Yogurt e orto tutto in casa

Sabato 3 gennaio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Chi non ha mai riciclato, lanci la prima pietra. Dite la verità: hai riciclato regali tu Colino, tu Maria Grazia, tu Peppino, tu Carmela. Quest’anno un italiano su tre. Ma siccome non si sa mai come le combinano, queste statistiche, sono sicuramente di più. E si fa sùbito il calcolo non tanto dicendo che è un pezzente a quello che ti ha mandato il pacco con la carta tutta spiegazzata, ma calcolando quante penne e bottiglie di spumante hai piazzato tu. E’ una partita di giro nazionale, per questo c’è la crisi: gira e gira, la penna o lo spumante sono sempre quelli.
 ECONOMIA DI GUERRA Ci sono anche le carogne antiriciclo, metti quelli che ti mandano un cestino con cellophane sigillato: e se il biglietto di accompagnamento lo ha ficcato dentro, non farò la figura che sappiamo tutti come definire? O quelli della agenda personalizzata, ti stampano tanto di nome dorato, a chi la vado a rifilare? Può capitare il riciclo di ritorno, vederti per errore arrivare trionfalmente un tuo precedente riciclo, non l’avrà fatto apposta? Diffidare delle buste argentate e figlie di nessuno, chissà da quanti passaggi sono passate. E se il tappo della Gran Riserva si accascia triste triste invece di esplodere, quella bottiglia ha perlomeno fatto la guerra. E’ un saldo di riciclo.
 Ma non è detto che ogni riciclo venga per nuocere. Specie da quando l’economia della cinghia stretta ci ha fatto cambiare abitudini. Adesso anche le aziende cominciano a fare le tirchie, capirà, non possiamo prima mettere i dipendenti in solidarietà e poi mandare l’orologio d’oro all’onorevole. E se prima era caviale (che fa pure schifo), oggi al massimo funghi sott’olio della Murgia (buonissimi). Ma se non lo chiami riciclo, lo chiami riuso. Anzi più ti riusano qualcosa, più dovresti apprezzare l’intento, mi riusa perché non vuole sprecare.
 Così finisce che il regalo sia retrocesso a biglietto d’auguri. Anzi siccome il biglietto d’auguri bisogna scriverlo, francobollo, spedire, meglio un messaggino, si può fare cumulativo e inoltrarlo. Tanto i sociologi non diranno che sei una scorza, ma che stiamo passando dall’avere all’essere, dall’oggetto al pensiero. Uno ha scritto: “La politica della comunicazione nel social ha sviluppato risorse che giacevano inespresse”. Accidenti. Un altro ha sentenziato che è “l’ora del changing”. Un altro ancòra ha parlato di “nuove regole quotidiane fra empatia e sostenibilità”, che non si capisce niente ma deve essere importante: alle volte, senza saperlo, facciamo l’empatia.
 ABITI USATI Quindi “packaging sostenibili”, che significa basta con certe confezioni da mutuo quinquennale solo per la scatola. Quindi “piattaforme per la condivisione di cibo”: se si svuota il frigo, suonare a quella di fronte, hai un po’ di pomodorini da prestare? Quindi anche l’orto condiviso, tutti sulla terrazza, io le zucchine, tu la mentuccia. Quindi iniziative per distribuire pane e dolci invenduti (dette Pasto Buono), ma se il pane è vecchio non lo dai neanche alle galline. Quindi dalle scale a piedi (anche se hai la sciatica) al surf urbano sui mezzi pubblici, che vorrà dire prendere il bus. Quindi la scelta di riparare anziché sostituire, tanto i soldi per comprare la nuova lavastoviglie non ci sono comunque.
 Insomma, se non lo abbiamo capito, un filo invisibile ci lega tutti: siamo Morti di Fame Associati. Interconnessi non solo da Internet, ma anche dalla borsa della spesa. Bisogna “sentire” gli altri al bar, al mercato, alla Asl: sentire più col cuore che con le orecchie (non con la bile collettiva). Racconta una panettiera, hanno fra i 30 e i 40 anni, di buon livello culturale, vengono da me per imparare. Ecco così la rosetta di produzione proprio propria: mi raccomando la croce sulla massa, benedizione anti-gastrite. E vuoi mettere lo yogurt fatto in cucina? E le marmellate di pere selvatiche? (chissà perché poi selvatiche). Salami, culatelli e mozzarelle casalinghi, altro che cucina casalinga al ristorante cinque stelle. E il negozio un tempo esclusivo ti dà buoni spesa al supermercato se gli porti abiti usati.
 E’ la nuova frontiera dell’autosostentamento. Più che il menu a chilometro zero, è il menu a conto corrente sotto zero. Avanzano i servizi nati dal basso. Costituire un’alternativa allo Stato-balia. Più che una nuova filosofia di vita, è una nuova filosofia di sopravvivenza. Quante se ne devono dire per non dire che siamo tutti, pardon, con le pezze al culo.