Burocrazia si salvi chi può

Sabato 13 settembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Credevamo di saperlo quali sono le arance dolci di alta qualità.
“Si intende per arance dolci di alta qualità: le arance che sono mature, sode e di buon aspetto, almeno di un bel colore, con una struttura morbida e senza putrefazioni, senza bucce strappate non rimarginate, senza bucce dure o secche, senza esantemi, senza lacerazioni di crescita, senza danni causati dalla siccità o dall’umidità, senza ispidi larghi o emergenti, senza pieghe, cicatrici, macchie d’olio o scaglie, colpi di sole, sporcizie o altri elementi estranei, malattie, insetti”. Ci si raccomanda soprattutto contro gli esantemi (vedere il significato sul vocabolario) e contro i colpi di sole anche se eseguiti da parrucchieri professionali.
 LINGUA ARABA Sembra una presa per i fondelli, è invece la norma pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” in puro stile burocratese (come si è divertito, beato lui, a raccontare Gian Antonio Stella nel suo “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli”, Feltrinelli, pag. 189, 15 euro). Uno potrebbe dire: ma è demenziale. Demenziale sarà lei, è semplicemente burocratese. Una lingua che, non volendo farci capire niente, ci riesce. Anzi una lingua che, volendo complicarci la vita, lo fa. Perché, se fosse comprensibile, la burocrazia non sarebbe il potere che è, e non a sua insaputa. Tanto più potere quanto meno puoi evitarlo nella tua vita quotidiana di suddito che deve sottostarci anche per respirare.
 Metti per esempio che negli ultimi giorni di spiaggia e sabbia i nostri figli litighino per una paletta. Chi ha diritto alla paletta? Lo chiarisce la consueta provvidenziale “Gazzetta Ufficiale”: “Si intende per utilizzatore di una paletta: la persona che, proprietaria o no della paletta, ne ha il controllo effettivo”. Il che, se non si è capito male, introduce il concetto pacifista che ci appartiene non ciò che ci appartiene, ma ciò che non ci appartiene ma abbiamo arraffato.
 Metti che la polizia stradale ti fermi contestandoti che la luce appena riparata della tua moto non sia a norma. Eppure la norma che l’elettrauto avrebbe dovuto rispettare era chiarissima: “La visibilità della superficie illuminante, anche nelle zone che non sembrano illuminate nella direzione d’osservazione considerata, deve essere assicurata all’interno di uno spazio divergente delimitato da generatrici che seguono il perimetro della superficie illuminata e formano un angolo di almeno 5° con l’asse di riferimento del proiettore. Come origine degli angoli di visibilità geometrica deve essere considerato il contorno della proiezione della superficie illuminante su un piano trasversale tangente alla parte anteriore del trasparente del proiettore abbagliante”. Illuminante.
 CENTO TASSE A volte, ammettiamolo, c’è un pregiudizio verso tutto ciò che cercano di spiegarci semplificandolo al massimo. Difficile ad esempio non capire che “il termine di cui all’art. 8, comma 4, del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 65, convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 1989, n.155, già differito al 28 febbraio 1992 dall’articolo 3, comma i, del decreto-legge 1° ottobre 1991, n. 307, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1991, n. 377, è ulteriormente differito fino all’entrata in vigore della legge di riordino delle gestioni fuori bilanci e comunque non oltre…”.  Insomma è ulteriormente differito.
 Il fatto è che gli italiani sono testoni anche di fronte ai testi più comprensibili come quelli visti. Proprio per questo la burocrazia dei ministeri deve trattarci anche con le tasse come i sudditi inetti che dimostriamo di essere. Non due o tre come sarebbe normale, ma non meno di cento. E non per spolparci di più, ma per essere più chiari. Imposte, ritenute, addizionali. E la tassa sull’ombra, sui passi carrai, sui rifiuti, sulle bonifiche, sulla depurazione, sulle concessioni governative, sulle donazioni, sulla pubblicità, sulle carte di credito, sugli intrattenimenti, sugli oneri bancari passivi. Più trattenute Cimp, Inail, Inps, Irap, Ires, Irpef, Iva, Tosa. (Questa volta a fare lo scandalizzato è Paolo Bracalini nel suo “La Repubblica dei mandarini. Viaggio nell’Italia della burocrazia, delle tasse e delle leggi inutili”, Marsilio ed., pag. 199, euro 14).
 Pensateci bene anche a morire: vengono a controllare le fatture dei funerali, incrociando i dati con quelli delle pompe funebri. Se proprio non ce la fate a non morire, per favore fate in modo che la vostra salma non si ritrovi. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
Credevamo di saperlo quali sono le arance dolci di alta qualità.
