Se al processo c’č tutta la famiglia

Martedė 28 ottobre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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THE JUDGE - di David Dobkin. Interpreti: Robert Duvall, Robert Downey jr, Vera Farminga. Drammatico, Usa, 2014. Durata: 2h 14 minuti.
 
Non capita ogni giorno che il processato per omicidio sia “The judge”, un giudice che nella sua carriera ha processato egli stesso decine di persone per omicidio. Anzi che la persona che avrebbe ucciso investendola con l’auto sia uno dei suoi condannati. E non capita ogni giorno che l’avvocato difensore del giudice sia il figlio. Ma non capita ogni giorno che il processo si risolva non in collaborazione ma in scontro fra padre che dovrebbe essere difeso e figlio che dovrebbe difenderlo. Quindi un soffertissimo dramma familiare più che un dramma giudiziario, un processo agli affetti più che il processo per un reato che alla fine non si saprà neanche se sia stato commesso.
 Questa la potenza di questo gran film, roba da celebri tragedie del teatro. Il giudice è un duro integerrimo puritano tutto di un pezzo anche ora che è anziano e malato. Col quale il figlio, un avvocato tanto brillante quanto spregiudicato e amorale, non ha mai avuto alcun rapporto. Ciò che lo ha indotto a fuggire di casa giovanissimo per avere successo facile a Chicago. Da dove a casa torna solo quando gli viene comunicata la morte della mamma. Ci resterebbe qualche giorno, senza neanche un saluto col padre, se questo non fosse inaspettatamente fermato dalla polizia.
 Che fare? Per la prima volta decide di occuparsi di lui, che non vuole che se ne occupi. E così comincia un rapporto forzato nel quale emergono tutti i dolori, le incomprensioni, gli asti, le insofferenze, i rancori, le incompatibilità fra due caratteri opposti e due mentalità in un passato che non passa. Disagi esistenziali che non riguardano solo loro, ma due visioni del mondo con le quali ci confrontiamo tutti. Conflitto fra generazioni. Ma qui anche conflitto fra due Americhe, quella metropolitana e quella profonda della provincia (Carlinville, Indiana). Non solo una impossibilità di difesa giudiziaria per il figlio, ma anche la scelta del padre di non difendersi e di affidarsi alla sua amata giustizia costi quel che costi.
 Ovvio che il feroce imprevedibile reincontro sia non solo una resa dei conti senza soluzione ma anche una malinconia di amore non dato e non ricevuto, un tentativo di scoperta reciproca che si concluderà nella metafora di un placido lago. Ma resta l’interrogativo se fra i due da difendere fosse il padre o il figlio, l’intolleranza del mondo da imporre o la leggerezza del mondo da accettare.
 Due mattatori in memorabile duello di bravura: l’83enne Robert Duvall dagli sguardi che lasciano il segno, Robert Downey jr reduce dagli “Iron man” e dagli Sherlock Holmes, in odore di Oscar e qui anche produttore. Soggetto di Nick Schenk, quello di “Gran Torino” di Clint Eastwood. Struggente Vera Farminga, antica fiamma di Robert jr in un non banale intermezzo sentimentale che alleggerisce ma allunga il film. Un difettuccio glielo abbiamo trovato.