Rimedi e trucchi contro la crisi

Sabato 29 novembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Dite che è per il cane, non vi guarderanno come un miserabile. Ma siccome, come si sa dalle nostre parti, la guerra è guerra, questo “doggy bag” chiedetelo al ristorante. E’ il sacchetto con gli avanzi, uno non è che ordina una frittura mista di pesce, la paga venti euro, ne mangia la metà e la lascia al gatto del padrone (o reimbellettata a un altro cliente). Non è più tempo, se la guerra è guerra, anche la crisi è crisi. Non ne parliamo del vino, con i prezzi da gioielleria e con tutte le moine che fanno con l’assaggio per vedere se dà di tappo. Tira qua la bottiglia a metà.
 ROBA VECCHIA EVVIVA Anzi 120 ristoranti hanno inventato “Il buono che avanza”, sono loro a impacchettare ciò che resta senza che uno debba fare la faccia. Ma c’è anche chi ce l’ha di bronzo e chiede apposta la porzione abbondante, mica siamo malati, mai far capire che è per il pranzo del giorno dopo. E ci sono i supermercati più abbattuti col prosciutto o le carotine mezzi scaduti, li paghi di meno, basta che te li fucili la sera stessa tanto se non te ne accorgevi te le rifilavano lo stesso senza neanche lo sconto e poi ci voleva il Malox. 
 E delle signore-bene di Bari, ne vogliamo parlare? Andrebbero a comprare roba a quattro soldi agli outlet e poi la rivenderebbero maggiorata a casa loro. Ma siccome sono signore-bene, quelle che vanno al circolo ingioiellate come ex voto delle madonne, ti mandano un sms se vuoi andare a prendere un sospetto the. Poi oltre al Twining (se pure) ti trovi i capi tutti belli sistemati lì e uno uno lo devi prendere, non puoi mica farti parlare dietro. Ma la prossima volta rispondo che ho il colloquio coi professori di mia figlia.
 Beato chi non ha mai buttato la roba vecchia, basta chiamarla vintage e vai girando con certe reliquie che prima non se le prendevano neanche alla parrocchia. Anzi ora costano anche quelle e ci sono i negozi di vintage di lusso quando sono solo vecchi cappelli di zia Rosina e maglioni che pungono. Frequentatissimi i mercatini dell’usato, ma non quelli che chiamavano delle pulci e ci potevi sempre trovare un giradischi con la puntina e un cavatappi di legno che poi non usavi perché lì si andava per fare una cosa la domenica mattina. Ma negozi dell’usato dove addirittura vogliono le firme, ci mancherebbe. E ci devi andare travestito se no sta sempre uno che ti vede e fa sùbito il giro delle telefonate.
 CHIESA BASSO COSTO In America, dove sono più ricchi ma non se la tirano come noi, la chiamano “Second hand economy”, economia di seconda mano. Per la solita serie la guerra è guerra, anche da noi è ora tutta una caccia in armadi, cantine, box, garage, ovunque ci sia un completo con la giacca lunga e ora si usano corte, ovunque spuntino borsoni di pelle e ora si usano i trolley, ovunque riemerga un paio di scarpe di cuoio e ora vanno quelle da footing. E poi c’è il baratto che fa figo, gli danno tutti quei nomi difficili come commercio solidale, mercato del riuso, dimensione etica, commodity per dire che ci fa comodo. E si può fare su Internet, con la moneta virtuale, insomma senza soldi. Ultima novità, il baratto asincrono, ti do una cosa oggi, me ne dai una tua quando l’avrai. Hanno calcolato che il giro è di 18 miliardi di euro l’anno, meglio non farlo sapere a Renzi se no ci mette l’una tantum anche sul cappotto rivoltato.
 Ultime vecchie novità, l’insalata nei vasi sul balcone, i fagiolini nel giardino condominiale, il prezzemolo nella vaschetta sulla terrazza, le arance dall’albero piantato fra la palazzina A e quella B. Tanto le polveri sottili vanno solo sulla buccia e si lava con l’acqua. Imbufaliti gli alberghi, ora chiunque abbia una stanza in più (o quella dei ragazzi che sono diventati grandi e se ne sono andati) la fitta ai turisti. Due tre stelle, non superluxe. Low cost, basso costo, come Ryanair. E ad alcune Coop vendono pacchetti salute, da 20 a 210 euro e si ha il dentista o il medico di famiglia non meno low cost.
 Non è più tempo di scherzi da preti neanche per i preti, Francesco l’ha detto che non si devono più fare pagare il battesimo o la cresima. E anche la messa di suffragio, deve essere in memoria del defunto non a beneficio della cassa. Il cardinale Bagnasco ha risposto al papa che sono solo offerte perché i sacramenti non si pagano. Meglio per loro, perché anche nel settore chiesa, e di questi tempi, un prete di seconda mano vestito come don Ciotti prima o poi lo trovi.