“Si intende per arance dolci di alta qualità: le arance che sono mature, sode e di buon aspetto, almeno di un bel colore, con una struttura morbida e senza putrefazioni, senza bucce strappate non rimarginate, senza bucce dure o secche, senza esantemi, senza lacerazioni di crescita, senza danni causati dalla siccità o dall’umidità, senza ispidi larghi o emergenti, senza pieghe, cicatrici, macchie d’olio o scaglie, colpi di sole, sporcizie o altri elementi estranei, malattie, insetti”. Ci si raccomanda soprattutto contro gli esantemi (vedere il significato sul vocabolario) e contro i colpi di sole anche se eseguiti da parrucchieri professionali.
 LINGUA ARABA Sembra una presa per i fondelli, è invece la norma pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” in puro stile burocratese (come si è divertito, beato lui, a raccontare Gian Antonio Stella nel suo “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli”, Feltrinelli, pag. 189, 15 euro). Uno potrebbe dire: ma è demenziale. Demenziale sarà lei, è semplicemente burocratese. Una lingua che, non volendo farci capire niente, ci riesce. Anzi una lingua che, volendo complicarci la vita, lo fa. Perché, se fosse comprensibile, la burocrazia non sarebbe il potere che è, e non a sua insaputa. Tanto più potere quanto meno puoi evitarlo nella tua vita quotidiana di suddito che deve sottostarci anche per respirare.
 Metti per esempio che negli ultimi giorni di spiaggia e sabbia i nostri figli litighino per una paletta. Chi ha diritto alla paletta? Lo chiarisce la consueta provvidenziale “Gazzetta Ufficiale”: “Si intende per utilizzatore di una paletta: la persona che, proprietaria o no della paletta, ne ha il controllo effettivo”. Il che, se non si è capito male, introduce il concetto pacifista che ci appartiene non ciò che ci appartiene, ma ciò che non ci appartiene ma abbiamo arraffato.
 Metti che la polizia stradale ti fermi contestandoti che la luce appena riparata della tua moto non sia a norma. Eppure la norma che l’elettrauto avrebbe dovuto rispettare era chiarissima: “La visibilità della superficie illuminante, anche nelle zone che non sembrano illuminate nella direzione d’osservazione considerata, deve essere assicurata all’interno di uno spazio divergente delimitato da generatrici che seguono il perimetro della superficie illuminata e formano un angolo di almeno 5° con l’asse di riferimento del proiettore. Come origine degli angoli di visibilità geometrica deve essere considerato il contorno della proiezione della superficie illuminante su un piano trasversale tangente alla parte anteriore del trasparente del proiettore abbagliante”. Illuminante.
 CENTO TASSE A volte, ammettiamolo, c’è un pregiudizio verso tutto ciò che cercano di spiegarci semplificandolo al massimo. Difficile ad esempio non capire che “il termine di cui all’art. 8, comma 4, del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 65, convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 1989, n.155, già differito al 28 febbraio 1992 dall’articolo 3, comma i, del decreto-legge 1° ottobre 1991, n. 307, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1991, n. 377, è ulteriormente differito fino all’entrata in vigore della legge di riordino delle gestioni fuori bilanci e comunque non oltre…”.  Insomma è ulteriormente differito.
 Il fatto è che gli italiani sono testoni anche di fronte ai testi più comprensibili come quelli visti. Proprio per questo la burocrazia dei ministeri deve trattarci anche con le tasse come i sudditi inetti che dimostriamo di essere. Non due o tre come sarebbe normale, ma non meno di cento. E non per spolparci di più, ma per essere più chiari. Imposte, ritenute, addizionali. E la tassa sull’ombra, sui passi carrai, sui rifiuti, sulle bonifiche, sulla depurazione, sulle concessioni governative, sulle donazioni, sulla pubblicità, sulle carte di credito, sugli intrattenimenti, sugli oneri bancari passivi. Più trattenute Cimp, Inail, Inps, Irap, Ires, Irpef, Iva, Tosa. (Questa volta a fare lo scandalizzato è Paolo Bracalini nel suo “La Repubblica dei mandarini. Viaggio nell’Italia della burocrazia, delle tasse e delle leggi inutili”, Marsilio ed., pag. 199, euro 14).
 Pensateci bene anche a morire: vengono a controllare le fatture dei funerali, incrociando i dati con quelli delle pompe funebri. Se proprio non ce la fate a non morire, per favore fate in modo che la vostra salma non si ritrovi. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 
Credevamo di saperlo quali sono le arance dolci di alta qualità.
