziani è convinto che oggi il Sud sia narrato soprattutto attraverso il suo malessere, la sua malavita, i suoi sprechi (veri o presunti). Anche Veneziani è convinto che il Sud continui a pagare un prezzo a un’unità d’Italia descritta con faziosità e omertà da un mondo accademico sprezzante e spocchioso. Anche Veneziani è convinto che il Sud abbia bisogno dello strappo di un racconto diverso. Perché continua a essere con tutti un conto in sospeso. Anche per lui, che lo ama tanto più quanto ne è lontano. Anche per lui, che lo ama di un amore scorbutico. Anche per lui, convinto com’è che vivere è un eterno tornare. E che per lui e per tutti, come dicono gli spagnoli, tornare al Sud sarà solo questione di “tiempo para el destino”, di tempo per raggiungere la destinazione. Per raggiungere il destino, appunto.