Mal di luned́ al lavoro,no

Sabato 11 ottobre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Vai in banca, c’è una coda incazzata, i dipendenti rispondono che sono in due e più che in quattro non si possono fare. Avrebbero dovuto essere in cinque, ma gli altri tre sono malati. Roba grave? Pare di no, non c’è ancòra una diagnosi ma potrebbe essere “lunedite”: malati di lunedì. Giorno più temuto di una scadenza dell’Imu, addirittura un giornale ha una rubrica intitolata : “E’ lunedì, coraggio”. Non solo l’inizio di una lunga settimana di cinque o sei giorni, ma inizio dopo un sabato e una domenica. Pericolosi per la salute. Tanto da costringere a un lunedì di riposo dal riposo, di cura dal tempo libero.
 UNO SU TRE MALATO Su un totale di 13 milioni di giorni di malattia l’anno in Italia, 4 milioni sono di lunedì: 30 per cento. Siamo tutti preoccupati dall’Ebola, la medievale peste africana. Ma l’Organizzazione mondiale della sanità dovrebbe mobilitarsi anche per queste persistenti febbri da week end, per queste diarree da pranzi tutti insieme, per queste sciatiche da passeggiata veloce, per questi mal di gola da giardinaggio sul balcone, per questi mal di testa da discoteche notturne, per queste indigestioni da molluschi crudi, per questi colpi di sole da mancata protezione 50, per queste congestioni da mojito ghiacciato, per questi ruttini da pizza ai quattro formaggi, per queste riacutizzazioni da ritorno in azienda, per queste palpitazioni da rientro in ufficio. Tutti effetti delle feste che fanno male.
 E’ stato il noto centro studi degli artigiani di Mestre a diffondere questi dati preoccupanti. Ma il suo stesso direttore Bortolussi ha detto, non facciamo strumentalizzazioni, ci dovesse essere qualcuno che pensi a mali immaginari, ad acciacchi fantasma, a certificati medici compiacenti per questa epidemia da lunedì. Insomma non sarebbe un male all’italiana per allungare i due giorni di fine settimana, così come si sospettano le malattie da ponte per allungare due feste vicine e le malattie da tifo calcistico per vedersi la partita in tv.
 Giustamente per Bertolussi ci sono quelli che il sabato e la domenica fanno piccoli lavori in giardino o in casa (tipo la cerniera della porta che cigolava) e quindi può succedere che uno si piega e ha la cervicale. Quelli che con la crisi invece di andare al ristorante fanno il barbecue sulla terrazza e prendono freddo, soprattutto l’umido. Quelli che vanno al mercatino dei polacchi ed è uno stress contrattare. Quelli della visita alla nonna e le paste di mandorla gli fanno la mappazza. E poi il sabato e la domenica gli ambulatori sono chiusi e grazie che il lunedì il medico fa più certificati, c’è l’accumulo mica perché è lunedì.
 CIO’ CHE IL NORD NON DICE E’ di 18 giorni l’anno la media delle assenze per ciascun lavoratore in Italia. Ma siccome è una media, sono andati a vedere quanto è al Nord e quanto è al Sud perché sono sempre maliziosi. In Veneto e Trentino non gli prende mai un accidente, si ammalano non più di 15 giorni. La Calabria invece non sta bene per 40 giorni all’anno, e poi la Sicilia e la Campania. E sùbito quelli del Nord a dire, e sì, se ne vanno al mare a Tropea e il lunedì si sentono stanchi, in Veneto e Trentino fa freddo e dove vanno. Oppure a dire che al Nord c’è più attaccamento al lavoro che al Sud (dove, più che non attaccamento, non c’è proprio lavoro).
 Magari il Bortolussi, visto che c’era, poteva dire che al Nord si curano meglio visto che lo Stato gli dà più soldi per la sanità e gli onorevoli del Sud non protestano mai. Poteva dire che al Sud i lavoratori sono più anziani (che si ammalano di più) perché i giovani sono appunto disoccupati. Poteva dire che nonostante tutto si fanno più assenze in Svezia (e non solo) che in Italia. Se non lo dice nessuno, poi uno al Sud si arrabbia e il lunedì li manda tutti a quel paese. E poi al Nord l’azienda è la loro e dei parenti, se non ci vanno non devono mandare la lettera e grazie che fanno 18 giorni. E al Sud dove c’è meno lavoro fanno l’altro lavoro e vai a vedere che il lunedì, invece di non lavorare, lavorano il doppio.
 Però il lunedì stanno chiusi i parrucchieri, i bar fanno il turno di riposo, al cinema non ci va nessuno e tutti quanti se devono fare una cosa dicono meglio domani perché c’è la depressione. Non è che uno si ammala di lunedì per non andare a lavorare, è proprio che il lunedì è lunedì. Cominciamo la settimana di martedì, e Renzi l’andasse a dire alla Merkel che una riforma così se la sognano in Europa.