Lei è presepista o alberista?

Sabato 13 dicembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Ci mancavano giusto il presepe e l’albero. Nel Paese sempre in guerra: Romolo e Remo, Oriazi e Curiazi, Capuleti e Montecchi, Coppi e Bartali, Loren e Lollobrigida, don Camillo e Peppone, Moro e Fanfani, Juve e Inter, Nord e Sud. Ora ci sono gli “alberisti” e i “presepisti”, scusi lei cosa sceglie a casa sua per Natale? Domanda a risposta incorporata, perché il presepe non lo fa quasi più nessuno. Al massimo uno preconfezionato di plastica sotto l’albero, che neanche si vede, sta in panchina come alle partite di calcio. Compromesso all’italiana.
 PALLE E PANE Vai su Facebook e tutti quelli che muoiono dalla voglia di far sapere i fatti loro ti sparano il loro albero, in genere orrendo, mica il presepe che in video non viene bene perché deve dare di pezzente, di tempi di fame. I bambini strillano di gioia, andiamo a fare l’albero, anche perché sanno che lì ci saranno anche i regali. Ed è tutto un piazzare palle e luci, pura cafonaggine da supermercato, anche se fa scena quando si accende e spegne alla finestra. Nelle piazze si fa l’albero, quando ancòra c’erano almeno gli occhi per piangere era tutta una gara a chi infilava il più grande. Ora si fa a gara a chi lo fa più sobrio e, soprattutto, ecologico, anzi sostenibile, aggettivo che nessuno ha mai capito che vuol dire.
 L’albero è sradicamento, sanguina dolore, geme distacco. Albero senza patria, senza piedi per terra, anzi piedi leggeri che si perdono lontani. Il presepe è radicamento, è madre terra, è radici che resistono, è tradizione che accarezza, è quel posto che si chiamava Betlemme, cioè “città del pane”. L’albero allucinazione di lustrini e inquinamento visivo, il presepe incantesimo espresso da una figura come lo “sckantato”, il pastore con gli occhi attoniti per il prodigio che si compie, stanotte è nato un salvatore. L’albero è cultura findus, cineseria, globalizzazione, tutti uguali sotto ogni cielo, è “Jingle Bells”. Il presepe è l’ultimo paese vivrai, il filo d’erba di casa mia fra i venti impetuosi del Mondo, è “Tu scendi dalle stelle” che nessun bambino contemporaneo conosce perché non c’è sull’iPod.
 Ma non c’è albero che tenga se non ci fosse stato il presepe, non c’è futuro senza un passato, neanche la capanna virtuale (senza carne e ossa) di Internet ci sarebbe se non ci fosse stata un’altra capanna. Libero chi vuole di scegliersi l’albero, per carità, i problemi veri sono le tangenti italiane e la Merkel tedesca. Ma la capanna è simbolo universale perché in una capanna è nata l’umanità non solo quel bambino, resta una maternità anche in anni di uteri in affitto e di genitore 1 e genitore 2. E per questo un simbolo non solo religioso, come il presepe è anche arte, cultura, pietà, è Sassi di Matera. Parla a tutti i derelitti urbi et orbi. Parla a tutti gli uomini, pardon, a tutte le donne e a tutti gli uomini.     
 ECCO IL PRESIDE Vallo a dire anche a quelli che vogliono togliere il crocifisso dai luoghi pubblici. Vallo a dire ai laici che giustamente non vogliono che si confondano Stato e Chiesa, se no va a finire come quelli che ammazzano la gente perché non sa il Corano. Ma l’Europa è nata col cristianesimo e di cristianesimo parla ovunque, quindi è storia non fede, anche se non lo vuole scrivere nella sua Costituzione e toglie il crocifisso. Vallo a dire a quel puntuale preside dell’istituto comprensivo De Amicis di Celadina, periferia di Bergamo, il quale ha abolito il presepe a scuola. In una scuola pubblica, ha detto, non ci deve essere alcuna discriminazione verso chi è di un’altra religione (un terzo dei suoi alunni è straniero e islamico).
 A furia di vergognarci di ciò che siamo, ci stiamo facendo svergognare per ciò che non siamo. Forse quel preside teme che i beduini nel presepe siano un disonore non sapendo quanto onore per un islamico siano. Forse dimentica che anche l’aria del presepe è tutta delle parti loro. Forse non sa che anche per gli islamici Natale è mezza festa perché Gesù di Nazareth è un profeta e alcuni secoli prima del loro. Forse quel preside e tanti altri non capiscono che, a furia di rispettare gli altri, finiamo per non rispettare noi stessi.
 (P.S. Ovviamente in quella scuola si è sùbito fiondato l’inesorabile Salvini con un presepe alla mano. Dimenticando che anche il bambinello era un profugo, di quelli che lui vuol buttare a mare, e che in genere nel presepe non c’è nessun padano. La prossima volta si dia all’albero).