La grande spia sempre su di te

Sabato 27 dicembre 2014 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Attenti a non mettere le dita nel naso. Se qualcuno al mondo ritiene ancòra che non sia educazione, meno che mai deve scaccolarsi al mondo d’oggi. Perché la parola d’ordine è “Copriti, il nemico ti riprende”. Ormai viviamo in città infarcite di telecamere, ficcano il naso (appunto) dappertutto, tranne quelle che, dovendo evitare furti o rapine, non funzionano mai. Ma non solo telecamere. Il Grande Fratello che tutto controlla è diventato il Grande Pettegolo che tutto spiffera.
 TELEFONINO VIGLIACCO Vai a un convegno, incontri uno che conosce tua moglie. Siccome muore dalla voglia di farlo sapere immediatamente alla tua medesima moglie, ti spara una foto col telefonino e la manda alla signora. Alla quale tornato a casa tu dici che hai incontrato un suo amico, lei ti risponde, sì lo so. Inutile immaginare effetti collaterali della pratica, non sempre si incontra un amico.
 Lei si mette un abito per la festa, ha bisogno di sapere come sta. Foto e risposta immediata: sarebbe meglio una borsa bianca. Alla festa, altra foto, vedi come si è combinata la moglie del farmacista. E la comara del presidente, si è di nuovo vestita dal tappezziere? Tac, e la comara è servita. Entri in un negozio e non sai decidere. Prima si chiedeva consiglio alla commessa, stavi mezzora davanti allo specchio, il proprietario ti diceva, sembra una gonna fatta apposta per lei. Ora consulto via WhatsApp e risposta in tempo reale, buttagliela in faccia, ti ingrossa come un tacchino.
 In campo si fa di tutto, una partita di calcio non è un ricevimento di gentlemen. Si sputacchia, ci si scrolla i cosiddetti. Ora ci sono telecamere implacabili, una per ciascun calciatore. E quando l’allenatore deve parlare col suo vice, si mette la mano alla bocca perché ora ci sono i laureati in labiale, quelli che dalle labbra riescono a capire se dici che l’arbitro è cornuto o che il centrocampista deve andare a lavare le bottiglie. E anche gli ultras, se fanno “buu” al senegalese dell’altra squadra, sùbito beccati anche se la Federazione dice che non è razzismo ma tifo.
 Ma non è tutto così innocente. I prossimi padroni del mondo non saranno gli Obama o i Putin, ma quelli che controlleranno i “Big Data”, immani cervelloni con miliardi di miliardi di informazioni. E non solo la traccia delle carte di credito per farti pagare le tasse o la chiave elettronica del cancello per sapere dove abiti o il solito telefonino per sapere dove stai (e con chi fai ciù ciù, capito a me?). Mettiamo i musei. Sensori controllano il tempo medio di sosta dei visitatori davanti a un quadro o a una scultura. Se è troppo basso, quel quadro o quella scultura finiranno dritti dritti in una sala di serie B. E se invece saranno di alto gradimento, se ne faranno più cataloghi da vendere.
 RIPRESI PASSO PASSO E così, se la mettiamo sul business, al supermercato. Sensori che non solo conteggiano ciò che viene acquistato di più (per questo bastano il magazziniere o il ragioniere), ma studiano il tuo volto per capire perché qualcosa non viene acquistato: costa troppo o fa schifo? Ce ne sono capaci di immortalare quante volte ti muovi dalla scrivania in ufficio, e quanto tempo stai alla macchinetta del caffè. Ma i sindacati si incazzano, è violazione della privacy. Però perlomeno alla ditta della macchinetta serve a capire se deve ridurre la dose per farti andare una volta di più.
 C’è stata in questi giorni una polemica sul cosiddetto “diritto all’oblio”, cioè se i grandi gestori planetari possono conservare tutte le mail da noi inviate o i nostri post sui social network (Facebook, Twitter). Sono tracce in eterno. Attraverso le quali non solo studiano i tuoi gusti, le tue tendenze politiche, i tuoi interessi, i tuoi tic, dove te la fai la sera per poterti, chissà, assoggettare o ricattare. Ma ti studiano come potenziale consumatore per capire a quale pubblicità sei più sensibile. Già ora se hai 80 anni non ti propongono i Plasmon prima infanzia, ma domani saprebbero se hai l’ipertensione e devi andare a decaffeinato. Anzi sapere tanto come sei e come la pensi da importi un prodotto, quindi schiavizzarti.
 In questi giorni potranno dirti che alla tale festa di Capodanno, mercoledì prossimo, tu saresti fra gli ospiti d’onore. Telecamere e sensori avranno capito che sei di quelli tanto vanitosi che al matrimonio vorrebbero fare la sposa, al battesimo il bambino, ai funerali il morto. Figurati alla festa di Capodanno: ci vai come un pollo.