Il vero pericolo che può venire da Sud

Venerdì 26 settembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Quante ne sta combinando anche in Italia questo referendum sull’indipendenza della Scozia. Per esempio cambiando le carte in tavola fra Nord e Sud. Tutti sappiamo che chi continua a non azzeccarne una è il Matteo Salvini da Milano, Nord. Il quale, dopo aver portato iella ai secessionisti d’oltre Manica, continua a dire che proprio perché quelli hanno perso, il Veneto può vincere e andarsene per conto suo. Eppure c’è chi ha cominciato a insinuare che il vero rischio non viene di lì, ma da qualche Gennaro Esposito di Napoli: cioè dal Sud sovversivo (definito proprio così).
  L’allarme è sulla nascita di una Lega meridionale, simmetrica alla Lega Nord. Lo ha lanciato Piero Bassetti, politico e banchiere lombardo di lungo corso. Uno accreditato di buone intenzioni, se non provenisse da una regione che dalla Lega Nord (guarda caso) è governata. E da un mondo che, con tutti i distinguo, la Lega Nord ha partorito. E dopo averla partorita nel peccato, l’ha fatta addirittura arrivare al governo. Il governo di quello stesso Paese che proclama di voler fare a pezzi nell’articolo uno del suo statuto.
 Ma non è finita. Fare a pezzi, cioè andarsene formando un altro Paese basato sulla Padania. E perché? In odio a Roma ladrona che toglierebbe soldi a loro per darli a chi? A quei parassiti sanguisughe del Sud. E per fare il delitto perfetto, chi diventa il ministro alle Riforme? Il suo Bossi, in modo che potesse tranquillamente ammazzare l’Italia. Poi è riuscito soprattutto ad ammazzare il suo partito, tra rapine di soldi pubblici e abusi da sultano. Ma finché c’è stato, la Lega è stata corteggiata invece di essere denunciata per alto tradimento e attentato alla Costituzione.
 Ma ora il vero pericolo sarebbe che si faccia altrettanto in quel Sud finora vittima proprio dello strapotere leghista che ha sfacciatamente privilegiato il Nord. Non avverrebbe, ha aggiunto Bassetti, se ci fosse una politica di riequilibrio fra le aree del Paese. E meno male. Riequilibrio che dovrebbe tradursi in una maggiore autonomia di queste varie aree. Ciò che al Sud andrebbe di sicuro bene, se non ci fossero trucchi sull’autonomia. Se non significasse cioè il federalismo del “ciascuno si tiene i suoi soldi” che finora è stato spacciato per giustizia fra i territori.
 Lo sanno anche le pietre che dietro lo slogan “basta soldi al Sud” si è arrivati, per esempio, al Roma-Milano in 2 ore e 20 (580 km) e al Roma-Bari in 4 ore (429 km). Si è arrivati al Nord pieno di asili pubblici e al Sud con città senza neanche uno (Catanzaro). Si è arrivati alla sanità finanziata di più al Nord dove ci sono più anziani ricchi e non al Sud dove ci sono più anziani poveri. Si è arrivati alle tasse locali al Sud aumentate del 180 per cento per poter avere servizi a un minimo livello di decenza.
 Tutto sommato il Sud se lo è meritato, avendo gran parte dei suoi rappresentanti pensato più al proprio futuro personale che a quello della propria terra. E non avendo il Sud fatto pesare il merito storico di aver sempre mantenuto il Paese unito con i suoi voti più governativi che sovversivi. Puntellando quello Stato che altri volevano sabotare. E avendone in cambio gli avanzi.
 Eppure è vero che l’Italia è stata messa insieme col Bostick. Non diciamolo al Sud che ne fu sgominato. Non ha torto chi dice che avrebbe bisogno di maggiori autonomie locali, fare da sé per rispettare le differenze. Ma non ha torto nemmeno chi teme che dopo non basterebbe nemmeno il Bostick per riattaccarla. Né ha torto chi ricorda che le Regioni hanno fatto diventare feudi locali la loro autonomia, e con sprechi da plotone di esecuzione. Il paradosso italiano è che l’indipendenza la voglia più un Veneto ricco e privilegiato che, mettiamo, una Calabria povera e ignorata.
 Ma ha ragione Bassetti: tutto può avvenire se non ci sarà un riequilibrio. Se, appunto, ci sarà l’alta velocità ferroviaria al Nord e le littorine da Terzo Mondo al Sud. Se il porto di Taranto dovrà essere abbandonato dai container cinesi perché per decenni non si sono fatti i lavori di ammodernamento promessi. Se al Sud l’elettricità si continuerà a pagare fino a sette volte di più. Se le università del Sud avranno meno fondi statali perché fanno pagare meno l’iscrizione ai loro studenti.
 Non si parla al Sud di separazione quanto se ne parla al Nord: quindi veleno rinviato al mittente. Si parla di macroregione ma sempre meno di quanto se ne parli al Nord. Si parla da tempo di partito, e forse è ciò che più preoccupa chi teme un risveglio del Sud. Si sviluppa soprattutto, e ovunque, la rabbia civile di chi si chiede come mai un grande Paese come l’Italia rinunci a diventare più grande tenendo ai margini il Sud. Come mai rinunci a risolvere i suoi problemi per non risolvere quelli del Sud. Si sviluppa insomma il pericolo maggiore per i poteri forti che finora ne hanno approfittato. Una sovversione.