Nell’Aspromonte della tragedia greca < Il prezzo della carne> di Mimmo Cangemi

Domenica 11 gennaio 2015 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Non sapeva campare. Può bastare questa frase, che dice tutto e niente, per morire in terra di ‘ndrangheta. Quella Calabria profonda dove è sceso tanto in basso “Il prezzo della carne”. Titolo appunto dell’ultimo romanzo di Mimmo Gangemi (Rubbettino ed., pag. 266, euro 16), che dell’organizzazione criminale più potente del mondo conosce tutto. Ne conosce soprattutto quella mentalità, quella psicologia, quegli sguardi, quel modo di parlare e soprattutto di non parlare, quell’intrico di gerarchie che la fa ancòra impenetrabile per quanti la vorrebbero capire e combattere come se fosse un’altra storia.
 E’ il pregio maggiore del libro, anzi il più impressionante oltre che il più rivelatore. Del resto Gangemi, ingegnere prestato alla letteratura e al giornalismo, è di Santa Cristina d’Aspromonte, cuore di quei disgraziati recessi nei quali il tempo si è fermato. E nei quali bisogna saper molto campare. Perché in caso contrario non resta che andarsene con l’emorragia dell’emigrazione, se hai fatto in tempo a salvarti dall’emorragia della vita. Quei luoghi nei quali, quando spari rompono l’aria, piedi frettolosi schizzano via, porte si chiudono, mamme spingono dentro i figli, passanti invertono la rotta, saracinesche si abbassano. E il cielo torna tranquillo come se niente fosse.
 E’ l’epilogo di una trama che parte da una piccola banda di giovani che vogliono fare strada nella malavita anche per rifarsi di un passato familiare di stenti. Ma che hanno troppa fretta laddove nulla si deve muovere senza che chi deve sapere sappia e consenta. Una fretta che pesta i piedi dove non dovrebbe. E soprattutto disturba gli uomini di rispetto, quelli che non vogliono troppo chiasso attorno anche per non attirare l’attenzione su se stessi, per non richiamare le mosche. Quelli che non accettano scorciatoie, che non tollerano benedizioni se non le loro, tanto meno se non si ha rispetto per loro. E ai quali chi vuole protezione si rivolge, non ai carabinieri che allargano le braccia, né hanno mezzi né possono inventarseli. Bisogna saper campare, no?
 Di qui sviluppi concatenati come nei migliori gialli o nei migliori polizieschi, una perfetta sceneggiatura da film che si risolva solo all’ultima pagina o all’ultima sequenza. Tra colpi di scena e una continua serrata tensione. Ma né di giallo né di poliziesco si tratta, quanto di un perfetto e cupo quadro d’ambiente. Cupo e disperante. Quello nel quale i boss sono diventati boss tanto con la violenza che non perdona, tanto col silenzio che non si rompe, tanto con la loro legge che si impone. A cominciare dal silenzio di gente ripiegata su se stessa non essendoci chi spezzi né la rete dell’omertà né la rete della sottomissione. Nell’assenza colpevole dello Stato. E con la sconfitta di tutti, nel generale medioevo sociale ed economico.
 Gangemi lo descrive non solo facendo ricorso ai riti dell’onore, ai legami del familismo, ai lacci della tradizione che tutto soffocano. Ma lo descrive come un ordine naturale delle cose che sembra avallato anche da una natura arcigna e aspra. E’ quell’Aspromonte fino a poco fa scenario inaccessibile e selvaggio non solo per i più clamorosi rapimenti della cronaca. Non solo prigione per gli altri ma prigione per se stessi. E ventre primordiale di una società pastorale che fra grotte, rocce, anfratti e pane e formaggio conserva i segreti di gran parte della storia criminale ancòra recente. E conserva il segreto della crescita di un potere che ha oscurato anche mafia e camorra. E che si è imposto poi nella più ricca Italia. La quale, più che subirla o venirne a patti, più spesso la ‘ndrangheta dai moderni colletti bianchi l’ha ricercata per i reciproci affari.
 E’ vero, un coro da tragedia greca sembra accompagnare il racconto di Gangemi. Il cui ulteriore pregio è un linguaggio che non solo riprende il dialetto del posto ed espressioni ataviche più tristemente incisive di intere pagine. Ma anche un proprio moderno linguaggio per immagini che narra dritto sulla pelle del lettore. Tutto comincia quando uno squillo di telefono fa salire il brivido in un mondo buio e sanguinario che non solo il Sud vorrebbe sparisse per sempre.