Il deserto che fa morire un ragazzo

Venerdì 12 settembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Ecco, questa è Napoli. Se non vogliamo lasciar spazio alla solita spiegazione che non spiega nulla,  rivediamo cosa è avvenuto in città alle tre della notte fra giovedì e venerdì della settimana scorsa. In tre sul motorino, non si fermano a un posto di blocco dei carabinieri. I quali li inseguono, finisce a speronamento e corpo a corpo durante il quale dalla pistola impugnata da uno dei militari parte un colpo. Muore un ragazzo di 17 anni, Davide Bifolco, incensurato. Ma con lui c’erano un pregiudicato e un latitante (pare), proprio quello che nella notte era ricercato. E dicono di non essersi fermati perché senza patentino e senza assicurazione.
 Colpo accidentale o no, lo stabilirà la magistratura. Purtroppo non è la prima volta che avviene, come altre volte sono stati i carabinieri a lasciarci la vita. Il quartiere è il Traiano, alle spalle dello stadio San Paolo. Quartiere di traffico di cocaina e di pesante presenza della camorra. Quartiere, dice l’informato Roberto Saviano, in cui un qualsiasi errore, una qualsiasi amicizia sbagliata ti può essere fatale. Quartiere pericoloso anche per carabinieri e polizia. E che esplode in una protesta che, più che una protesta, sembra una sommossa.
 Auto dei carabinieri distrutte. Un corteo al giorno con cori da Curva Nord e sguaiate minacce frammiste a preghiere. Chiediamo solo giustizia, dateci per un’ora quel carabiniere. La mamma di Davide gli augura una vita senza più pace. In una ennesima manifestazione davanti alla caserma Pastrengo, scende in strada anche il comandante provinciale dell’Arma, il quale accetta di togliersi il cappello che non si tolgono mai. Ma si tolgono addirittura dalla circolazione, visto che da quella notte non si è più visto un carabiniere in giro. Forse un tentativo di non esasperare gli animi che può essere scambiato per abbandono del campo.
 Ecco, questa è Napoli: la solita spiegazione che non spiega nulla. Dove in tre sul motorino si va normalmente. E invece no, perché quella notte ci andavano purtroppo Davide e i suoi amici, non ci andava il quartiere. Perché neanche lì si va sempre in tre sul motorino. Non si va sempre senza patentino e assicurazione. Non si va sempre con un latitante. Non si fugge sempre a un posto di blocco. Un posto in cui fuorilegge sono sempre i camorristi, non i carabinieri. Anzi un posto in cui, smorzata la bufera, ci vogliono più carabinieri, non meno carabinieri. E un posto in cui solo la paura non fa replicare a quanto detto da una esagitata bambinetta: la camorra non avrebbe mai ucciso un ragazzo di 16 anni, lo Stato sì.
 Il rione Traiano è uno fra i tanti posti del Sud in cui si è lasciato che lo Stato fosse l’anti Stato, in cui si è lasciato che lo Stato fosse la criminalità organizzata, non lo Stato. Uno fra i tanti posti del Sud in cui si è lasciato credere che la giustizia la fanno i nemici della giustizia, cioè i mafiosi. Uno fra i tanti posti del Sud in cui si è lasciato credere che il lavoro possano darlo solo i malavitosi che lo tolgono agli onesti. Uno fra i tanti posti del Sud in cui si è lasciato credere che i servizi essenziali per la vita di ogni giorno potessero darli i farabutti che ammazzano la vita di ogni giorno della gente, che ammazzano il futuro di tanti poveri Davide. Fino a quando l’errore di un rappresentante dello Stato viene presentato dalla piazza artatamente scalmanata come una conferma dello Stato cattivo e dell’illegalità buona. E piazza poi all’improvviso acquietata forse dalla stessa camorra che vuole silenzio per i suoi affari.
 Perciò quando distratti ministri con la coda fra le gambe ora dicono che si accerteranno i fatti, non dovrebbero limitarsi ad aggiungere che ci sono intere zone del Sud in mano alle mafie. Senza chiedersene e spiegare il perché, come se i meridionali nascessero mafiosi e non ne fossero invece vittime. Come se scegliessero invece di subìre. Come se le mafie non avessero messo le mani dove tanti ministri hanno lasciato spazi vuoti per metterle. Come se non fossero prosperate dove non c’era una stazione dei carabinieri o una postazione della polizia. Dove le procure sono state abbandonate a quattro magistrati senza mezzi e senza sostegni. Dove vivere era sopravvivere senza sanità, trasporti, scuola all’altezza (che fino a prova contraria spettano allo Stato, come dimostra la storia degli asili tutti al Nord e nessuno al Sud). Dove le collusioni della politica (non solo locale) hanno accolto i mafiosi come sindaci o amministratori.
 Al Traiano il 70 per cento della gente è disoccupata, analfabetismo altissimo, centinaia negli scantinati: dov’è lo Stato? Così, quando una notte di settembre un ragazzo di 17 anni muore per uno sventurato colpo di pistola, la colpa è del carabiniere che ha sparato. E non si capisce che è di chi ha ingiustamente lasciato il ragazzo e il quasi suo coetaneo carabiniere uno di fronte all’altro nel deserto attorno.