Le colpe della politica le colpe di tutti noi

Venerdì 12 dicembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Il presidente dell’Anticorruzione italiana, il magistrato napoletano Cantone, dice che la gente gli chiede in strada di mandare in galera tutti i politici. Aggiunge che c’è un clima da 1993, piena Tangentopoli. Quando giornali e tv erano attesi giorno per giorno: quale nuovo potente è stato arrestato oggi? Per goderne. Per appagare la propria voglia di giustizialismo. Per una rivincita personale verso un mondo di ladri sul quale non si stava a sottilizzare. Dispiace sottolinearlo e generalizzare, ma vedere un socialista allora gridava vendetta.
 Finì a monetine in faccia. E’ probabile che il vento della storia spazzò anche chi non lo meritava tanto quanto lasciò indenne chi lo meritava. Poi dall’incendio purificatore sono venuti fuori i vent’anni peggiori della nostra vita. Ma almeno allora, si commenta, le tangenti finanziavano i partiti (notare l’”almeno”). Ora finanziano chiunque anche senza avere un partito. Evoluzione della specie. Basta un posto in cui si possa esercitare un ricatto, fosse anche un documento da rilasciare in ritardo o no, fosse anche una pratica da non far finire in coda, fosse anche l’appaltuccio per la cancelleria. Pagare per ottenere un diritto per il quale si sono già pagate le tasse.
 La tangente come regola non come eccezione. E una repubblica più fondata sulla mancanza della legge che sulla legge. Come un elemento del paesaggio, si sa che è così e ci mettiamo l’anima in pace. Senza nessuna differenza col pizzo della criminalità. Tanto che in mano a due ceffi della criminalità era il Comune di Roma, la capitale di uno dei dieci Paesi più ricchi del mondo.
 Soprattutto la destra, o ciò che ne resta, paga il conto di 37 arresti e 101 indagati (per ora). Ma fa sorridere la sinistra che manda un mite Orfini a fronteggiare i lupi di un Pd romano in cui nello stesso Pd sospettavano che ci fossero associazioni a delinquere. Ora l’ex sindaco Alemanno dice che certi suoi collaboratori sono stati infedeli, capirai. E nel Pd dicono che ci sono state sottovalutazioni, accidenti. Denunciando inconsapevolmente qualcosa che accomuna tanta politica e la condanna al di là dei reati.
 Ma la domanda è: perché si scopre tutto (o quasi) solo quando interviene la magistratura? Quando i soldi sono ormai finiti in qualche impenetrabile Cayman o Lussemburgo e chi si è visto si è visto? Che ci fanno nei partiti (ma anche in altri organismi) gli organi disciplinari? Che ci fanno tutti i probiviri che si scannano per diventarlo tanto quanto non si affannano per farli? Come funziona il controllo sociale? Che senso ha parlare dopo di mele marce quando non erano meno marce prima? Che senso ha premettere sùbito che si è colpevoli solo a sentenze definitive? Che senso ha ricordare casi di precedenti mostri troppo presto sbattuti in prima pagina quando un incarico politico non è riservato dominio e in caso di indegnità può benissimo passare a un altro?
 La politica è complice quando la banalizza su pochi collaboratori infedeli tanto quando manda un commissario con la missione di non guardare in faccia nessuno, anzi ha detto che userà le ruspe a cose fatte. La stessa politica (centrodestra) che riduce i tempi di prescrizione dei reati spacciando come civiltà giuridica la voglia di farla franca di molti dei suoi. E che (centrosinistra) depenalizza reati come gli scippi e le rapine spacciando come identica civiltà giuridica l’incapacità di svuotare le carceri costruendone altre (che peccato, chissà quante tangenti).
 Ma ancòra. Se destra e sinistra fanno la stessa cosa, non rappresentano i due terzi dell’elettorato italiano? E non è tutto il Paese a essere, se non marcio, indifferente preferendo pensare ai fatti propri? Lamentando l’insicurezza delle città ma incolpandone rom e immigrati invece che una legislazione perdonista comoda per molti? Certo, uno dice, chi voto, e finisce per votare un Grillo che gli sterilizza i voti preferendo più urlare che proporre. E ora vede come messia un Salvini che più attizza ogni paura invece di tranquillizzare più ci guadagna.
 Ci sono fasi storiche in cui un popolo dà il peggio di sé. Un popolo intero, altro che. E’ già avvenuto in Italia (o in ciò che era) nei trecento anni dopo il Rinascimento che ci fece faro del mondo. Il buio scese col Sacco di Roma (ma guarda), 1527, Lanzichenecchi. Ora condanniamo la politica e poi commettiamo 26 mila abusi edilizi all’anno, uno ogni venti minuti (con la politica che asseconda demolendo solo in un caso su dieci). Occupiamo le case popolari degli altri e lo spacciamo come un diritto. Ci indigniamo con i consiglieri regionali che con i soldi pubblici si comprano vibratori e mazze da golf ma, appena possiamo, infiliamo una nota spese falsa in azienda. C’è un’etica pubblica e un’etica privata: da dove cominciamo?