Un amaro < verdetto>

Martedì 25 novembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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DUE GIORNI, UNA NOTTE – di Luc e Jean-Pierre Dardenne. Interpreti: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione. Drammatico, Francia, 2014. Durata: 1 h 31 minuti.
 
Cosa significa fare fatica a tirare avanti. Cosa significa la crisi economica per chi è meno protetto. Cosa significa perdere il lavoro e non sapere che fare. Sandra, operaia in una piccola fabbrica belga di pannelli solari, se ne accorge non solo quando è licenziata dopo un esaurimento nervoso. Ma quando scopre che il dramma dei problemi quotidiani ci incattivisce gli uni contro gli altri, fa morire anche la solidarietà umana.
 Gli è che il padrone ha offerto mille euro ai suoi quindici colleghi se accettano che lei vada via sobbarcandosi il suo lavoro. Hanno già votato sì, ma una di loro riesce ad ottenere che la votazione si ripeta. Così Sandra ha il tempo di una fine di settimana (“Due giorni e una notte”) per convincerli a sostenerla, cioè a rinunciare ai mille euro dei quali per una ragione o per l’altra tutti hanno bisogno. Così, fra gli alti e bassi dei suoi ansiolitici, tentando anche il suicidio, va a bussare a quattordici porte.
 Gli si parano davanti quattordici squarci esistenziali fra chi vorrebbe aiutarla ma non può per le spese e i debiti, chi le sbatte in faccia che è un problema suo, chi suo malgrado capisce che non può abbandonarla. Con corredo di liti familiari, lacrime, reazioni esasperate fino alla violenza. E lei stessa, tra pudore e orgoglio ferito, tra fragilità e tenacia, capisce le ragioni dei colleghi che sono le stesse sue, e si sente colpevole di dover chiedere.
 Inutile rivelare come andrà a finire la votazione del lunedì, dopo un crescendo di attesa quasi da thriller. Si capirà che si può vincere anche perdendo, si può perdere anche vincendo quando sono in gioco l’etica e la dignità. Cui Sandra non rinuncia nel suo misurato pudore quanto nella forza della sua debolezza. Mandandoci a dire che c’è l’argine della necessità di una morale verso il rischio di ogni abbruttimento.
 Non si circonda di retorica ma giganteggia la figura di questa piccola grande donna cui la Marion Cotillard da Oscar dona estrema sensibilità e naturalezza. Ed essenziale e non retorico è il film, tanto indenne da fronzoli quanto, certo, non indenne dal rischio della ripetitività. Ma i fratelli belgi Dardenne concludono la sofferente epica del nostro tempo senza speranza con una frase di Sandra: “Ci siamo battuti bene, sono felice”. Non mollare è il primo vero eroismo di ciascuno di noi.