Terrorismo è anche farci tornare indietro

Venerdì 16 gennaio 2015 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Eh, ma sa, voi occidentali, con questa libertà di costumi. La guida egiziana a Luxor moraleggiava soprattutto sulle donne, aggiungendo di avere la moglie a casa con quattro figli e magari un onore difeso dalla invisibilità. Pochi mesi dopo le loro elezioni furono vinte dai Fratelli Musulmani, cancellati poi da un colpo di Stato del presidente Al Sisi. Lo stesso che nei giorni scorsi ha invitato l’Islam a una rivoluzione interna. Per liberarsi dal radicalismo assassino. Per spazzare quella totalizzante interpretazione del Corano grazie alla quale uomini usano il nome del profeta per massacrare altri uomini. Ma può esserci una fede che istiga ad ammazzare la gente?
 E’ la parabola di ciò che sta avvenendo dopo il terrorismo di Parigi. E spia di un intrico dalle troppe verità per non averne troppa confusione. Anzitutto la pretesa di una religione non solo di essere teocrazia, potere politico senza distinzione fra Cesare e Dio. Ma di imporla anche a chi non vi si riconosce. Con lo scontro più feroce all’interno degli stessi Paesi islamici. Cominciato 1600 anni fa sull’eredità di Maometto. E ora sfociato nelle carneficine in Iraq, Nigeria, Libia, Siria per non parlare appunto dell’Egitto.
 Sono Paesi di 1,6 miliardi di fedeli ad Allah. Ma in gran parte anche Paesi le cui risorse naturali non sono nelle loro mani. Riproponendo i veleni di un colonialismo che, uscito dalla porta, è rientrato dalla finestra. Con la spesso improvvida “polizia internazionale” dell’Occidente che scarica bombe molto più sanguinose del terrorismo. E Paesi le cui guerre interne spesso dimenticate catapultano verso di noi una migrazione biblica che nessuno potrà fermare. Neanche i tardivi accordi coi loro governi per impedire che i barconi partano. Neanche la cooperazione internazionale. Carne triste disposta a rischiare la morte per conquistare la vita. E che una storia millenaria fatta anche di migrazioni ha sempre visto.
 Guerre intestine, colonialismo, povertà aggravata dalla crisi economica: ecco la cecità dell’Occidente. Ecco il detonatore nelle periferie delle nostre metropoli. Con l’Islam estremo che da un lato colpisce per rancore, dall’altro cerca in Europa le medaglie del più feroce da far valere al proprio interno. E una speranza diventata purtroppo illusione: il multiculturalismo, l’integrazione di culture e costumi diversi nel rispetto delle leggi locali uguali per tutti. Col “diverso” che non si rinserri in isole blindate senza rispetto di queste leggi e Muri che non creano dialogo ma ostilità.
 Come abbiamo reagito davanti a questo detonatore che non senza ragione Oriana Fallaci definiva odio bello e buono? Con un senso di colpa (parzialmente giustificato da bombe sbagliate). Con la mollezza di chi crede troppo poco in se stesso per non essere schiavo degli altri. Rinunciando a noi e aprendo varchi a loro. Ecco perché l’attacco proprio a Parigi. Non solo per un giornale satirico tanto propenso a fare il giornalaccio quanto col diritto di farlo. Ma perché patria di quella Rivoluzione che ha dato all’Occidente valori fondanti come libertà, fraternità, eguaglianza. E patria di quell’Illuminismo che ha separato laicità e fede: l’opposto appunto delle teocrazie, il dominio delle religioni. Molto più, insomma, di mitra contro matite.
 E’ una concezione della vita e della religione propria non solo di papa Francesco. Ma anche di quel papa Ratzinger paradossalmente preso di mira da “Charlie Hebdo” molto più di Maometto o di chi lo usa come arma di sterminio di massa. Fu nel famoso e poco compreso discorso di Ratisbona che Benedetto XVI disse che non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. Discorso che gli costò l’accusa di blasfemia verso l’Islam. Lui aveva capito tutto.
 Secondo ragione l’Europa deve agire anche ora che si mette in discussione il trattato di Schengen. La stessa Francia e la Spagna anzitutto. Trattato che sancisce la conquista della libera circolazione non solo delle merci ma anche delle persone. Conquista di civiltà. Puoi rivedere tutte le Schengen che vuoi (a parte che l’Italia, come primo Paese d’arrivo, si dovrebbe tenere tutti quelli che sbarcano sulle sue coste). Ma attraverso la Schengen di Internet le idee continueranno a perforare i residui muri. Come continuerà a superare ogni filo spinato anche l’indottrinamento islamico per le psicologie più vulnerabili. Perché il nemico principale è nato in casa e non passa da Schengen, ha colore diverso di pelle ma stessa nazionalità di chi è colpito nel nome di troppo pretestuose rivalse.
 Mano tesa ma un nodoso bastone nell’altra, suggeriva il filosofo. Sacrificare una libertà come quella di circolazione sarebbe tornare indietro come il terrore vuole. Per farci sentire fuori casa in casa nostra. Per farci diventare come loro. Tutto ciò che lascia indifferenti i Salvini alla caccia di una vittoria impaurita di voti anche se è una sconfitta di tutti.