Quando il Sud non è soltanto un divario

Venerdì 19 settembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Certo, la Puglia è un’altra cosa. Così dicono tutti, foss’anche per disprezzare il resto del Sud. La Puglia è un Sud che non si presenta solo come eterno divario. Un Sud i cui segni positivi da cui partire non sono meno di quelli negativi sui quali piangere. Un Sud in cui nonostante tutto il “si può fare” non si arrende sempre ai “non si può fare”. E che quindi fa. Bisognerebbe fare tutti come Vito Pertosa, si è detto il giorno dell’apertura della Fiera del Levante quando anche il primo ministro Renzi è andato da lui.
 Si inaugurava la nuova fabbrica della Sitael, quel covo di futuro che ha contribuito a farci sapere che no, molto probabilmente i marziani non ci sono. Un suo sensibilissimo sensore era sul robot che su Marte ha spiato in giro alla caccia appunto dei mitici omini verdi. Ma nella giusta aria di festa pochi hanno ricordato che alla sede di Mola si è arrivati dopo la vana attesa di un’autorizzazione per l’ampliamento della sede di Modugno. E che quindi fare come Vito Pertosa significa anche resistere al Sud in cui è tutto più difficile, e non solo per la burocrazia (nazionale) che ostacola e per la politica (locale) che sonnecchia.
 Fatto è che la Puglia non è solo l’eccellenza di un imprenditore che non lascia ma raddoppia. E’ la regione che ha avuto il più alto incremento dell’esportazione nel primo semestre di quest’anno, più del Nord. Particolarmente dinamica, l’ha definita l’Istat (Istituto di statistica). Anzitutto per i tubi di quell’Ilva che secondo i catastrofisti non dovrebbe esistere e che il lavoro tiene in vita nel mezzo della bufera economica, giudiziaria, ambientale. Poi i prodotti petroliferi raffinati in quella stessa Taranto dell’altro conflitto di Tempa Rossa, i nuovi grandi serbatoi bocciati dal sindaco e voluti dagli operai timorosi del loro domani. Infine i prodotti ricavati dal trattamento dei rifiuti, settore in cui questa modernità si affianca alla torbida arretratezza delle discariche.
 Se volevamo un simbolo di Sud in lotta sia con se stesso che col deserto che gli fanno intorno, eccolo. Ed ecco anche la Puglia simbolo di un Sud che irride all’unico destino che soloni interessati e disonesti gli vorrebbero riservare, la famosa vocazione a sole, mare e turismo. E non pretendete altro. Non c’è sviluppo al mondo che non passi per l’industria. E non è detto che l’industria non possa coesistere col turismo nel creare questo sviluppo, laddove non sia solo quella devastante e inquinante che uno Stato cosiddetto benefattore ha in passato destinato al Sud.
 Anche per il turismo infatti la Puglia è diventata l’oscuro oggetto del desiderio di chiunque cerchi non solo di star bene con la natura, ma anche di tuffarsi nel divertimento, di emozionarsi con la conoscenza dei luoghi, di abbandonarsi a una cucina di dio. Ultima stagione di turbolenze meteo salvata soprattutto dagli stranieri. Attirati da una connaturata ospitalità da antica civiltà che deve però evolversi anche in studiata capacità di accoglienza che significa professionalità, organizzazione, trasporti, eventi. Tutto ciò che, laddove c’è, porta a celebrare un matrimonio indiano miliardario anche per il territorio.
 Ma è anche la Puglia drammatica dei 310mila senza lavoro, in crescita rispetto all’anno scorso. Così come cresce quel settore meccanico i cui silenziosi successi sono puntualmente raccontati da un seminatore di verità come il professor Pirro. Il gigantesco cargo Antonov che dall’aeroporto di Brindisi ha trasportato in India macchinari per l’industria petrolifera costruiti dal Nuovo Pignone di Bari. Una azienda di Massafra che ha spedito in Russia una gigantesca colonna per una raffineria. E da Massafra un’altra impresa che ha inviato sempre in India suoi impianti. Mentre da Brindisi partivano anche torri eoliche e impianti di dissalazione. E pompe per acquedotti prendono periodicamente la via del Cile. Per non ricordare le carlinghe in fibra di carbonio che da Grottaglie volano destinate al Boeing Dreamliner americano.
 Una Puglia industriale sconosciuta ai più. E molto meno percepita dell’immagine meritatissima della Puglia che il cinema contribuisce a diffondere, scenari magici sotto la nevicata di luce dei suoi cieli. Una Puglia economica angolo di efficienza pur in un Sud dalla sempre insufficiente presenza dello Stato: dalle ferrovie da terzo mondo, ai servizi spesso indegni, alle università penalizzate, al credito più costoso. E ora dal sottovalutato (e quindi non contrastato) primato di sindaci e amministratori pubblici minacciati dalla malavita. Proprio quella malavita che altrove domina fino al punto di sostituire lo Stato e qui finora no.
 La Puglia è la dimostrazione che anche al Sud si può. E che il divario conviene a chi fa del lamento la sua professione. Ma la Puglia è anche la dimostrazione che lo Stato continua a latitare tranne dire che, mi raccomando, bisogna fare come Vito Pertosa.