Cara mia Chiesa due cose ti dico

Sabato 27 settembre 2014 da ĺ La Gazzetta del Mezzogiorno ĺ

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Una vita in lista d’attesa. Tralasciamo quelle per una Tac o una endoscopia in ospedale: una vergogna, visto che un Paese è tanto più civile quanto più è capace di curare chi ne ha bisogno. E visto che è il principale fallimento delle regioni, le quali spendono per la sanità l’ottanta per cento dei loro soldi e non si capisce come, visti i risultati. Ma non avremmo mai immaginato che potessero esserci liste di attesa anche da morti. E non solo perché i cimiteri scoppino e bisogna fare la coda al loculo.
 UNO ALLA VOLTA Vai a prenotare una messa per i defunti, guardano l’agenda e ti rispondono fra quattro mesi. Ma come, con tutte le messe di ogni giorno non si trova un momento per dire che la presente funzione è anche in memoria di un cristiano che ci ha lasciato? No, perché si può ricordare un solo defunto a messa, non possiamo fare suffragi cumulativi. E’ immaginabile che il defunto non stia a sottilizzare se la prece per lui sia singola o collettiva, se la pietà di chi vive ancòra per lui non sia individuale. Specie se questo vuol dire lista di attesa. E né il defunto né i suoi cari vogliono ritenere che sia una questione numismatica, nel senso che l’offerta monetaria di gruppo possa non essere all’altezza delle esigenze della parrocchia.
 Chissà che ne pensa papa Francesco, uno che quando serve non va per il sottile pur con la gioia che trasmette. E che un arcivescovo pedofilo lo prende e lo sbatte in galera, con tutta la infinita (ma fino a un certo punto) misericordia di nostro Signore che rappresenta. Papa Francesco il quale ha preso cappello anche per il rito del segno di pace da scambiare, quel momento che doveva essere il più alto del concetto di “ecclesia”, cioè comunità cristiana, cioè assemblea, ma è diventato una specie di mezzanotte di capodanno, spumante a parte.
 Si vedono fedeli correre da un punto all’altro della chiesa per raggiungere remoti parenti e amici. Altri lanciarsi verso i vicini con sorrisi da ebeti. Chi addirittura baciarsi e fare due chiacchiere. C’è chi coglie l’occasione per fare auguri di onomastico o di compleanno. Non mancano le condoglianze annesse, ho saputo, la pace sia con te. In alcune chiese si levano addirittura canti, col sacerdote che anche lui si fionda verso le prime file. Un trambusto proprio prima dell’eucarestia, momento solenne, cui avvicinarsi appunto con la pace dello spirito augurata agli altri in nome di Dio.
 SEGNO DI PACE SHOW Quindi niente caciara, niente distrazione, banalizzazione o addirittura disagio per chi non volesse essere preso in mezzo. Ma non è il solo fuori programma da chiesa. C’è chi dimentica di spegnere il cellulare, anzi non lo dimentica affatto. Tanto che in una chiesa di Padova è apparso un avviso ai fedeli: “Il Signore ha tanti modi di comunicare con te, ma di sicuro non ti chiamerà mai al cellulare, quindi spegnilo”. Non ne parliamo di chi usa l’i-pad, ovviamente un attimo solo. E si vedono durante la messa mezze risse per la precedenza al confessionale, poteva dirlo che c’era prima lei. E’ stato segnalato un altro cartello in una non identificata parrocchia: “Se proprio sei stonato, quando gli altri cantano tu fallo col cuore”, ma potrebbe essere roba da Facebook.
 Gli inviti alla sobrietà e alla moderazione delle effusioni non sarebbero male anche per le prime comunioni, quando ci si veste come per una prova generale di matrimonio e le famiglie fanno debiti per non sfigurare. Né questi inviti significano passi indietro rispetto alle strade aperte dal Concilio Vaticano II, quello che volle papa Giovanni. E’ stato lo stesso Francesco ad assicurarlo. Anche per scoraggiare quei profeti del salto all’indietro che ora, per esempio, lo contestano perché ha concesso la comunione ai divorziati. “La dinamica di lettura del vangelo attualizzata all’oggi è assolutamente irreversibile”, ha specificato il papa con linguaggio da papa, ma ci siamo capiti.
 Della stessa categoria gli inviti ai sacerdoti a spiegarlo più terra terra, questo vangelo, con lettere degli apostoli accluse. Chi va in chiesa non ci va soltanto perché ha paura dell’inferno, ma perché cerca un senso alla sua vita e ai suoi giorni. Se torna più confuso di prima, avrà rispettato un precetto ma forse la prossima volta se ne va al giardino. Gesù di Nazareth fu l’uomo che ci spiegò cos’è il bene e cos’è il male. Al buon fedele basterebbe una ripassata, specie oggi che non si capisce più niente.