“Si intende per arance dolci di alta qualità: le arance che sono mature, sode e di buon aspetto, almeno di un bel colore, con una struttura morbida e senza putrefazioni, senza bucce strappate non rimarginate, senza bucce dure o secche, senza esantemi, senza lacerazioni di crescita, senza danni causati dalla siccità o dall’umidità, senza ispidi larghi o emergenti, senza pieghe, cicatrici, macchie d’olio o scaglie, colpi di sole, sporcizie o altri elementi estranei, malattie, insetti”. Ci si raccomanda soprattutto contro gli esantemi (vedere il significato sul vocabolario) e contro i colpi di sole anche se eseguiti da parrucchieri professionali.
 LINGUA ARABA Sembra una presa per i fondelli, è invece la norma pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” in puro stile burocratese (come si è divertito, beato lui, a raccontare Gian Antonio Stella nel suo “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli”, Feltrinelli, pag. 189, 15 euro). Uno potrebbe dire: ma è demenziale. Demenziale sarà lei, è semplicemente burocratese. Una lingua che, non volendo farci capire niente, ci riesce. Anzi una lingua che, volendo complicarci la vita, lo fa. Perché, se fosse comprensibile, la burocrazia non sarebbe il potere che è, e non a sua insaputa. Tanto più potere quanto meno puoi evitarlo nella tua vita quotidiana di suddito che deve sottostarci anche per respirare.
 Metti per esempio che negli ultimi giorni di spiaggia e sabbia i nostri figli litighino per una paletta. Chi ha diritto alla paletta? Lo chiarisce la consueta provvidenziale “Gazzetta Ufficiale”: “Si intende per utilizzatore di una paletta: la persona che, proprietaria o no della paletta, ne ha il controllo effettivo”. Il che, se non si è capito male, introduce il concetto pacifista che ci appartiene non ciò che ci appartiene, ma ciò che non ci appartiene ma abbiamo arraffato.
 Metti che la polizia stradale ti fermi contestandoti che la luce appena riparata della tua moto non sia a norma. Eppure la norma che l’elettrauto avrebbe dovuto rispettare era chiarissima: “La visibilità della superficie illuminante, anche nelle zone che non sembrano illuminate nella direzione d’osservazione considerata, deve essere assicurata all’interno di uno spazio divergente delimitato da generatrici che seguono il perimetro della superficie illuminata e formano un angolo di almeno 5° con l’asse di riferimento del proiettore. Come origine degli angoli di visibilità geometrica deve essere considerato il contorno della proiezione della superficie illuminante su un piano trasversale tangente alla parte anteriore del trasparente del proiettore abbagliante”. Illuminante.
 CENTO TASSE A volte, ammettiamolo, c’è un pregiudizio verso tutto ciò che cercano di spiegarci semplificandolo al massimo. Difficile ad esempio non capire che “il termine di cui all’art. 8, comma 4, del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 65, convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 1989, n.155, già differito al 28 febbraio 1992 dall’articolo 3, comma i, del decreto-legge 1° ottobre 1991, n. 307, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 1991, n. 377, è ulteriormente differito fino all’entrata in vigore della legge di riordino delle gestioni fuori bilanci e comunque non oltre…”.  Insomma è ulteriormente differito.
 Il fatto è che gli italiani sono testoni anche di fronte ai testi più comprensibili come quelli visti. Proprio per questo la burocrazia dei ministeri deve trattarci anche con le tasse come i sudditi inetti che dimostriamo di essere. Non due o tre come sarebbe normale, ma non meno di cento. E non per spolparci di più, ma per essere più chiari. Imposte, ritenute, addizionali. E la tassa sull’ombra, sui passi carrai, sui rifiuti, sulle bonifiche, sulla depurazione, sulle concessioni governative, sulle donazioni, sulla pubblicità, sulle carte di credito, sugli intrattenimenti, sugli oneri bancari passivi. Più trattenute Cimp, Inail, Inps, Irap, Ires, Irpef, Iva, Tosa. (Questa volta a fare lo scandalizzato è Paolo Bracalini nel suo “La Repubblica dei mandarini. Viaggio nell’Italia della burocrazia, delle tasse e delle leggi inutili”, Marsilio ed., pag. 199, euro 14).
 Pensateci bene anche a morire: vengono a controllare le fatture dei funerali, incrociando i dati con quelli delle pompe funebri. Se proprio non ce la fate a non morire, per favore fate in modo che la vostra salma non si ritrovi.