Grande scuola proprio da Nobel

Sabato 20 dicembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Finché c’è anche questa scuola, c’è speranza. Specie al Sud. La “Gazzetta” ha già parlato di Daniele Manni, docente di informatica all’istituto tecnico Galilei-Costa di Lecce. Così sappiamo che è un italiano, anzi un terrone, da Nobel. Concorre infatti al premio di miglior professore del mondo, unico italiano fra 50 nei cinque continenti, insieme alla professoressa Daniela Boscolo, che insegna inglese ai disabili dell’istituto tecnico Colombo di Porto Viro (Rovigo). Il nostro Daniele ha già superato una selezione fra cinquemila. E attende il responso (in marzo) da parte della Varkey Gems Foundation, fondazione con sede a Dubai, presidente onorario l’ex presidente americano Clinton. Premio alla prima edizione, scopo promuovere le eccellenze nel mondo della scuola: soprattutto gli innovatori capaci di formare studenti convinti di poter e dover fare qualcosa nella vita civile che li circonda.
 TUTTI COL PROF Tanti aneddoti circondano ormai il prof. Manni, 56 anni, di Racale. Il film che ama di più è “L’attimo fuggente”, quello nel quale il povero Robin Williams stracciava le pagine noiose dei libri, saltava sui banchi ed era un “capitano mio capitano” tanto popolare fra i suoi ragazzi quanto indigesto ai dirigenti scolastici. Arriva a scuola (sempre Manni) in bicicletta. Non era un secchione negli studi (si è laureato con 98). E’ una sorta di missionario per la pace, la tolleranza, la natura. E chissà quanto il prezzo del successo gli farà pagare il prezzo di ciò che noi giornali ci inventeremo su di lui.
 Non è un’invenzione invece il suo concetto di scuola, quello che gli ha fatto guadagnare la segnalazione (lui sospetta da parte proprio di qualcuno dei suoi alunni). Scarso appiattimento sui programmi tradizionali. Capacità di supplire con lo spirito di iniziativa ai problemi della scuola (non la sua, ma tutte): cioè lo spirito per il quale gli italiani sono sempre stati ammirati nel mondo (esclusi quelli di oggi, seduti e rassegnati). Soprattutto, massimo disprezzo per l’insegnamento passivo, quello tutto “voi studiate e io vi interrogo”. Stimolo invece allo spirito critico dei ragazzi, parliamo insieme di come fare meglio le cose (magari non con le occupazioni). E altrettanto stimolo allo spirito creativo.
 Non meniamocela tanto: sono cose che si dicono in tutti i convegni, molto più di quanto non si facciano in tutte le scuole. Il prof. Manni, no. Crea nella Galilei-Costa un incubatore, specie di sala parto di iniziative. E se il lavoro che non c’è è l’incubo futuro, allora lui fa nascere con i ragazzi 22 “start up”, aziendine al livello iniziale. E una cooperativa per sostenerle, la “Arianoa” (aria nuova in dialetto). Autoimprenditorialità, in un mondo in cui si dovrà essere intraprenditori, imprenditori di se stessi.
 SI PUO’ SI PUO’ Un paio di queste aziendine sono già forti sul mercato. Una, udite udite, di un alunno di 17 anni, il quale quando ne parla nasconde la sua età altrimenti non lo prendono sul serio. In poche (e di sicuro inesatte) parole, vende a prezzi bassissimi servizi per il mondo di Internet, con assistenza 24 ore su 24. Come fa? Troppo lungo, ma fa (premiato fra le migliori imprese di minori di 20 anni al mondo). E un altro ragazzo, non vedente, col prof. Manni ha avviato il progetto “Ti tengo d’occhio”, per denunciare le discriminazioni ai danni di chi ha il suo problema. E tanto altro (quest’anno i ragazzi di quinta sono stati divisi in squadre e vincerà chi entro maggio avrà creato la “start up” più affermata).
 Il criterio è insomma stimolare il meglio che si ha in sé. Al prof. Manni piacerebbe che tutte le scuole di Lecce si aprissero di pomeriggio per consentire ai ragazzi dai 6 ai 19 anni di coltivare le proprie passioni, e senza i professori. Per allontanarli dal nulla. Per toglierli dalle strade. “Cosa c’è di più bello di un 17enne che insegna chitarra a un compagno più piccolo?”. E non solo le scuole di Lecce. E se dovesse vincere il milione di dollari (accidenti) del premio, medita di realizzare il sogno “non si è mai troppo giovani per musica, sport, scienza, lingue”. Cose bellissime, par di sentire una voce dal fondo del corridoio, ma chi porta a termine i programmi, e i soldi, e i tagli eccetera eccetera? Dobbiamo deciderci tra la voce dal fondo del corridoio e le voci che ci dicono, sì, va bene, ma facciamola finita con lo “sconfittismo”, col “perditismo”, col “non si può”. Siate folli, siate affamati: vero prof. Manni?