Diciamo, piove Italia ladra

Sabato 22 novembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Gli italiani dicono: siamo stanchi. Stanchi anzitutto delle classi dirigenti, a cominciare dai politici. Ma stanchi anche di chi li dirige nelle università, negli ospedali, nelle aziende dei servizi (igiene urbana, bus), nei sindacati, nei teatri, nelle confraternite. Ovunque, insomma, la politica mette mano invece di toglierle. Ovunque ci siano soldi pubblici usati come privati. Ovunque la specialità sia esercitare un potere senza esserne degni. Ovunque il merito è mortificato dalla fedeltà, la capacità dalle amicizie, il valore dalla mancanza di valore.
 POLITICI E CITTADINI Qualche scandaletto fresco fresco di giornata? Il sindaco di Roma, Marino, che ha otto multe stradali non pagate e quando lo scoprono fa finta di cadere dalle nuvole. I consiglieri comunali di Bari che arriverebbero in ritardo alle riunioni di commissione facendosi segnare orario anticipato per intascare il gettone. Le proprietà sequestrate a un consigliere comunale di Foggia dal tenore di vita sproporzionato rispetto alle entrate (e già arrestato per una tangente). I responsabili dell’Agenzia delle entrate di Napoli che avrebbero chiuso un occhio nelle verifiche fiscali di qualche mammasantissima. Quattro righe messe chissà da chi per abolire il tetto alle superpensioni dell’Inps. I professori dell’università di Bari che non potrebbero avere mariti o mogli nello stesso dipartimento-facoltà ma non vale per i ricercatori. La gente fatta entrare temporaneamente senza concorso nella Regione Puglia e poi stabilizzata perché non si può tenerla precaria anche se toglie il posto a chi potrebbe guadagnarselo col concorso.
 Di fronte a questo ordinario scempio quotidiano, i cittadini fanno bene a essere stanchi. Ma siccome i politici che fanno queste cosette appartengono a tutti i partiti, e spesso vengono dalla cosiddetta società civile (cioè non erano politici di professione ma s’immagina civili di professione) qualcuno si chiede se ad essere marcio non sia tutto il Paese. E cosa farebbe ciascuno degli italiani stanchi al posto di quelli dei quali si sono stancati. In un Paese nel quale ciascuno è convinto di potersi fare la legge per se stesso. In cui ciascuno ritiene suo diritto non pagare il biglietto del bus, gettare la spazzatura ovunque, imbrattare i muri della città, non pagare le tasse, urlare nei bar di notte, non fermarsi alle strisce pedonali, non rispettare la fila, sfasciare gli stadi, farsi raccomandare, non raccogliere la cacca del cane, calpestare le aiuole, ammazzare i familiari e poi dire, che ho fatto?
 SENSO DELLO STATO Mettiamo le alluvioni che stanno sfasciando l’Italia. Ma se qualcuno ha dato il permesso di costruire sul letto dei torrenti o sul fianco delle colline, qualcuno lo ha chiesto. E se qualcuno ha concesso i condoni edilizi, qualcuno ne ha beneficiato. E se qualcuno ha ostruito i fiumi con vecchi frigoriferi e carcasse di motorini come il Seveso a Milano, qualcuno ce li ha buttati prima ancòra che qualche altro non li abbia tolti. E se qualcuno non ha speso i soldi che pure c’erano per il dissesto idro-geologico, qualche altro se ne è disinteressato ricordandosene con l’acqua fra i piedi.
 E così questa storia delle case popolari occupate. Quando lo fa la malavita, la magistratura e le forze di polizia devono impedirlo. Ma se le occupano quelli che non ne hanno diritto anche se non hanno un tetto e hanno i figli, non possono poi fare una gazzarra quando capita (quando capita) che vengano sgomberati. E non possiamo dire, peccato per i ragazzi dei centri sociali che occupano vecchie ville, vecchi mercati o la caserma Rossani a Bari, e poi meravigliarci se ne diventano padroni e tutti gli altri devono chiedere il permesso per entrarci. E non possiamo fare il Paese cattolico che perdona tutto e poi meravigliarci se la giustizia è zeppa di attenuanti e indulti e buone condotte che mettono sùbito fuori anche chi è pronto più a ripetersi che a pentirsi.
 Il fatto è che non si può essere un Paese senza senso dello Stato e prendersela con lo Stato se non ha senso dei cittadini. Non si può non avere senso civico e pretendere che lo abbiano gli altri. Non si può aver perso il senso della comunità e ribellarsi quando ciascuno fa come se non stesse in una comunità. Non si può dire, piove governo ladro, e non chiedersi perché una pioggia diventa una inondazione. Non si può non capire che essere stato grandi italiani non è sufficiente a non esserlo ora piccoli piccoli.