Venghino venghino c’è lavoro in Germania

Venerdì 3 ottobre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Dunque, arrivano “cacciatori di teste” tedeschi e si vengono a prendere la nostra meglio gioventù. Ingegneri, soprattutto ingegneri. Poi tecnici dall’aeronautico all’ambientale. Ma anche medici, farmacisti, infermieri. Quelli che sarebbero fondamentali anche per il Sud se non fosse lasciato senza lavoro. Quelli sfornati dalle nostre università e dalle nostre scuole pur così vilipese. I bellissimi ragazzi di cui tutti parlano come grande risorsa. Appunto, risorse umane secondo il cieco linguaggio della burocrazia. Emissari hanno fatto le selezioni in Puglia, e le faremo sapere.
 Perché possano essere scelti devono però conoscere la lingua tedesca, non è neanche sufficiente l’inglese. Pensate che altro sacrificio. Beh, sapete, se non sono idonei i meridionali italiani, sa quanti ce ne sono pronti da Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo, per non parlare dei Paesi dell’Est. Perché in un’Europa che dovrebbe essere unita, la Germania è l’unica a poter abusare. E consentirsi di prosciugare gli altri delle loro, appunto, risorse umane. Senza capire che, stremando gli altri con l’ossessivo rigore, gli altri cominciano ad acquistare sempre meno da lei, che infatti perde colpi. Ma è più facile che George Clooney divorzi fra qualche giorno che la cancelliera Merkel ammorbidisca la sua testa.
 Eppure, che dire a chi ti offre un lavoro che tu non hai? Dobbiamo ringraziarli, meno male. Già De Gasperi, sessant’anni fa, invitava a imparare le lingue per poter emigrare. Emigrazione cioè come destino, la normalità, anzi un’opportunità offerta non una condanna imposta. Ma già da quando l’emigrazione dal Sud è cominciata, fine ‘800, i mediatori e i procacciatori di braccia andavano in giro a reclutare. E poi, non è stato un meridionale stesso come Eduardo De Filippo a pronunciare il famoso “fuitevenne”? Scappatevene. E oggi ci sono altri intellettuali meridionali a dire che viene da ripeterlo. Anzi c’è chi dice esplicitamente che chi se ne va fa bene. E del resto, che ci rimangono a fare a morire dentro senza lavoro?
 Così se ne vanno. Con trolley, computer e una speranza. Lasciando che il deserto del Sud diventi ancor più deserto. Una trasformazione antropologica, una terra senza più giovani e figli che nascono. Ma oggi sono più abituati a viaggiare. E si calcola che un bambino a dieci anni abbia già conosciuto una decina di città, figuriamoci un giovane. Vanno via anche dal Nord, sia chiaro, perché il Paese non sa dirgli quale sarà il suo domani.. E poi il Sud, che vuole?, l’ha sempre fatto. E’ la nuova distribuzione internazionale della produzione, i territori in crescita attirano lavoro ristabilendo l’equilibrio e allentando la pressione nei territori che non lo possono dare.
 L’eterno Sud. Non una zona geografica, ma una categoria mentale. Quello perduto delle “anime nere” della ‘ndrangheta di un film ora nelle sale e quello ovviamente infingardo della “nostra terra” dileggiato in un altro film sempre in programmazione. Il Sud per il quale i più ritengono che non ci sia più nulla da fare, e quello del quale pochi profeti inascoltati invitano a vedere le realizzazioni e le eccellenze e il peso nonostante tutto. Ma i giovani non possono stare a sottilizzare, vado via e vediamo che succede.
 E mentre l’ennesimo treno parte, visto che parte chi volete che si accorga e si interessi a come si continua a far diventare Sud il Sud? Esempio, dandogli meno mezzi che al Nord col taglio della spesa pubblica, e succhiandogli di più che al Nord col prelievo fiscale.  Puntuali i dati della Svimez (Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno). Il sistema tributario accresce le diseguaglianze del Paese, invece di attenuarle come prevede la Costituzione.
 Fra il 2012 e il 2013, le entrate tributarie comunali sono calate al Nord del 17 per cento e al Sud dell’11 per cento (cioè più tasse). Nel frattempo i trasferimenti Stato-enti locali (ciò quanto lo Stato passa ai Comuni per poter svolgere le loro funzioni) sono aumentati del 72,8 per cento nelle regioni settentrionali contro il 31 per cento in quelle meridionali. Come se i poveri fossero improvvisamente diventati ricchi e i ricchi fossero improvvisamente diventati poveri. L’Italia a rovescio. Così aumenta il divario invece di diminuire. Anzi il Sud finanzia il Nord facendo salire il divario a suo danno (perché i soldi che distribuisce lo Stato sono soldi anche del Sud).
 Reazione dei politici meridionali, non pervenuta. Anche per questo i giovani vanno via. E qualcuno si mette a imparare il tedesco. Quelli che scelgono l’estero potranno perlomeno viaggiare comodi. Nella maggior parte dei Paesi europei, infatti, tranne che in Italia, l’alta velocità ferroviaria raggiunge anche le città del Sud. Beati gli emigranti che ci vanno.