Questo benessere troppo a pagamento

Sabato 15 novembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Basta vedere quanti Centri benessere ci sono. Non c’è affittacamere, non c’è alberghetto, non c’è locanda, non c’è trattoria, non c’è cucina casalinga, non c’è bar, non c’è sala giochi che non ne abbia uno accluso. Fosse anche un buco in cui ti fanno sentire una musica relax che fa andare al sonno, una pace quasi eterna. Non ne parliamo delle palestre. La parola d’ordine è “fitness”, star bene. Percorsi con nomi indiani dove prima ti frollano in acqua ribollente a cento gradi, poi ti fanno passare sotto un getto a mille atmosfere di acqua ghiacciata, infine ti vaporizzano in camere a gas prosciugandoti di liquidi come un tacchino prima di santo Stefano. Esci e dici di sentirti da dio, fino alla prima incazzatura per il cane di quella di sopra.
 L’INCUBO BILANCIA Vai sul lungomare, o al parco, o anche solo in una strada di campagna zeppa di rifiuti indifferenziati e di cani randagi che ti guardano brutto, e vedi ballonzolanti signore camminare accaldate e con gli occhi di fuori come Groucho Marx. E’ l’alba con l’umidità anche nelle orecchie. Lo fanno per sentirsi bene, anche se sembrano da rianimazione. Dopo, per sentirsi ancòra meglio, non si fanno un cappuccino e cornetto misto crema e amarena, ma un the verde o una tisana ai fior di paradiso, una di quelle cose che se non ci metti un po’ di zucchero in più e altrettanta cristiana fede, non la daresti neanche in un sanatorio.
 Siamo tutti a caccia non solo di una forma più decente, ma anche di un’autostima che si misura soprattutto sulla bilancia. Zucchinette bianche bianche appena bollite, melanzanine senz’anima, insalatine senza il calore di un goccio d’olio, carotine che neanche con quelle bisogna esagerare perché dicono che sono troppo dolci e quindi colesterolo. E un’acqua al naturale ché quella gasata fa gonfiare. Tarallini e arachidi, per favore non me li far vedere neanche.
 Ma la ricerca della felicità attraverso l’infelicità di pasti da trappisti, sacrifici da penitenziali e benessere da kamikaze non si conquista solo a tavola o al tapis roulant. E non si sa se l’Italia è precipitata al 134mo posto (su 142) fra i Paesi più pessimisti anche perché cerca in tutti questi modi di essere più ottimista. Né, francamente, si può avere una faccia meno a lutto quando basta una pioggia per far franare tutto. Non si può averla se ti svegli e puoi ritrovarti senza il lavoro che hai fatto fino alla sera prima dicendo ci vediamo domani. Se hai una casa popolare e deve sempre starci qualcuno di guardia dentro altrimenti te la fregano. Se devi stare attento se qualcuno ti chiede che ora è perché vuole ora e orologio. Se beccano un farabutto e te lo rimettono in giro un giorno dopo. Se ti vogliono dare il Tfr in busta paga per farti pagare le tasse anche su quello.
 FELICITA’ VO’ CERCANDO Non si può avere una faccia meno a lutto se ogni giorno aspettiamo che succeda qualcosa ma non succede mai niente. Anche per questo la famosa ricerca della felicità è diventata pure da noi un affare miliardario che fa felice anzitutto chi la promette. Coi corsi motivazionali per tutti quelli che si sentono demotivati o addirittura immotivati. Coi corsi yoga che ti fanno assumere posizioni strane per farti sentire meno strano. Col pilates che anche tu lo devi fare vedrai come ti sciogli. Con tutti quelli che ti trasmettono energia manco fossero una pompa di calore. Con tutti quelli che ridere è la migliore terapia anche per farti passare il mal di denti. Con tutti quelli secondo cui la soluzione è trasformare il tempo libero in tempo occupato, mentre fino a poco prima ti avevano detto di trasformare il tempo occupato in tempo libero. Con tutti quelli che ti dicono di lavorare meno mentre il problema è riuscire a lavorare almeno un po’. Con tutti quelli che ti dicono di darti al volontariato quando da tempo non fai altro visto che non c’è una lira.
 Lasciamo stare la solitudine, la depressione, l’ansia di sentirsi tagliati fuori. Lasciamo stare penose malattie che sono tutt’altro che moderne fobie. Nelle istruzioni in quattro lezioni per essere più brillanti in società, ti dicono che bisognerebbe tentare di essere felici non foss’altro che per dare l’esempio. Mentre per altri la felicità sarebbe fatta di disgrazie evitate. L’una, come parlano i colti, l’ottimismo della volontà, l’altro il pessimismo della ragione. Essenziale è non credere che la felicità a pagamento possa far felici allo stesso modo chi paga e chi incassa.